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Casa della Carità
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Il Servizio Civile alla Casa della carità

7 settembre 2018

Pubblicato il bando 2018. Le domande vanno presentate entro il 28 settembre. Giulia racconta la sua esperienza alla Fondazione


C'è tempo fino alle 23.59 di venerdì 28 settembre (alle 18 per la consegna a mano) di per presentare la domanda di partecipazione al bando per il Servizio Civile 2018.  Anche la Casa della carità, che partecipa al progetto "La città che vorrei" di Caritas Ambrosiana, è tra gli enti dove i giovani tra i 18 e i 28 anni possono svolgere un anno di volontariato.  

Chi fosse interessato a svolgere il Servizio Civile in Casa della carità, può contattare Fiorenzo De Molli ([email protected]) per chiedere tutte le informazioni necessarie oppure per venire direttamente a visitare la nostra sede in via Francesco Brambilla 10 a Milano. Per saperne di più, vi proponiamo il racconto di Giulia, che sta terminando il suo anno di volontariato presso la nostra Fondazione.

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Giulia ha 25 anni e dopo la laurea magistrale in Diritti dell’Uomo ed Etica della Cooperazione Internazionale, era in cerca di un’esperienza che le permettesse di mettere in pratica quanto studiato all’università. L’occasione è arrivata con l’apertura del bando per il servizio civile nazionale. “Conoscevo già la Casa della carità, che avevo frequentato quando ho scritto la mia tesi di laurea triennale in Scienze dell’Educazione. Mi è rimasta in mente come un posto interessante e stimolante per la varietà di cose che si fanno, una casa con dentro il mondo. Così, quando ho deciso di fare servizio civile e ho visto che era possibile farlo alla Casa, non ho avuto dubbi e ho presentato la domanda”, racconta Giulia. 

In questo anno, Giulia ha affiancato gli operatori della Fondazione in diversi settori: dall’accoglienza donne all’area emergenze abitative, da So-Stare al centro d’ascolto. “All’interno di ogni area ho incontrato tantissime persone con storie molto diverse, con cui si sono attivati scambi e relazioni altrove impensabili”, dice ancora. E quando le si chiede di descrivere la sua esperienza in via Brambilla afferma: “La Casa della carità è un posto di frontiera, un luogo bello, solare e movimentato, dove ci sono tantissime cose da fare e ogni giorno si impara un pezzetto di lavoro in più, reinventandosi continuamente. Potrei paragonare la Casa a un porto, dove transitano un sacco di persone di ogni età e provenienza, che arrivano con il loro carico, si fermano un certo tempo per sostare, e poi ripartono portando con sé qualcos’altro”.
 

 
Giulia insieme a un ospite di SoStare in occasione di Carnevale
 

Difficile ripensare a un solo episodio significativo, “perché - dice - sono tante le cose che qui ti colpiscono". Ma un momento che le piace più degli altri c'è: "Quello del turno serale all’accoglienza donne, quando le ospiti tornano da scuola o dal lavoro e passano in ufficio anche semplicemente per fare due chiacchiere. In quel momento c’è tutto il calore di una casa, c’è familiarità, che è un altro aspetto che apprezzo molto qui che ritorna, per esempio, nelle gite e nelle uscite che vengono organizzate insieme agli ospiti", spiega. 

"Allo stesso modo mi piace lo stile di lavoro degli operatori, che accompagnano gli ospiti a 360 gradi, in modo pensato ma sempre con molta leggerezza, che aiuta ad affrontare situazioni e storie a volte complicate, e che fa sì che ogni giorno entri alla Casa con il sorriso”.
 Un altro aspetto che Giulia apprezza della Casa è l'approccio di lavoro basato sull'attenzione ai diritti, sia per quel che riguarda la promozione dei diritti individuali delle persone aiutate dalla Fondazione, sia per le campagne culturali e politiche che vengono portate avanti.

Secondo la 25enne, la Casa è un luogo accogliente non solo per gli ospiti, ma anche per gli operatori. "Una cosa che qui si sente ripetere spesso, ma che credo che sia molto vera, è che sono gli ospiti che ti fanno sentire accolto. Per esempio, sentirsi dire “bentornata, ti aspettavamo!” al rientro dalle vacanze è stato davvero bello. Ed è anche speciale la capacita degli operatori, volontari e ospiti di riuscire ad accompagnare una figura nuova, che sia una ragazza in servizio civile o un nuovo educatore, facendoti sentire fin da subito parte dell'équipe", racconta ancora.

Se c’è un consiglio che Giulia vuole dare a chi ha in mente un percorso di servizio civile alla Casa è quello di non farsi intimorire dai primi momenti, che possono essere un po’ spaesanti: “La Casa è grande e ci sono tante cose da fare, ma buttandosi dentro e mettendosi in gioco piano piano si trova la propria dimensione. Quest’anno di servizio civile alla Casa della carità è stato per me un’esperienza umana molto arricchente e di grande valore professionale. Mi porto a casa tanto”, conclude.
 

 
 

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