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Casa della Carità
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Un altro naufragio al largo della Libia: 45 morti

Casa della carità chiede di fermare l'ecatombe in mare: aprire vie legali di ingresso in Europa ed evacuare i centri di detenzione libici

L'OIM, Organizzazione internazionale per le migrazioni, e l' UNHCR, Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, hanno confermato oggi il «naufragio di maggiori proporzioni registrato al largo della costa libica quest'anno». 

Almeno 45, infatti, le persone morte il 17 agosto al largo della Libia. Tra loro, cinque minori. Causa del naufragio l'esplosione del motore dell'imbarcazione su cui stavano viaggiando. Un'altra quarantina di persone presente a bordo è stata soccorsa e riportata nei centri di detenzione in Libia.

Da tempo la Fondazione Casa della carità, insieme ad altre realtà del privato sociale e a organizzazioni umanitarie a cominciare dal Centro Astalli, denuncia una situazione insostenibile e oltre ogni principio di dignità. 

Da tempo chiediamo di utilizzare risorse per aprire vie legali e quote di ingresso nei paesi dell'Unione Europea. Da tempo sosteniamo l'evacuazione dei migranti forzati dalla Libia come soluzione per interrompere le partenze delle imbarcazioni che spesso naufragano mietendo vittime.

Per questo, ancora una volta e con ancora più forza, pretendiamo un impegno da parte del Governo italiano e delle istituzioni europee a interrompere l'ecatombe di essere umani che hanno come unica "colpa" quella di voler fuggire da guerra e povertà.

 
 
 

Il presidente della fondazione

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