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Immigrazione: che le riforme auspicate non restino nel cassetto

Modifica dei decreti sicurezza, nuova legge sull'immigrazione e riforma della cittadinanza sono sempre più urgenti

25 settembre 2020

Negli ultimi giorni il tema dell'immigrazione è nuovamente al centro dell'agenda politica.

A livello europeo, la proposta di un nuovo patto per le migrazioni presentato martedì dalla Commissione ha deluso le aspettative di quanti speravano che, finalmente, venisse attivato un vero meccanismo di responsabilità comune tra i Paesi dell'Unione per una gestione del fenomeno migratorio più solidale e rispettosa dei diritti umani, con il superamento del Regolamento di Dublino. Non solo questo non subirà modifiche sostanziali, ma il nuovo patto dimostra che si preferisce continuare a puntare su politiche securitarie, che vedono i migranti come un problema da respingere e non come persone da accogliere e includere nella società europea.

A livello nazionale, si è invece tornato a parlare della modifica dei Decreti Sicurezza. La bozza circolata in questi giorni fa ben sperare e l'auspicio è che la revisione annunciata a gran voce in queste ore non venga rimessa nel cassetto, ma che sia approvata al più presto, per restituire diritti e dignità ai migranti e vera sicurezza per tutti.

La revisione dei decreti deve però essere solo il primo passo verso un ripensamento globale delle politiche migratorie del nostro Paese, che dovrebbero puntare sulla riaperura di canali d'ingresso legale e sulla regolarizzazione su base individuale, come chiediamo da tre anni con la proposta di legge di iniziativa popolare di Ero Straniero, che attende di essere approvata dalla I Commissione Affari Costituzionali della Camera.

Un altro tema che deve tornare al centro del dibattito, con fatti concreti e non solo a parole, è quello della riforma della legge sulla cittadinanza. Condividiamo, infatti, l'amarezza di molti italiani e italiane senza cittadinanza che devono compiere un iter lungo e complesso e attendere tempi burocratici infiniti per essere considerati a pieno titolo cittadini del nostro Paese, mentre per alcuni privilegiati, come emerso dalla cronaca di queste settimane, si trovano delle facili scorciatoie. Una riforma della cittadinanza - che sappia riconoscere il desiderio di partecipazione alla vita civile del Paese e un grande senso di appartenenza all'Italia da parte di milioni di ragazze e ragazzi nati o cresciuti qui da genitori stranieri - è sempre più urgente.

 
 

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