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Dopo la pandemia, un welfare che includa i più fragili

Una lettera aperta firmata dal nostro presidente don Virginio Colmegna con Silvia Landra, Francesco Maisto, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano, Gianni Tognoni, segretario del tribunale permanente dei popoli, Maurizio Bonati, capo del dipartimento Salute Pubblica dell'Istituto Mario Negri

19 aprile 2020

Quale welfare dopo la quarantena?
Quali previsioni per la comunità milanese?
Quali provvedimenti verranno messi in atto?
Cosa sarà richiesto ai cittadini milanesi?

Sono queste alcune delle domande che molti cittadini si pongono, in particolare quelli che credono che dopo il “tutti a casa”, i bisogni di welfare saranno aumentati perché non sarà un semplice ritorno a “come prima”.

La condizione di quarantena ha modificato profondamente le abitudini quotidiane di tutti, anche di coloro che vivevano con restrizioni o limitazioni già prima della pandemia, come i ricoverati nelle lungodegenze o nelle case di riposo, i disabili, i detenuti, i senza dimora.

L’uscita di casa per molti non sarà liberatoria, ma aggraverà la situazione in particolare per quelle famiglie che già vivevano sotto la soglia di povertà, per chi aveva un lavoro precario o era addirittura disoccupato, per chi era in lista di attesa per accedere da tempo ad un servizio psicosociale, per chi era in attesa di uscire dal carcere. Saranno tempi ancora più duri per quelle fragilità molto prossime alla violazione dei diritti fondamentali a causa di disattenzione o limitata assistenza, ubiquitarie, ma che si evidenziano maggiormente nelle realtà metropolitane.

Siamo cittadini coinvolti, con le nostre diverse competenze, in esperienze nell’area sociale e sanitaria delle popolazioni marginali, quelle che anche nella realtà della pandemia non trovano attenzione, anche a Milano, uno degli snodi esemplari sia a livello nazionale che internazionale. Siamo anche cittadini appassionati della città che viviamo e convinti che Milano abbia tutta la forza di essere ora un motore per altri, un esempio di ripresa al quale guardare con attenzione.

Nella rigorosa osservanza delle nostre clausure, viviamo nella speranza - obbligatoriamente disincantata per le tante domande senza risposta - che questo tempo di “stare chiusi in casa” non si prolunghi troppo: soprattutto per la consapevolezza che la tenuta individuale e sociale, in questa situazione surreale (ancor più difficile in uno scenario scoraggiante di informazioni parziali, contraddittorie, non trasparenti), è a rischio di produrre danni gravi, per i singoli e la collettività.

Ci piace immaginare Milano come il luogo di sperimentazione di strategie ben pianificate e controllabili, che anticipino e documentino la possibilità di una ripresa progressiva di una vita nella quale il rispetto dei diritti fondamentali torni ad essere compatibile e prioritario rispetto a misure mirate, nell’incertezza, esclusivamente ad obiettivi di sicurezza.

Le popolazioni fragili alle quali ci riferiamo sono:
- i minori, moltissimi dei quali vivono anche in condizioni familiari non favorevoli, esposti ad uno spettro di rischi futuri e prossimi;
- gli anziani, soli, con problemi importanti clinici e non sempre autosufficienti, assistiti senza continuità o sistematicità;
- i pazienti psichiatrici, di tutte le età e gravità, con storie recenti, passate o non conosciute di sofferenza, che necessitano di strategie di presa in carico molto diversificate;
- i disabili con la complessità dei bisogni assistenziali;
- i senza dimora con la necessità di ridisegnarsi le mappe della sopravvivenza;
- le famiglie in attesa di sfratto, quelle in povertà, quelle dei conflitti e delle violenze domestiche.

Come pensa Milano di andare incontro, sostenere, accompagnare questi cittadini alla loro uscita di casa? Come prima?

Il lavoro che Milano dovrà affrontare per recuperare il disavanzo economico determinato dalla pandemia sarà gravoso, ma proprio per questo (anche per questo) il rischio che le disuguaglianze all’interno della comunità aumentino è molto probabile, ma non accettabile.

Sarebbe quindi importante che l’Amministrazione di Milano si caratterizzasse con un segnale forte e lungimirante per una ripresa rispettosa dei diritti proporzionali e mirati ai bisogni dei cittadini. Sappiamo molto bene quanto la garanzia dei diritti dipenda dalla capacità di fornire risposte differenziate, commisurate ai bisogni e non omologate.

Esprimiamo il desiderio e l’auspicio che la città di Milano renda visibile e praticabile una politica ed una cultura che interpretano l’universalità dei diritti in modo da renderli obbligatoriamente attribuibili soprattutto a coloro che più sono esposti al rischio di esclusione, che i servizi siano più integrati e di prossimità, che attraverso le relazioni, le compatibilità e soprattutto la reciprocità, si colga l’occasione per veder nascere una comunità rinnovata e più consapevole.

Siamo convinti che la reintroduzione della priorità del punto di vista dei diritti fondamentali come criterio decisionale centrale da parte di una amministrazione che ne è la garante, sarebbe un segnale significativo di come dovrebbe essere un ritorno alla normalità: un cammino chiaro, concreto e simbolico, di ritorno alla inviolabilità di politiche di welfare sostanziale, la cui distruzione progressiva negli ultimi decenni ha trasformato le persone concrete e le loro fragilità in una variabile dipendente da modelli economici come una delle componenti di fondo della gravità e del costo enorme di vite di questa pandemia. Crediamo fortemente nella responsabilità pubblica e nella promozione di una cittadinanza responsabile che non delega ma si coinvolge in prima persona.

Per questo riteniamo che non sia solo attraverso raccolte straordinarie di fondi o misure eccezionali di intervento che si promuova una ripresa, ma attraverso il ripensamento di scelte politiche che entrino nell’ordinarietà con la capacità di favorire un rinnovato atteggiamento di attenzione e cura nei confronti dei diritti fondamentali di tutti. A questo possono contribuire molti cittadini testimoni indipendenti e volontari attivi nella comunità milanese che potrebbero essere chiamati ad esprimersi.

don Virginio Colmegna, Presidente della Fondazione Casa della Carità
Silvia Landra, Fondazione Casa della Carità
Francesco Maisto, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Comune di Milano
Gianni Tognoni, Segretario Generale del Tribunale Permanente dei Popoli
Maurizio Bonati, Responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica, Istituto Mario Negri Milano

 
 

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