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Ricostruiamo un welfare a misura di persone e territori

La Casa della carità con il suo presidente don Virginio Colmegna aderisce all'appello della società civile

18 aprile 2020

Come società civile sentiamo il dovere di intervenire perché i corpi intermedi che costituiscono il capitale sociale italiano siano al più presto coinvolti in un grande lavoro di caring, di presa in carico delle famiglie e dei lavoratori colpiti dalla crisi.

Viviamo uno sconvolgimento degli stili di vita democratici senza precedenti, uno shock che chiede visione per affrontare non solo l’uscita da esso, ma anche e soprattutto ricostruzione dei legami sociali e il rilancio di una migliore economia a misura d’uomo*, un’economia civile** che abbia a cuore la centralità della persona, dei territori e un’attenzione costante all'ambiente e alla crisi climatica.

I rischi di una mancanza di visione sono già intellegibili: da un lato lo sfaldamento dell’Europa non-unita, che ricorrendo e rincorrendo pratiche insostenibili di austerity consentirà alle forze populiste di cogliere l’occasione dell’emergenza sanitaria per avanzare e dettare le proprie regole contro i legami solidali degli uomini e delle donne del mondo e la loro libertà; dall’altro il rischio che la criminalità organizzata aggredisca diverse aree del nostro Paese, soprattutto dove essa è già collocata come corpo intermedio antagonista allo Stato, rispondendo per prima ai bisogni improvvisi ed urgenti di coloro che già prima dell’arrivo del Covid-19 vivevano una condizione di pre-crisi, di precarietà economica e sociale, e che oggi sono immediatamente caduti nel ricatto dell’usura.

Uno stesso rischio con due facce: l’Europa che rischia di tardare a dare riposte comunitarie alle crisi nazionali dei paesi colpiti dal Coronavirus, l’Italia che con i suoi aiuti sociali innestati nell’apparato burocratico esistente rischia di perdere la competizione con le reti della criminalità organizzata.

Chiediamo come società civile italiana di essere coinvolti nel presidio e nella rinascita dei tessuti sociali stravolti.

Al Governo si chiede di essere da subito interlocutori ai tavoli dove si discute la Fase 2, si chiede che i corpi intermedi del sociale abbiano voce per il loro sapere sociale e le loro pratiche di prossimità necessarie a qualsiasi ipotesi di ripresa.

Chiediamo al Governo di riconoscere un ruolo ai presìdi locali del nostro Capitale Sociale attivando in tutti i Comuni percorsi personalizzati, familiari e territoriali, percorsi in cui il Terzo Settore venga coinvolto nella progettazione sociale territoriale attraverso piani strategici territoriali e misure personalizzate.

La crisi si annuncia tale che non basterà la semplice distribuzione di beni materiali affidata al Terzo Settore, occorrerà parlare di riconversione e ricostruzione delle nostre economie globali e locali. Riprendiamo oggi il cammino di quel dialogo proficuo tra laici e cattolici che ha portato alla vera e indiscussa riforma del nostro Stato Sociale, l’Istituzione del Servizio sanitario Nazionale, la Legge 833 del 1978. Un servizio che quel Legislatore aveva centrato nel rapporto tra salute e territorio e la cui lenta e colpevole implosione è stata smascherata dalla attuale emergenza in cui il rapporto tra salute e territorio è tornato ad essere centrato sul paradigma centralizzato dell’ospedale, trascurando le cure domiciliari e i presidi territoriali di presa in carico.

Oggi viviamo una nuova occasione per far ripartire quel dialogo. È una nuova occasione perché l’Italia ricorra al suo senso di comunità nazionale, correggendo a livello nazionale la disuguaglianza dei regionalismi, e facendo affidamento all’architrave della sua sussidiarietà, la vicinanza del Terzo Settore ai bisogni delle persone e dei territori.

Nella Fase 2, e fin da ora, ci aspettiamo di essere convocati per il bene dell’Italia a collaborare con le politiche pubbliche ed avere così la possibilità di presentare proposte operative.


Firmatari
Angelo Righetti, Fondatore della Rete di Economia Sociale Internazionale; Giulio Santagata, Rete di Economia Sociale Internazionale; Angelo Moretti, Presidente Rete Economia Sociale Internazionale e Presidente Consorzio Sale della Terra; Alberta Basaglia e Maria Grazia Giannichedda, Fondazione Franco e Franca Basaglia; Andrea Morniroli, Forum delle Disuguaglianze e delle Diversità; Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione con il Sud e Presidente Impresa Sociale con i Bambini; Don Francesco Soddu, Direttore Caritas Italiana; Don Virginio Colmegna, Presidente Fondazione Casa della Carità; Ermete Realacci, Presidente Fondazione Symbola; Franco Rotelli, Psichiatra già Presidente Commissione Sanità del Consiglio Regionale Friuli Venezia; Giulia Giovanna Del Giudice, Presidente Conferenza Salute Mentale Franco Basaglia; Gisella Trincas, Presidente UNASAM; Leonardo Becchetti, Cofondatore NEXT Nuova Economia per Tutti; Luciano Carrino, Presidente Kip School International; Luigino Bruni e Elena Granata, Scuola di Economia Civile; Maria Grazia Guida, Presidente Reti della Carità; Matteo Truffelli, Presidente Azione Cattolica Italiana; Riccardo Bonacina, Fondatore e Coordinatore editoriale di Vita Non Profit; Roberto Rossini, Presidente ACLI; Rosanna Mazzìa, Presidente Associazione Borghi Autentici di Italia; Salvatore Cacciolla, Presidente BioAS, Associazione Nazionale di Bioagricoltura Sociale; Sindaci della Rete dei Piccoli Comuni del Welcome; Stefano Ciafani, Presidente Legambiente Onlus; Simmaco Perrillo, Presidente Consorzio Nuova Cucina Organizzata (NCO); Elena De Filippo, Presidente Cooperativa Sociale Dedalus; Don Nicola De Blasio, Direttore Caritas Diocesana di Benevento; Leandro Limoccia, Presidente Collegamento Campano Contro le Camorre; Alessandro Sirolli, Presidente 180Amici L’Aquila.


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*V. il Manifesto di Symbola per una Economia a Misura d’Uomo
**V. Appello della Scuola di Economia Civile “È tempo di una nuova responsabilità di Impresa”

 
 

Il presidente della fondazione

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