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Casa della Carità
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Cittadini responsabili: i volontari alla Casa della carità

Un racconto a puntate, per conoscere le centinaia di persone la cui presenza è fondamento stesso della Casa

9 agosto 2017

Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, li definisce “cittadini responsabili” e a loro piace così, sentirsi responsabilmente coinvolti nel quotidiano lavoro di aiuto, cura e sostegno che la Casa porta avanti con tante persone. E, in questo modo, sentirsi parte attiva della vita della città, dando il proprio contributo.

Sono i nostri volontari: 116 persone di ogni età, 73 donne e 43 uomini. Molti sono già in pensione, alcuni ancora lavorano, tanti sono studenti. Tutti hanno scelto di dedicare parte del loro tempo libero alla Casa, occupandosi delle docce o del guardaroba, dando una mano in Biblioteca o raccogliendo ogni mattina le storie delle persone che si rivolgono al Centro d’ascolto. C'è poi chi segue gli ospiti nel corso d'italiano e chi trascorre alcune sere in via Brambilla, cenando insieme ai ragazzi che rincasano tardi dal lavoro. Dove c’è bisogno di qualcuno che dia una mano, lì ci sono loro. Ma dal momento che, per la Fondazione, accoglienza e cultura fanno da sempre parte di un unico percorso, il loro non è solo un aiuto "pratico": è anche un prezioso contributo in termini di riflessione, stimolati dalle attività che svolgono ogni giorno.

Come spiega don Virginio: "Quello dei volontari non è un semplice supporto alle attività della Fondazione. La loro è una presenza strutturale, fondamento di una realtà complessa e articolata come Casa della carità, fatta di ospitalità, condivisione, progetti, momenti di riflessione, percorsi formativi. L'Associazione Volontari partecipa in tutto e per tutto alla vita della Casa, accompagnandone le storie, i volti, le scelte culturali e spirituali, le politiche che desideriamo portare avanti".

Senza di loro, la nostra Casa sarebbe un po’ meno casa. Per ringraziarli della loro presenza, e far conoscere un'attività che, a volte, rimane un po' nell'ombra, vogliamo provare a raccontarveli, attraverso un diario che raccoglie alcune delle loro voci.

 

 

Liliana, Michela, Marta e Angiolina: le custodi del guardaroba

Residente in quartiere, Liliana per anni ha lavorato in un colorificio in piazza Loreto tra pennelli e barattoli di vernice. Nel guardaroba della Casa, dove da anni fa la volontaria, non ci sono pennelli, ma i colori non mancano: decine e decine di vestiti perfettamente divisi per taglia e per funzione. Qui le camicie, là i pantaloni; qui le gonne e le t-shirt, là le magliette e l’intimo, che non ce n’è mai a sufficienza.

Dietro il bancone le signore in bianco. In un caldo pomeriggio di agosto, insieme a Liliana c'è Michela: "Sono già 13 anni che ci conosciamo?". "Eh sì, io sono qui da quando ha aperto la Casa e tu sei arrivata poco dopo", ricordano. Se oggi sono più di 10 le volontarie e i volontari che gestiscono il guardaroba, fino a due anni fa erano in quattro. Oltre a Liliana e Michela, c'erano Marta e Angiolina.

Angiolina, all’apparenza burbera come solo certe nonne di un tempo sanno essere, ma in realtà “affettuosa e sensibile” come assicurano le colleghe del guardaroba, in Casa della carità ci è arrivata nei primi giorni di apertura, conquistandosi sul campo la tessera (virtuale) di prima volontaria della Fondazione. Arrivata alla tenera età di 92 anni, nel 2016 Angiolina ha deciso di andare "in pensione". Fino a quel giorno, però, è sempre stata presente con il suo camice bianco al guardaroba della Casa.

 
 

Il guardaroba è uno dei servizi di prima accoglienza che, insieme alle docce, la Fondazione garantisce a tutti. Al martedì e giovedì mattina il guardaroba è a disposizione degli ospiti e di chiunque abbia necessità. Il martedì, giovedì e venerdì pomeriggio, invece, il servizio è "integrato" con le docce, i cui utenti hanno così a disposizione un cambio d'abiti.

"Non ci si annoia mai, anche se a volte il nostro compito è faticoso, perché ci occupiamo anche di smistare le donazioni di abiti che la Casa riceve e del continuo riordino degli scaffali e del magazzino", commenta Liliana.

 
 
 
Foto di Marco Garofalo

"Quando ci sono le docce l'attività è molto frenetica, perché non vogliamo far attendere nessuno. Quando vengono gli ospiti o gli altri utenti è più tranquillo, così qualcuno si ferma a chiacchierare con noi", raccontano.

Il 2016 è stato un anno di novità. Oltre all'integrazione con il servizio docce, infatti, nei primi mesi dell’anno il guardaroba ha subito un totale rinnovamento del suo look. "Con le idee, i suggerimenti, il tanto lavoro di ogni volontaria, si è cercato di renderlo più ordinato, più pratico, più piacevole come ambiente, sia per le persone che vi lavorano sia agli sguardi di chiunque entrasse in questo locale. È stato un lavoro davvero impegnativo ma ha dato i suoi risultati”, commentano.

 
 
 

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