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Avvento 2017: attendere e testimoniare la pace

Il messaggio di don Virginio Colmegna per l’avvio del tempo liturgico che precede il Natale

Inizia il periodo di avvento, giorni di attesa e di preparazione per condividere la gioia del Natale, evento di pace e di speranza perché un bimbo ci è donato  che è Gesù, il salvatore. È un Natale, quello che attendiamo, che si fa storia, che porta su di sé la storia che viviamo e per questo è un evento da vivere con tutta l’umanità. Prepararsi anche qui in casa della carità, vuol dire custodire i sentimenti di attesa e vivere in profondità l’attesa della pace, custodendo tenerezza e stupore. I sentimenti  veri e autentici oggi rischiano di essere devastati e corrotti da tanti delitti di violenza, da una vicenda umana travolta da ingiustizie e chiusure.

La buona notizia del Vangelo è quasi coperta dalle tante cattive notizie che si fanno cronaca quotidiana. Noi vogliamo vivere questo periodo di avvento custodendo desideri puri e giusti, avvertendo l’urgenza della speranza per il cammino dell’umanità che qui è rappresentata dai tanti volti e storie di chi e’ ospitato o ascoltato. Per questo per attendere bisogna condividere il cammino dei poveri, dei tanti che portano su di sé il dolore del mondo, i tanti innocenti. Abbiamo bisogno di curare i sentimenti. Mi sovviene una poesia di Alda Merini: “io non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze.... Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole".

Allora in avvento custodiamo questa attesa di pace, che ci chiede di testimoniare e di vivere quello stile di vita e di pensiero non violento, attivamente non violento. Non basta dichiararlo, ma dobbiamo renderlo segno di speranza concreta che ha bisogno di essere narrato vivendo con i poveri, accogliendo la nostra povertà, camminando con coloro che hanno su di sé, portano nella loro carne il peso della solitudine, della sofferenza.

Ecco perché vorrei indicare un percorso personale e comunitario perché  questi giorni di avvento siano davvero giorni nei quali condividere i sentimenti di attesa e di pace attendendo Gesù. Partiamo dall’incontro di Maria con Elisabetta, due donne che attendono un figlio. Il Vangelo di Luca ci dice che Giovanni danzò nel grembo di Elisabetta. Ecco perché abbiamo come figura-testimone Giovanni battista che indica. Oltre ad essere il precursore, Giovanni è anche il preparatore : prepara cioè all’incontro pieno con il mistero dell’incarnazione del verbo in Gesù, Colui che ridà la vista ai ciechi, l’udito ai sordi e la parola ai muti, colui che fa camminare gli zoppi, sana i lebbrosi, risuscita i morti, porta una buona notizia ai poveri. In sostanza, il Battista prepara a un ordine nuovo del mondo e lo fa giocandosi in prima persona, arrivando a pagare con la propria vita. Egli vive con radicalità e coerenza; richiama con forza ciascuno a vivere nella giustizia, ad abbandonare l’ipocrisia religiosa, a riscattare chi è oppresso, a condividere con chi non ha.

Giovanni battista è una figura presente oltre i confini cristiani. Per il mondo islamico Giovanni sarebbe Yachjà ibn Zakari’ja(Giovanni figlio di Zaccaria), cioè uno dei profeti precedenti  a  Maometto: un uomo  pio di grande levatura morale e spirituale, fedele ad Allah, al pari di Gesù e degli altri profeti biblici. Abbiamo alcune citazioni nel Corano, soprattutto nella sura 19 (la sura di Maria), in cui vagamente è ripreso il racconto del Vangelo di Luca della nascita di Giovanni. Ecco perché, sollecitati anche da custodire i sentimenti di pace chiediamo a tutti di vivere ogni giorno un momento di silenzio, di preghiera. Vorremmo anche invitando tutte le persone di tante confessioni a condividere un momento di richiamo alla pace. Ricordo che nella tradizione islamica Giovanni è ricordato come colui che piange, con il dono profetico di chiamare i credenti all’adorazione. Per noi significa vivere nel dialogo più profondo sempre scoprendo che il signore semina già nella storia che viviamo i germi e le tracce della sua presenza. Mettiamoci a vivere questo periodo con la scoperta che i sentimenti più veri sono quelli che entrano nel cuore.

Buon avvento.Don Virginio

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