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Il dialogo per rendere protagonisti i cittadini

3 gennaio 2016

Una riflessione di don Colmegna per i buoni propositi del nuovo anno in tema di periferie, accoglienza, lotta alla povertà

In tempi segnati da importanti cambiamenti sociali, si guarda a Milano come modello, perché la città ha saputo mediare tra la spinta a proiettarsi verso il nuovo e la capacità di non dimenticare chi ha bisogno. Milano, tuttavia, vede ancora irrisolti molti suoi problemi. Penso alle condizioni di vita nelle periferie. Il tema, finalmente, è ai primi posti dell’agenda politica, come dimostra il recente piano della giunta “FareMilano”: un progetto che valuto positivamente e che, mi auguro, non sia un’azione “spot”, perché le nostre periferie necessitano di interventi continui e investimenti massicci, anche in termini di comunicazione, per favorire la partecipazione popolare, senza la quale nessun progetto può andare a buon fine.

Per questo, volendo stilare una lista dei buoni propositi del 2017, al primo posto metto il dialogo con i cittadini, l’impegno a renderli protagonisti del loro futuro, evitando di imporre dall’alto soluzioni incomprensibili e quindi inadeguate.

Se in alcune zone della città si guarda al domani con occhi nuovi, in altre prevale la sfiducia, perché per troppo tempo molti bisogni sono stati trascurati: la grave carenza di alloggi popolari e l’insufficienza di servizi, dal trasporto all’istruzione, dai centri di aggregazione sociale e culturale, alla sanità, la sottovalutazione di aspetti come la cura dell’estetica urbanistica e dell’ambiente hanno moltiplicato malessere e conflittualità sociale.

Ed ecco il secondo proposito: non far finta che questi sentimenti non esistano, ma affrontarli abbandonando quella ferocia del linguaggio utile solo a chi vuol lasciare le cose come stanno, dando invece risposte tangibili a chi per anni si è sentito emarginato. Andranno coinvolti gli attori della società civile, ma la regia delle azioni e il controllo dei risultati dovranno rimanere nelle mani della pubblica amministrazione, che dovrà “metterci la faccia”, informando costantemente su quanto fatto e quanto resta da fare, dal momento che alcuni interventi potranno essere completati in tempi brevi, ma per altri servirà tempo. In questo processo un ruolo chiave potrà giocarlo la cultura che, se davvero diffusa e popolare (la Prima della Scala diffusa è un esempio positivo), può diventare motore di cambiamento.

Non si potrà poi prescindere dall’avvio di una politica seria e concreta contro povertà e disagio sociale, incanalando l’enorme vitalità che la città dimostra nelle emergenze in percorsi di fuoriuscita dalla povertà. Milano, io credo, può fare da apripista, ad esempio sul tema del reddito minimo, di autonomia, di inclusione sociale: chiamatelo come volete, ma facciamolo già nel 2017! Questo è per me il terzo buon proposito.

In ultimo, auspico un cambio delle attuali leggi sull’immigrazione, che generano irregolarità, sfiducia e insicurezza. Inutile nasconderlo, i criminali attentati che hanno colpito persone innocenti hanno moltiplicato le preoccupazioni verso i migranti, su cui soffiano i signori della paura . Solo una buona politica, che sappia accogliere chi chiede ospitalità e sappia dare certezze ai tutti i cittadini, può rispondere loro con chiarezza. Sono consapevole che questa partita si gioca su altri livelli, ma come ho detto in altre occasioni, anche in questo caso auspico che Milano faccia da traino. L’esperienza milanese insegna che le città hanno un ruolo centrale, perché su di esse ricadono le conseguenze delle politiche di accoglienza e perché Milano ha dimostrato nei fatti che accoglienza e sicurezza possono convivere.


Articolo pubblicato su La Repubblica Milano del 2 gennaio 2017

 
 

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