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Il cuscino di Ion

Il nostro operatore Fiorenzo racconta di un regalo inaspettato, ricevuto da un senza dimora, accolto al Centro d'ascolto della Casa

8 luglio 2019

Prendere fra le mani un libro per un attimo, sfogliarlo velocemente per riconsegnarlo come una reliquia al senza dimora che me lo ha dato. È stata un'emozione incredibile che ho vissuto l'altro giorno.

È una calda mattina di luglio, sono al Centro d'ascolto della Casa della carità, quando entra un uomo sulla sessantina, provato, più che sciupato, dalla vita. Si siede, ci salutiamo, ci presentiamo e mi aspetto come solito che inizi a parlare di sé. Con Adrian (nome di fantasia come gli altri due nomi che utilizzerò) non è così. Inizia confidandomi “Sono qui perché mi ha detto la Polizia di venire alla Casa della carità a chiedere un posto per dormire, ma prima ti devo raccontare una storia triste”.

Il racconto di Adrian è fluente:  “La settimana scorsa come al solito dormivo nei giardinetti di fianco alla Stazione Centrale. Eravamo in tre; io ho scelto un posto che mi andava bene e i miei due amici hanno trovato la posizione ideale a qualche metro da me. Notte tranquilla... siamo abituati. Al mattino mi sveglio, guardo i due che dormono ancora e li chiamo. Marius alza la testa, Ion invece continua a dormire. Guardo Marius, mi fa un cenno di intesa e lo tocca per svegliarlo. Marius si blocca perché Ion non si sveglia, è rigido”. È un attimo, in cui sembra che tutto il mondo si fermi: Ion se ne è andato in silenzio, in punta di piedi. Ion è morto nel sonno con un braccio disteso sopra la testa. 

Adrian continua a raccontare: “Arriva subito la Polizia, il 118 e anche tanti giornalisti che creano confusione, chiedono e fanno fotografie, ma io non sento niente”. Adrian mi dice che da qualche metro di lontananza continua a guardare l'amico ancora a terra. E mentre mi dice questo, Adrian me lo presenta Ion: "Aveva 69 anni. Sai – mi dice - era un uomo acculturato, intelligente, saggio. Un anziano che sapeva tanto della vita, ma il grande caldo fa morire gli anziani e quella notte si è preso Ion”.

Adrian si ferma un attimo come se vedesse ancora il corpo inerme di Ion e poi riprende: “Per lui che adesso è morto, ho preso degli impegni. Vedi, se non dici ai familiari che Ion è morto, rimani in debito con lui. Per fortuna ho trovato la sorella che è più vecchia di lui, ha 80 anni. È rimasta solo lei, ma almeno sa". Adrian è un fiume in piena: “Poi come fai a lasciare un amico senza una cerimonia religiosa? Vedi io sono cattolico e lui era ortodosso, e abbiamo fatto una veglia pregando per Ion”.

A questo punto, apre lo zainetto e prende un libro. Lo tiene fra le mani, mi guarda e con velata commozione mi confida: “La sera prima, Ion si deve essere addormentato con questo libro sotto la testa. Un poliziotto l'ha preso e me l'ha regalato, forse come ricordo”. Adrian mi dà l'ultimo cuscino di Ion, il libro. Lo prendo, lo guardo, mi soffermo sulla copertina e leggo “La via di Gesù”, di Jorge Bergoglio.
È un attimo di grande commozione. Lo sfoglio lievemente, in silenzio e poi riconsegno “la reliquia” ad Adrian che lo ripone con delicatezza nel tabernacolo che è il suo zainetto vissuto.

Solo a questo punto, Adrian inizia a raccontarmi dei suoi 23 anni in Italia, della “sua” storia  che negli ultimi 10 anni ha visto un declino inesorabile che lo ha portato da una dignitosa vita di lavoro ad abitare la strada dove ha conosciuto Ion.

Al termine del colloquio, si alza e si avvia alla porta dell'ufficio: io ho avuto un regalo inaspettato. Mi ha fatto conoscere Ion, uomo acculturato, il gesto del Poliziotto che con un gesto bellissimo ha legato Adrian e Ion tramite il libro, ho toccato l'ultimo guanciale di Ion, il libro su Gesù. E ho conosciuto Adrian, un uomo, anzi un Uomo che ora porterà per sempre il “libro reliquia” nel suo zainetto vissuto. 

Fiorenzo De Molli, responsabile ospitalità e accoglienza della Casa della carità




 

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