Storie

Lia, uno spirito libero nel quartiere Molise Calvairate

Lia vive al Molise Calvairate dal 1980. Anche se è molto critica sulle condizioni del quartiere, da qui non se ne andrebbe mai. L’abbiamo conosciuta a Proviamociassieme, il centro diurno promosso qui dalla Casa della Carità da oltre 20 anni

Al Molise Calvairate Lia ci vive dal 1980 e da allora non si è più mossa: «Ho assistito tutti gli anziani del vicinato, per loro sono stata come una figlia. Erano veramente dei milanesi, come si dice, “col coeur in man”».

E ora che anziana è anche lei, anche se non dimostra affatto i suoi 86 anni, e non può più dedicarsi alla sua grande passione – viaggiare – è un’assidua frequentatrice del Proviamociassieme, il centro diurno promosso nel quartiere dalla Casa della Carità: «Adesso che non posso più viaggiare, ho bisogno di fare qualcosa che mi fa sentire viva».

Tra chi frequenta il centro Lia è tra le più critiche sulle condizioni di questo storico quartiere popolare. Eppure, dice «Non lo cambierei».

Lia arrivata a Milano nel 1970, quando aveva 30 anni: «Avevo preso la patente e con mio fratello, a bordo della nostra 500, siamo venuti da Aversa, in provincia di Caserta, per trovare dei parenti che si erano trasferiti qui al tempo di guerra».

Lia lavorava come sarta, mentre il fratello era ragioniere, ma i guadagni non erano molti in Campania e così i cugini propongono loro di restare in città: «Abbiamo chiamato nostro padre e gli abbiamo detto che saremmo rimasti a Milano. Io dopo due giorni ero in fabbrica a lavorare; mio fratello ci ha messo un po’ di più, ma alla fine ha trovato pure lui un posto come ragioniere. Mio padre si è messo sul treno per venire a prenderci, ma ormai noi avevamo deciso di restare».

Trovato il lavoro, già allora c’era il problema dell’abitazione: «Una zia voleva tenerci a casa con lei, ma aveva una casa molto piccola. E allora ci siamo messi alla ricerca di un appartamento. Abbiamo trovato 2 locali senza servizi al Ticinese e per molti anni abbiamo vissuto li. Era un bellissimo quartiere, c’era la vita. Anche se la mattina mi dovevo svegliare alle 5 per andare in fabbrica, la sera uscivo sempre per locali fino alle 11 o a mezzanotte».

Negli anni Lia è stata impegnata anche in politica, nei movimenti operai, partecipando alle occupazioni di edifici sfitti, in particolare della zona sud della città: «Proponevamo tante attività per il quartiere, avevamo fondato un giornalino, facevamo feste, ma anche tante manifestazioni. Quante volte sono scappata dalla polizia…».

La sua vita, dice, è stata piena e gioiosa: «Ne ho viste di tutti i colori. Ho anche viaggiato per mezzo mondo, da sola o insieme a quello che è stato il mio compagno per 43 anni. Per due volte ho fatto le carte e organizzato tutto per sposarmi, ma io sono uno spirito libero e quando ho capito che il matrimonio mi avrebbe tenuta ferma, mi sono tirata indietro».

Quando stiamo per salutarla, si affacciano alla porta del centro due operatori del Teatro Officina che per domenica 27 settembre stanno organizzando la giornata conclusiva di “Casamondo”, il primo festival delle case popolari. Le ricordano che alle 21, proprio nel suo cortile, ci sarà uno spettacolo teatrale. E Lia non si fa sfuggire l’occasione: «Se venite prima vi preparo una bella spaghettata».

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