Da oltre 20 anni la Casa è presente al Molise Calvairate con il centro diurno Proviamociassieme. Chi lo frequenta ci racconta pregi e difetti di questo storico quartiere popolare
Da oltre 20 anni, nel quartiere popolare del Molise Calvairate, alla periferia sud est di Milano, la Casa della Carità è presente con Proviamociassieme, un centro diurno dedicato a persone con fragilità psichiche, ma aperto a chiunque abbia bisogno o desiderio di stare in compagnia.
Il centro è frequentato da una sessantina di persone, di cui 20 presenti in modo stabile. Per la maggior parte sono persone italiane, ma ci sono anche persone straniere di diverse nazionalità; sono uomini e donne di età molto eterogenee, da chi ha poco più di 30 anni agli over 80. Tra loro ci sono abitanti storici del quartiere, arrivati anche 50 anni fa, e chi invece ci si è trasferito da poco; c’è anche chi non vive in zona, ma raggiunge il Molise Calvairate proprio per frequentare Proviamociassieme.
Insieme alle operatrici Elena Vittadini e Claudia Messore, abbiamo incontrato questo bel gruppo, per farci raccontare come si vive nel quartiere, quali sono i suoi pregi e i suoi difetti e l’impatto che Proviamociassieme ha avuto nelle loro vite.
Tante criticità…
Le prime testimonianze che raccogliamo restituiscono un sentimento diffuso tra molti degli storici residenti, che leggono i cambiamenti intervenuti nel quartiere e l’aumento delle criticità anche in relazione all’arrivo di nuove comunità straniere.
È il punto di vista di persone come Rosetta e Lia, che vivono da decenni nei caseggiati popolari di Molise Calvairate, costruiti negli anni ‘30 per offrire alloggio alle famiglie operaie. Nel corso del tempo, questi edifici, lasciati spesso all’abbandono dal punto di vista della manutenzione, hanno attraversato un importante cambiamento demografico e sociale. Oggi il quartiere presenta una forte frammentazione della popolazione: accanto a un’elevata concentrazione di anziani italiani, spesso rimasti soli, c’è una significativa presenza di residenti stranieri e di persone sole segnate da fragilità economiche, sociali e psichiche.
I coniugi Rosetta e Franco abitano al Molise Calvairate dal 1979 e sono assidui frequentatori del centro. Rosetta ci viene da vent’anni, è stata protagonista dei famosi film realizzati da Proviamociassieme e ha trascinato qui anche il marito. In tanti anni, il quartiere l’ha visto cambiare, a suo parere non in meglio: «Succedono tante cose che non mi piacciono, soprattutto di notte non c’è più pace; c’è sempre baccano, litigi. Ci sono le strutture, ma non c’è sicurezza».
Una percezione simile emerge dalle parole di Lia, che abita in quartiere da quasi 50 anni e concorda con la visione di Rosetta: «Prima era diverso, come in altri quartieri; adesso però subiamo gli eventi e il cambiamento dell’utenza delle case popolari. Un tempo eravamo tutti italiani, inizialmente c’erano tanti milanesi. Poi sono arrivate persone straniere e, secondo me con loro sono aumentati il degrado e la delinquenza. In alcuni caseggiati, l’Aler ha attivato una vigilanza armata, soprattutto dove mancano i portinai».
Mimma non abita al Molise Calvairate, ma da tre anni sta in viale Umbria, non molto distante, e la sua esperienza è diversa: «Qui c’è più umanità, nel mio quartiere non mi guardano nemmeno in faccia e anche la mia cagnolina dà fastidio alle persone». E racconta anche un episodio di solidarietà vissuta: «Un giorno ero per strada e due ragazzi, stranieri, continuavamo a chiamarmi. Lì per lì ho avuto paura e ho accelerato il passo, ma volevano solo avvisarmi che avevo lo zaino aperto».
D’altro canto, sottolinea Mimma, rispetto al suo quartiere qui c’è più sporcizia nelle strade e ci sono i topi.
Quello dei topi presenti nei cortili dei caseggiati popolari è un problema sentito da molti e balzato agli onori della cronaca cittadina grazie alle proteste dei residenti, che hanno spinto Aler a mettere in moto alcuni interventi: «Sono arrivati da quando hanno iniziato a scavare per fare i lavori all’ex Macello», dice Lia. «Ma è anche colpa di chi butta il cibo dai balconi», le fa eco Lorenzo.
Antonio, altro frequentatore storico del Proviamociassieme, esprime invece solidarietà nei confronti dei roditori: «La natura è stata svegliata e loro adesso vogliono vivere in mezzo a noi», dice ridendo.
Sabrina sottolinea un problema comune a quasi tutte le zone della città: «La vergognosa mancanza di una piscina pubblica. Quando ero piccola e stavo in viale Umbria c’era la nostra piscina di via Botta, che adesso è diventata i “Bagni misteriosi” ed è costosissima. Così, quando noi vogliamo andare in piscina, non sappiamo dove andare».
«Io sono un’artista e credo che in questa zona manchi uno spazio per l’arte, un laboratorio creativo, perché noi abbiamo tanta ricchezza, che deve poter avere uno spazio dove esprimersi. Mi candido a essere il direttore e maestro», conclude tra il serio e il faceto Michele, che rivendica di essere stato uno dei primissimi ospiti di Proviamociassieme.
… ma anche lati positivi
Come detto i problemi del quartiere sono molti, ma non mancano i lati positivi, tanto che, tutte le persone intervistate dicono che da qui non se vorrebbero andare.
La presenza di tanti servizi è, a giudizio di tutti, il punto forte della zona. L’elenco comprende supermercati, negozi e il mercato rionale; la nuova Casa di Comunità, dove sono concentrati servizi sociali e sanitari, e la Biblioteca rionale che hanno ristrutturato negli ultimi anni. «Un buon punto di riferimento», dice l’operatrice Elena, che la frequentava anche da ragazza.
E non mancano gli spazi verdi come il Parco Alessandrini o piazza Martini. «Nel parco Alessandrini – dice Franco – ci sono anche gli orti comunali. Io ci vado due volte al giorno. Al di là di quello che raccolgo, è un bello spazio di aggregazione, frequentato da più di 60 persone. Spesso facciamo festicciole o grigliate. Peccato per la cascina che c’è nel parco, dove andavamo anche con Proviamociassieme. Il comune l’ha data a Sogemi; dovevano farci un ristorante, ma non hanno fatto nessun lavoro e adesso è trascurata».
Tra le note positive, anche se non perfette, ci sono le tante linee di tram o autobus, che in poche fermate collegano anche alla metropolitana. «Anche se – lamenta Silvia, che non abita in quartiere, ma arriva da porta Romana per frequentare il centro – non sono molto frequenti. Perché dove abito io, che è una zona abbastanza centrale, i mezzi passano frequentemente e qui ogni 20 minuti? I residenti delle periferie pagano lo stesso biglietto di chi sta in centro…».
La forte presenza dell’associazionismo è un altro elemento degno di nota secondo le operatrici Elena e Claudia: «Ci sono davvero tante persone che si attivano e sono presenti molte realtà, diverse biblioteche gestite dai comitati inquilini, la fondazione Luisa Berardi, dove tutti i giorni i bambini possono fare attività, e ci capita spesso di collaborare con loro».
Proviamociassieme: una luce per il quartiere
In questo contesto, Proviamociassieme è una presenza importante, dove si fa esperienza di quotidianità condivisa: operatrici e operatori si prestano per dare supporto per piccoli servizi burocratici anche per chi non frequenta il centro, come capire una bolletta o prenotare una visita medica. Da qualche mese è attiva anche una “libreria di cortile” dedicata ai bambini, che due volte a settimana, oltre ai libri possono trovare giocattoli e una merenda offerta da chi frequenta il centro: «È molto frequentata, e i bambini vengono volentieri ed è bello chiacchierare con loro».
Ma soprattutto al Proviamociassieme si organizzano pranzi e merende, si sperimentano lo yoga e il teatro, si fanno corsi di cucito e di uncinetto; momenti semplici, ma pieni di senso per chi, magari, vive in solitudine o ha delle fragilità.
Come Antonio, tra le colonne del centro, che racconta: «Da quando vengo qua la mia vita è cambiata. Posso mettere in gioco la mia esperienza e la mia conoscenza». E sottolinea una caratteristica importante di questo luogo: «Da quando è nato il Proviamociassieme si è ampliato ed è migliorato grazie all’impegno di tutti noi, non è che dall’esterno è venuto qualcuno; è proprio grazie alla presenza e alla voglia di fare di tutti quanti, non solo degli operatori, ma soprattutto dell’utenza. Ognuno dà quello che può, quello che vuole, quello che riesce».
Fabiana invece è una new entry, ma anche per lei Proviamociassieme è uno spazio prezioso: «Lo frequento dall’anno scorso e da quando sono qui mi sono aperta tantissimo e faccio tante cose».
Per Oleya, Proviamociassieme è una luce per il Molise Calvairate: «Tutti noi abbiamo tante energie da trasformare in qualcosa di bello e giusto, ma per farlo ci vogliono strumenti pratici, come quelli che abbiamo qui, come l’uncinetto, il teatro, yoga. Sono attività che impegnano la mente e permettono di esprimersi in modo creativo, canalizzando l’energia in qualcosa di utile. Proviamociassieme per me è una luce nel quartiere, un luogo sicuro dove venire, socializzare e fare qualcosa di positivo. Penso che centri come questo dovrebbero esistere anche per i bambini che vivono in situazioni di disagio; sarebbe un vettore diverso che può contribuire a cambiare il loro destino».
Sabrina infine porta anche lo sguardo di chi nel quartiere ci lavora, occupandosi di domiciliarità: «Ho lavorato anche in altri quartieri, e devo dire che la presenza del Proviamociassieme per me e per il mio modo di lavorare e per le persone con le quali collaboro rappresenta proprio un’isola di positività, dove si può arrivare a un certo punto quando ce la si sente, quando si riesce a stare con gli altri e si trova veramente un ambiente accogliente, quindi è una risorsa preziosissima».