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Non sono le immagini di Ceuta a essere inaccettabili

Ursula von der Leyen ha definito “inaccettabili” le immagini arrivate da Ceuta. Ciò che è davvero inaccettabile è che le persone siano costrette a mettere a rischio la propria vita per inseguire la speranza di un futuro migliore. Un commento della Casa su quanto sta accadendo a Ceuta

Quello che sta accadendo a Ceuta, dove in poche ore decine di migliaia di persone hanno attraversato a nuoto la frontiera tra Marocco e Spagna, rappresenta una sfida enorme per le autorità chiamate a gestirla, ma è, prima di tutto, una grave crisi umanitaria

Non conosciamo ancora con certezza le cause di quanto sta accadendo a Ceuta. Quello che sembra delinearsi, però, è uno scenario già osservato in quest’area in passato (2014 e 2021) e in altri luoghi (accordi con la Libia e la Turchia) e cioè che le persone migranti vengono utilizzate come strumento di pressione politica o sfruttate dalle reti di trafficanti.

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito “inaccettabili” le immagini arrivate da Ceuta. Ma ciò che è davvero inaccettabile è che uomini, donne e bambini siano costretti a mettere a rischio la propria vita per inseguire la speranza di un futuro migliore.

Lo vediamo oggi a Ceuta, ma è una realtà che si ripete ogni giorno nel Mediterraneo, dove migliaia di persone affrontano traversate su imbarcazioni di fortuna, e lungo la rotta balcanica, dove altrettante sono costrette a percorsi segnati da violenze, respingimenti e privazioni.

La coalizione al governo in Italia ha subito strumentalizzato la situazione. Ma una politica responsabile dovrebbe invece interrogarsi su come governare i flussi migratori con umanità, legalità e lungimiranza. Lo diciamo da anni: le migrazioni non sono un’emergenza temporanea, ma un fenomeno strutturale del nostro tempo, alimentato da guerre, disuguaglianze, instabilità politica, crisi economiche e cambiamenti climatici. Pensare di fermarle semplicemente alzando muri o militarizzando i confini significa ignorarne le cause profonde.

L’Italia e l’Europa hanno dimostrato di avere la capacità di organizzare risposte solidali quando esiste la volontà politica. È successo nel 2022, quando in pochi mesi più di 5 milioni di persone sono fuggite dall’Ucraina verso i paesi europei. Lo dimostra anche la storia della presenza albanese in Italia dove, negli anni ’90 e 2000, centinaia di migliaia di cittadini albanesi si sono stabiliti nel nostro Paese e, nel corso dei decenni, si sono integrati profondamente nella società italiana, contribuendo alla vita economica, sociale e culturale del Paese.

Queste persone oggi fanno parte delle nostre comunità. Questo dimostra che “accogliere, proteggere, promuovere e integrare” le persone migranti è possibile.

Vogliamo quindi riprendere quanto detto da Papa Leone nella sua Enciclica Magnifica Humanitas e cioè che la condizione dei migranti rappresenta oggi un vero e proprio banco di prova per la giustizia sociale.

Di fronte al fenomeno migratorio, il Papa ci invita a fermarci davanti all’essere umano concreto, con la sua storia, le sue ferite e le sue possibilità, perché questo costringe a vedere le guerre che preferiremmo ignorare, le disuguaglianze che il nostro modello economico produce e le responsabilità che spesso non vogliamo riconoscere.

Ci ricordano che siamo parte di un unico mondo e che di fronte all’umanità dell’altro non esistono confini


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