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Carcere, bisogna avere visto

Anche la Casa ha partecipato all’iniziativa “Bisogna avere visto”, promossa dall’Alleanza per l’articolo 27, che il 14 luglio 2026 ha portato rappresentanti della società civile, delle istituzioni locali e del mondo della cultura in 36 istituti di pena in Italia

Martedì 14 luglio, una delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione ha visitato la Casa Circondariale “Francesco de Cataldo” a Milano (meglio conosciuto come carcere di San Vittore) nell’ambito della mobilitazione nazionale che ha coinvolto 35 istituti penitenziari in 30 città d’Italia. Anche la Casa della Carità ha partecipato.

L’articolo 27 della Costituzione stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere al reinserimento sociale della persona. Visitare gli istituti penitenziari significa verificare concretamente quanto questi principi trovino effettiva applicazione nella vita quotidiana delle persone detenute e di chi lavora negli istituti.

Alla visita a San Vittore hanno partecipato la scrittrice Daria Bignardi, la consigliera regionale Paola Bocci, i consiglieri comunali e membri della sottocommissione carceri Alessandro Giungi e Daniele Nahum, il responsabile carcere di Caritas Andrea Molteni, la presidente di Antigone Lombardia Valeria Verdolini, il giornalista Paolo Foschini e l’operatore della Casa Fiorenzo de Molli.

Commenta Fiorenzo: «Per la Casa della Carità, che da sempre entra nelle carceri milanesi con operatrici e operatori, è stato importante esserci oggi per far sentire ancora una volta la nostra prossimità alle persone detenute, e in particolare a quello che vivono nei reparti a più alta sofferenza, ma anche al personale della polizia penitenziaria a cui queste persone sono affidate e che, vediamo, è messo a dura prova. Quello che ci stupisce è che gli agenti sono sempre più giovani e quindi ci interroghiamo su cosa significhi anche per loro reggere una sofferenza così grossa, come quella che attraversa oggi il carcere».

La visita

La delegazione ha incontrato la vicedirettrice Mariantonietta Tucci, l’area educativa, il personale di polizia penitenziaria, l’area sanitaria, gli operatori e ha potuto visitare diversi reparti, tra cui il CAR – Celle ad Alto Rischio, dove vivono persone a rischio suicidario, il centro clinico e il reparto femminile.

Dalla visita è emerso un quadro caratterizzato da fortissimo sovraffollamento, un numero consistente di ingressi giornalieri e una popolazione detenuta con molteplici fragilità.

In particolare, la delegazione ha riscontrato:

  • 1.173 presenti, di cui 84 donne a fronte di una capienza di 740 posti
  • 710 detenuti sono stranieri
  • 235 hanno meno di 24 anni.
  • 677 sono tossicodipentdenti
  • 154 hanno diagnosi psichiatriche maggiori


Rispetto alla polizia penitenziaria, sono presenti 565 persone rispetto alle 655 previste dalla pianta organica. Carenze simili si registrano anche nell’area sanitaria che lamenta solo 4 medici fissi, tra i 24 presenti.

Nonostante il miglioramento delle condizioni igieniche, la struttura rimane vetusta e alcuni reparti risultano problematici, con un grosso problema di surriscaldamento soprattutto degli ultimi piani. In più celle è presente il terzo letto.

Sono pochi i reparti a trattamento avanzato – sezioni detentive speciali in cui il percorso di riabilitazione del detenuto è fortemente incentrato sul lavoro, sullo studio e sulla responsabilizzazione, riducendo al minimo il tempo trascorso passivamente in cella – e più di metà delle persone sono in regime ordinario di chiusura.

Negli ultimi mesi si sono registrati un suicidio, una morte per cause da accertare, 214 danneggiamenti, 23 incendi dolosi.

Particolare attenzione desta l’altissimo turnover è la condizione sanitaria e terapeutica, soprattutto per l’area medica, psichiatrica e dipendenze, che ha aggiunto complessità ad una casa circondariale già caratterizzata da grosse fragilità.

Al termine della visita, la delegazione ritiene prioritario chiedere una riduzione dei numeri in violazione della Torreggiani e ragionare su possibili soluzioni per l’uscita delle persone fragili legate anche al domicilio idoneo e alla presa in carico dei servizi territoriali.

Clicca sulle immagini per leggere i comunicati relativi alle visite negli altri due istituti di pena milanesi: il carcere di Opera e il carcere di Bollate

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