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Giornata contro la violenza sulle donne: perché il 25 novembre e come agire ogni giorno

Perché si celebra il 25 novembre? Scopri la storia della giornata contro la violenza sulle donne, i simboli, i numeri in Italia e dove chiedere supporto

Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Interno, nel 2025 sono state assassinate 97 donne; di queste, ben 85 sono state uccise in ambito familiare, da un uomo con cui avevano in corso o avevano avuto una relazione o che apparteneva al loro ambito affettivo. 

I dati dell’osservatorio di Non Una di Meno, segnalano inoltre almeno altri 78 tentati femminicidi, riportati nelle cronache online di media nazionali e locali.

Si tratta di donne di età compresa tra i 14 e gli 89 anni, di diversa provenienza geografica e di ogni situazione sociale.

Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è un importante momento di presa di coscienza collettiva su questo fenomeno. Ma di violenza di genere occorre parlare sempre perché, sebbene i numeri in Italia siano in leggero calo rispetto all’anno precedente, i femminicidi e la violenza di genere continuano a essere un problema allarmante.

La giornata ufficiale: quando e perché l’ONU l’ha istituita

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre nasce per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza di genere e promuovere la tutela dei diritti delle donne. Le origini di questa ricorrenza risalgono al 1981, quando le attiviste per i diritti delle donne scelsero questa data per commemorare le sorelle Mirabal, tre attiviste politiche della Repubblica Dominicana assassinate nel 1960 per ordine del dittatore Rafael Trujillo.

Un passaggio fondamentale nella lotta contro la violenza sulle donne si verifica il 20 dicembre 1993, quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adotta, con la risoluzione 48/104, la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne. Questo documento rappresenta un importante passo avanti nel riconoscimento della violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani e nella promozione di azioni concrete per contrastarla in tutto il mondo.

Il 7 febbraio 2000, con la risoluzione 54/134, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite istituisce ufficialmente il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Da allora, le Nazioni Unite invitano governi, organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative a promuovere ogni anno iniziative di sensibilizzazione per prevenire e contrastare la violenza di genere e contribuire a costruire una società più equa e sicura per tutte le donne e le ragazze.

Perché il 25 novembre: la storia delle sorelle Mirabal

Nella Repubblica Dominicana degli anni ‘50, sotto il regime autoritario di Rafael Trujillo, le tre sorelle Patria, Minerva e María Teresa Mirabal scelsero di opporsi alla repressione politica e di battersi per la libertà e i diritti civili. Con il nome in codice “mariposas”, ovvero farfalle, entrarono nella resistenza clandestina e contribuirono alla diffusione del Movimento 14 giugno, diventando una minaccia per il potere del dittatore.

Il loro impegno ebbe un prezzo altissimo: il 25 novembre 1960, le tre sorelle furono assassinate da uomini legati al regime, che cercarono di mascherare il delitto come un incidente. La loro morte suscitò una profonda indignazione e contribuì ad alimentare l’opposizione alla dittatura, destinata a crollare pochi mesi dopo.

La memoria delle sorelle Mirabal ha superato i confini della Repubblica Dominicana, trasformandole in un simbolo internazionale di coraggio e resistenza alla violenza. In loro onore, le Nazioni Unite hanno istituzionalizzato il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La loro storia continua così a ricordare quanto siano importanti la libertà, la parità di genere e la difesa dei diritti delle donne.

I simboli della giornata: colori, scarpe e panchine rosse

Tra i simboli del 25 novembre e della lotta contro la violenza di genere ci sono le scarpe rosse da donna, che sono spesso allineate in luoghi pubblici, a rappresentare le vittime di violenza e femminicidio. 

Questo simbolo deriva dall’opera d’arte “Zapatos Rojos”, “Scarpe Rosse” appunto, creata dall’artista messicana Elina Chauvet, che voleva accendere un faro sulle donne scomparse o uccise a Ciudad Juárez (Messico), una città tristemente nota per i rapimenti di donne.

L’avvio di questo progetto è il 20 agosto 2009, quando Chauvet chiese alle donne della città di portare un paio di scarpe rosse di qualunque tipo, per ricordare un’amica scomparsa, raccogliendone 33 paia. L’opera d’arte ha poi iniziato a girare il mondo e nel 2012 è arrivata anche in Italia.

In Italia, anche le panchine rosse sono diventate un simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. L’idea sarebbe nata a Torino nel 2014 grazie all’artista Karim Cherif e dell’associazione Acmos (Aggregazione, Coscientizzazione, MOvimentazione Sociale). Oggi sono presenti in luoghi pubblici di quasi tutte le città e paesi italiani; oltre a ricordare le donne vittime di violenza simboleggiano la necessità di uno spazio sicuro per tutte e, spesso, riportano i contatti dei centri antiviolenza più vicini o ricordano che, in caso di difficoltà, è sempre possibile rivolgersi al numero gratuito 1522.

La violenza sulle donne in Italia e nel mondo: i numeri aggiornati

Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Interno, nel 2025 sono state assassinate 97 donne; di queste, ben 85 sono state uccise in ambito familiare e affettivo. 

Per il 2026, segnalano le giornaliste del Corriere della Sera Elisa Messina e Valentina Santarpia, con l’introduzione del nuovo reato di femminicidio, “si sovrappongono criteri di conteggio diversi, che finiscono per restituirci dimensioni differenti del fenomeno” e, dunque, anche narrazioni diverse.

Il dato ministeriale conta infatti le notifiche di reato registrate secondo l’articolo 577-bis del Codice penale, che ha introdotto la specifica fattispecie di femminicidio nel dicembre 2025. Per questo, nel primo semestre del 2026, su 34 donne uccise, soltanto 8 casi risultano registrati come femminicidio dal Ministero, mentre gli altri 26 sono classificati come omicidi volontari.

E commentano in proposito le due giornaliste: “L’assurdo a cui assistiamo oggi è che avere una legge chiara e avanzata non sta aiutando la corretta conta di questi delitti”. 

Nel 2025, l’ISTAT ha realizzato un’indagine sulla violenza contro le donne denominata “Sicurezza delle donne”. Secondo i dati di questa indagine, circa 6 milioni e 400 mila donne italiane tra i 16 e i 75 anni, pari al 31,9% della popolazione femminile di questa fascia d’età, hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. 

A livello globale, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), stima che circa il 35% delle donne abbia subito una forma di violenza almeno una volta nella vita. Nel 38% dei femminicidi, il colpevole è il partner.

Dove chiedere aiuto: risorse, diritti e supporto a Milano

Se sei vittima di maltrattamenti fisici o psicologici, se stai vivendo o conosci una donna che vive una situazione di violenza, puoi chiedere aiuto in modo sicuro, riservato e gratuito, rivolgendoti a strutture e numeri di emergenza che offrono protezione, ascolto e sostegno.

Il numero 1522

Il numero 1522 è gratuito – anche dai cellulari –  ed è attivo 24 h su 24, per accogliere con operatrici specializzate le richieste di aiuto e sostegno. Puoi chiamare anche solo per avere un consiglio.

Visitando il sito www.1522.eu, troverai tutte le informazioni e potrai anche chattare con le operatrici, in modo sicuro, anonimo e riservato.

I Centri antiviolenza

In tutte le regioni italiane esistono dei centri antiviolenza: delle strutture specializzate, dove operatrici donne accolgono e sostengono gratuitamente donne vittime di violenza, insieme ai loro figli, offrendo un ambiente sicuro e riservato. In questi luoghi è possibile ricevere ascolto, supporto psicologico e legale, aiuto per ricostruire la propria autonomia e, se necessario, ospitalità in case rifugio a indirizzo segreto.

Su questo sito trovi una mappatura dei centri antiviolenza, regione per regione:

https://www.1522.eu/mappatura-1522/

I centri antiviolenza di Milano

A Milano esiste una rete coordinata dal Comune, composta da 9 centri antiviolenza e 9 case rifugio, che offrono:

  • Ascolto e sostegno telefonico
  • Informazione e orientamento
  • Consulenze psicologiche e sociali (con psicologhe e assistenti sociali)
  • Consulenza e assistenza legale (civile e penale)
  • Accompagnamento ai servizi socio-sanitari del territorio
  • Mediazione linguistica e culturale
  • Incontri di sensibilizzazione e prevenzione sulla violenza di genere
  • Accoglienza e protezione in casa rifugio

I servizi dei centri antiviolenza sono completamente gratuiti, e garantiscono privacy e riservatezza.

La Casa della Carità collabora con il centro antiviolenza “Mai da Sole”, promosso dal CeAS – Centro Ambrosiano di Solidarietà, che si trova a Milano, in viale Giuseppe Marotta 8 e fa parte di questa rete.

A questo link i contatti: https://www.reteantiviolenzamilano.it/#centriAV

Codice rosso e codice rosa

Il “Codice rosso” è un insieme di norme che mirano a proteggere le vittime di violenza domestica e di genere, creando una corsia preferenziale per accelerare le indagini e l’adozione di provvedimenti protettivi; “il Codice Rosa” è un percorso sanitario di accoglienza e protezione attiva all’interno dei Pronto Soccorso per le vittime di violenza.

Sebbene abbiano nomi simili ed entrambi si occupano della tutela di donne vittime di violenza, operano su piani diversi: giuridico/giudiziario e medico/assistenziale.

Codice Rosso (Legge n. 69/2019)

Nel 2019, con la Legge n. 69/2019, l’Italia ha introdotto il cosiddetto “Codice rosso di contrasto alla violenza di genere”: un insieme di norme che mirano a proteggere le vittime di violenza domestica e di genere, creando una corsia preferenziale per accelerare le indagini e l’adozione di provvedimenti protettivi. Il codice rosso ha previsto anche l’introduzione di nuovi reati. In sintesi:

  • Corsia preferenziale: La Polizia Giudiziaria deve comunicare immediatamente la notizia di reato al Pubblico Ministero
  • Regola dei 3 giorni: Il Pubblico Ministero ha l’obbligo di ascoltare la vittima entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato
  • Nuovi reati: Ha introdotto specifiche fattispecie di reato nel codice penale, tra cui il revenge porn (diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite), lo sfregio del volto, il reato di costrizione al matrimonio e la violazione dei provvedimenti di allontanamento
  • Inasprimento delle pene: Ha aumentato le sanzioni per maltrattamenti in famiglia e atti persecutori (stalking)

Codice Rosa (Percorso ospedaliero)

Il Codice Rosa è nato a Grosseto, all’interno dell’Ospedale della Misericordia (Azienda USL 9). Il percorso ha origine tra il 2009 e il 2010 come progetto pilota guidato da una task force multidisciplinare. La nascita si deve in particolare a un’intuizione della dottoressa Vittoria Doretti, che ravvisò la necessità di offrire un canale di accesso protetto e immediato in Pronto Soccorso per le donne vittime di violenza. Oggi è un protocollo di accoglienza del Servizio Sanitario Nazionale rivolto a chiunque acceda al Pronto Soccorso (o ad altre strutture sanitarie) e mostri segni di violenza o abusi.

  • A chi si rivolge: È dedicato a tutte le vittime di violenza senza distinzione, in particolare a donne (c.d. Percorso Donna per violenza di genere), bambini, anziani, persone con disabilità o persone discriminate 
  • La stanza dedicata: La vittima viene accolta in una stanza isolata, protetta e anonima all’interno del Pronto Soccorso, lontana da sguardi indiscreti e soprattutto dall’eventuale accompagnatore maltrattante
  • La Task Force multidisciplinare: Viene attivata una squadra d’intervento composta da medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, ostetriche e forze dell’ordine
  • Assistenza e repertazione: Oltre a curare le ferite e offrire supporto psicologico immediato, il personale medico provvede alla repertazione clinica e fotografica delle lesioni, fondamentale a fini giudiziari
  • Raccordo territoriale: Il percorso garantisce la continuità assistenziale collegando immediatamente la vittima con la rete locale dei Centri Antiviolenza e i Servizi Sociali

25 novembre 2026 – Le iniziative a Milano

Il 12 novembre, alla Casa dei Diritti di Milano, sarà inaugurata la mostra “Io esisto/il racconto degli orfani e delle orfane di femminicidio”, a cura del centro antiviolenza Cerchi d’Acqua, con i lavori di Stefania Prandi, a cui seguirà la presentazione del libro “Orfani e orfane di femminicidio: tra identità spezzate e futuri possibili. Approfondimenti clinici, giuridici e pratiche per le buone prassi”.

Dal 16 al 23 novembre, sempre alla Casa dei Diritti, la mostra “Lessici familiari. Stereotipi ad ogni altitudine” raccoglie i proverbi, i detti popolari e i modi di dire sulle donne che, a forza di essere ripetuti, sono entrati a far parte del quotidiano, influendo sul modo di pensare e di parlare delle persone. L’iniziativa è promossa da Cerchi d’Acqua. 

Il 18 novembre, a Palazzo Marino, l’associazione Una Nessuna e Centomila sottoscriverà l’addendum al Protocollo interistituzionale “Milano per la prevenzione e il contrasto alla violenza maschile contro le donne”, che vede già firmatarie diverse istituzioni ed enti che insistono sul territorio milanese con l’obiettivo di condividere politiche e risorse sul tema della violenza degli uomini contro le donne. Il 2 dicembre, alle 14, presso la Sala Vitman dell’Acquario Civico, i sottoscrittori del Protocollo si troveranno per rinnovare il Protocollo stesso, per fare un bilancio del percorso compiuto negli anni passati e rilanciare nuove sfide e obiettivi futuri. 

Il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, alle 9, la Rete antiviolenza cittadina promuoverà un convegno su “Violenza di genere e intersezionalità: ripensare pratiche e interventi”, presso l’aula magna in Mangiagalli, rivolto a operatrici e operatori sul territorio. 

Il 10 dicembre alle 9, infine, a Palazzo Reale, si terrà il convegno, a cura della rete D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), dal titolo “Questione di sistema. Responsabilità pubbliche e pratiche territoriali per prevenire la violenza maschile alle donne”, che vede il patrocinio del Comune di Milano.

Costruire una cultura del rispetto, un impegno che riguarda tutte e tutti

Nonostante negli anni siano state rafforzate pene e sanzioni con l’obiettivo di contrastare la violenza di genere e siano stati addirittura introdotti reati specifici, le donne continuano a essere vittime di violenze di vario tipo e continuano a morire per mano di partner ed ex partner.

Come mostrano diversi studi criminologici (Baratta, 2019; Pavarini, 2013; Mosconi, Padovan 2005), rendere le pene più severe o creare nuovi reati serve poco o nulla a prevenire comportamenti che nascono da radici culturali e sociali profonde.

Per questo, occorre ribadire che la violenza domestica si combatte soprattutto con la prevenzione e attraverso una cultura del rispetto, che è responsabilità collettiva.

In particolare, la prevenzione comincia nelle scuole, con un’educazione sessuo-affettiva, alle relazioni, alla parità di genere, che in Italia ancora manca e che, come sottolineano le linee guida dell’OMS, dovrebbe partire già dai 5 anni.

Questo perché, solide evidenze confermano che le disuguaglianze legate ai ruoli di genere iniziano già nelle prime fasi della vita, con effetti dannosi sia per i maschi che per le femmine.

Sempre secondo l’OMS, l’educazione sessuo-affettiva è importante perché “fornisce a bambini, bambine e giovani le conoscenze, le competenze, gli atteggiamenti e i valori necessari per proteggere la propria salute, sviluppare relazioni sociali e sessuali basate sul rispetto, compiere scelte responsabili e comprendere e tutelare i diritti degli altri”.


Fonti


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