La Casa della Carità ha avviato la sua prima valutazione di impatto sociale, che permette di misurare quali cambiamenti le attività della Fondazione generano nelle persone aiutate e in quelle che partecipano alle attività culturali
1 persona su 3 dichiara un miglioramento del proprio benessere psicofisico, del proprio livello di autonomia e dice di sentirsi più capace di affrontare il proprio percorso personale; 1 persona su 2 dichiara un miglioramento nella propria sensibilità civica e sociale e riconosce l’introduzione di modalità di apprendimento innovative; 1 persona su 2 riconosce un rafforzamento del proprio senso di appartenenza alla comunità e dichiara di aver migliorato le proprie relazioni sociali.
Sono alcune delle evidenze che emergono dal primo percorso strutturato di valutazione dell’impatto sociale realizzato dalla Casa della Carità, con il supporto di Open Impact Srl, spin-off di ricerca dell’Università di Milano-Bicocca, specializzato nella misurazione, valutazione e gestione dell’impatto sociale.
Il Bilancio di Sostenibilità e la valutazione di impatto sociale sono consultabili su www.casadellacarita.org/bilancio-di-sostenibilita
L’oggetto dell’analisi
L’analisi – che va ad arricchire il Bilancio di sostenibilità 2025 – non ha riguardato l’intero operato della Fondazione, ma solo alcune attività realizzate nei due ambiti che ne caratterizzano l’azione: l’accoglienza e la cultura, i due “polmoni” della Casa, così come voluti dal fondatore, il cardinale Carlo Maria Martini.
Per quanto riguarda l’accoglienza, sono state prese in considerazione solo quelle persone che sono entrate in contatto con la Casa attraverso docce e guardaroba e per le quali sono stati attivati percorsi successivi di orientamento, accompagnamento o presa in carico, tramite servizi come lo sportello di tutela legale e i servizi di cura della salute. Per una quota più limitata di persone, il percorso si è anche sviluppato nell’ospitalità residenziale.
Il secondo ambito di valutazione sono stati i progetti culturali ed educativi realizzati con le scuole, in particolare “Oggi leggo da protagonista”, realizzato con i nidi e le scuole dell’infanzia del quartiere, “Pagine di Libertà” e “Società di Lettura”, realizzati rispettivamente con il liceo “Cremona” e il liceo “Volta” di Milano e la Casa Circondariale di San Vittore, e il progetto “Diversità e diritti: una risorsa comune”, realizzato con diversi istituti superiori milanesi.
Il modello di valutazione ha analizzato i cambiamenti generati dalle azioni citate attraverso 6 grandi aree: educazione e formazione, salute e benessere, sviluppo della comunità educante, coesione sociale, politiche e servizi di welfare e inclusione abitativa. In queste aree sono stati individuati 17 risultati di cambiamento, misurati con 25 indicatori. La valutazione tiene conto sia dei servizi di accoglienza sia delle attività culturali ed educative, evidenziando come la relazione tra le persone rappresenti il fattore che rende possibile inclusione, autonomia e coesione sociale.
Infine, l’analisi SROI (Social Return on Investment, la metodologia che stima e traduce in termini economici il valore sociale generato dalle attività di un’organizzazione per le persone e la comunità) ha stimato che per ogni euro investito, la Casa ha generato 2,22 euro di valore sociale: un dato da leggere non come un rendimento finanziario, ma come la fotografia di un valore sociale spesso invisibile ai soli numeri di attività.
La relazione come strumento abilitante di inclusione, autonomia e coesione sociale
Questa prima valutazione rappresenta un passo importante nel percorso di rendicontazione della Fondazione, perché permette di comprendere quali cambiamenti concreti la Casa contribuisce a generare nelle vite delle persone, andando oltre il semplice conteggio dei servizi erogati.
«Il risultato più importante è che il valore del nostro lavoro non risiede solo nei servizi offerti, ma nella relazione di fiducia costruita con le persone fragili che si rivolgono a noi, che rende possibile accompagnarle, passo dopo passo, verso percorsi di salute, tutela dei diritti, autonomia e inclusione. Un esempio concreto in questo senso è che il 90% delle persone a cui è stato proposto un piano terapeutico nei nostri ambulatori medici e psichiatrici vi ha aderito, proprio grazie al rapporto di fiducia costruito nel tempo», afferma Maurizio Azzollini, direttore generale della Casa della Carità.
Che aggiunge: «Da evidenziare poi il lavoro in rete con 30 enti del territorio, che contribuisce a costruire interventi più efficaci e duraturi. Anche i progetti culturali ed educativi hanno mostrato esiti positivi, dal momento che i partecipanti hanno dichiarato di sentirsi accolti, coinvolti e parte di una comunità, sviluppando competenze personali e relazionali».
Il Bilancio di sostenibilità 2025
«Nel 2025 la Casa della Carità ha continuato a essere una porta aperta sulla città. Se il numero delle persone accolte è rimasto stabile, sono cresciuti gli accessi ai servizi diurni, che rappresentano il primo punto di contatto per chi cerca ascolto, orientamento e la possibilità di vedere riconosciuti i propri diritti. È da questo osservatorio privilegiato che cogliamo i nuovi bisogni di Milano e costruiamo percorsi di accompagnamento, inclusione e autonomia, nella convinzione che creare relazioni significhi anche generare nuove opportunità per le persone fragili che ci chiedono aiuto, ma anche per tutta la comunità».
Così don Paolo Selmi, presidente della Fondazione Casa della Carità “Angelo Abriani” commenta la fotografia che emerge dal Bilancio di Sostenibilità 2025: 6.386 persone aiutate (5.486 adulti e 900 minori) e 481 ospitate. In 4.371 sono state accolte dai servizi diurni – dal centro di ascolto alle docce, dal guardaroba allo sportello legale – e 1.673 sono state seguite sul territorio cittadino. 70 le iniziative culturali organizzate, a cui hanno partecipato 3.974 persone. Tutto questo è stato reso possibile grazie alla professionalità di 140 lavoratrici e lavoratori, dalla dedizione di 157 volontarie e volontari e dal sostegno di 20.588 donatrici e donatori.
Accoglienza: percorsi più lunghi per situazioni più complesse
Nel 2025 il numero complessivo delle persone ospitate dalla Casa è cresciuto leggermente rispetto all’anno precedente (+3%). Alcuni servizi hanno registrato un calo, legato in particolare alla conclusione di specifiche convenzioni, come nel caso della Tillanzia, o ai ritardi nelle autorizzazioni necessarie per l’avvio di nuovi progetti, come gli appartamenti per l’autonomia di Casa Nido. In controtendenza, sono invece più che raddoppiate le persone accolte attraverso il progetto dedicato alle famiglie in emergenza abitativa, che si sviluppa tra il Centro di Autonomia Abitativa di via Brambilla e il Centro di Ospitalità Temporanea di via Novara.
Il dato più significativo riguarda però il cambiamento dei bisogni. I percorsi di accompagnamento durano più a lungo: quasi la metà dei percorsi intrapresi dagli ospiti all’interno della Casa dura tra 1 e 2 anni, con una riduzione del turnover, segno di situazioni sempre più complesse. Oltre alla povertà economica e abitativa, che interessa circa l’80% delle persone ospiti, emergono condizioni di vulnerabilità sociale (75%) e fragilità legate a disabilità o problemi di salute fisica o mentale (60%). Non mancano, inoltre, persone che affrontano problemi legati alla regolarizzazione del soggiorno, alla richiesta di protezione internazionale, alle dipendenze o a vicende giudiziarie. Una multiproblematicità crescente, che richiede interventi sempre più integrati e risorse nuove e più articolate.
Nel 2025 le attività diurne della Fondazione sono riuscite ad aiutare un numero maggiore di persone rispetto al 2024 (+11%). Il Centro di ascolto, che nel 2024 aveva subito una netta diminuzione del numero di persone accolte per via di una riorganizzazione interna, nel 2025 ha dato aiuto ad un numero lievemente superiore di persone in difficoltà (+3%).
Da segnalare la crescita della Scuola di italiano per stranieri, interamente gestita da volontarie e volontari, che ha visto aumentare di oltre il 50% il numero delle persone partecipanti, passate dalle 207 del 2024 alle 323 del 2025, segno di un desiderio crescente di sentirsi parte della comunità, di migliorare la conoscenza dell’italiano per trovare lavoro e per avere una speranza di vivere meglio.
Infine, nel corso del 2025 la maggior parte delle attività sul territorio ha permesso di aiutare un numero di persone sostanzialmente in linea con quello degli ultimi anni. Fanno eccezione gli Sportelli per la residenza anagrafica Residenza-Mi, che hanno visto diminuire il numero di persone aiutate quasi dell’80% rispetto al 2024. Questo perché, alla fine del 2024, il Comune di Milano – titolare della progettualità – ha limitato la possibilità di accedere al servizio solo alle persone che vivono per strada. Rimane aperto il confronto con l’amministrazione, per individuare strumenti per riconoscere e regolarizzare anche altre situazioni di grave esclusione abitativa, che rischiano altrimenti di restare invisibili.
Cultura: partecipanti in crescita
Nel 2025, a fronte dello stesso numero di iniziative culturali proposte nell’anno precedente (70) si è assistito a un incremento del 17% nel numero di partecipanti (3.974 a fronte di 3.403 del 2024). Queste iniziative sono dedicate per circa 1/3 a bambini e per 2/3 ad un pubblico giovane e adulto, a cui sono state proposte attività artistiche e spettacoli e attività formative, principalmente a favore di studenti delle scuole secondarie di secondo grado della città e di alcune persone detenute della Casa circondariale di Milano San Vittore.
Significativo è anche il contributo che la Casa offre al dibattito pubblico, in linea con quanto espresso nella sua mission. Nel 2025 i temi maggiormente affrontati nell’ambito di convegni e tavole rotonde hanno riguardato in modo preponderante il dibattito su migrazioni, salute mentale, fragilità urbana e abitativa, disuguaglianze, identità di genere e diritti di cittadinanza che, prendendo spunto dalla relazione quotidiana con le persone in difficoltà aiutate dalla Fondazione, accompagna da sempre le riflessioni della Casa della Carità e, negli ultimi due anni, anche il lavoro con le fasce più giovani beneficiarie dei progetti culturali.
Bilancio economico positivo
Ancora una volta il bilancio della Fondazione si è chiuso con un risultato positivo. L’avanzo di esercizio così ampio (+968.891,90 euro) è dovuto alla conclusione favorevole di una vicenda relativa a un lascito, avviata nel 2016. Le risorse così rese disponibili sono state accantonate per sostenere le iniziative e i progetti che la Fondazione realizzerà nei prossimi anni. Si conferma quindi il trend di crescita iniziato nel 2014, con un volume che nel 2025 ha superato gli 8 milioni di euro, confermando un risultato che negli ultimi anni si era costantemente attestato oltre i 6 milioni.
Lo scorso anno, il 51,5% delle attività della Casa è stato sostenuto dalle donazioni di privati cittadini e dai contributi di enti e fondazioni, come Fondazione Cariplo che sostiene la Casa fin dalla nascita, consentendo alla Fondazione di rispondere alle richieste di aiuto più complesse, che non sono accolte dai servizi istituzionali e in convenzione, e di sperimentare soluzioni innovative di ospitalità.
Il Bilancio di sostenibilità è stato asseverato a seguito di una audit effettuata da CISE – Centro per l’Innovazione e lo Sviluppo economico, che ne ha ne ha analizzato le procedure di redazione, verificando la qualità e l’attendibilità delle informazioni e confermando la coerenza di quanto riportato con la realtà della Fondazione.