La riflessione del nostro presidente don Paolo Selmi, a partire dalla coincidenza temporale tra Quaresima e Ramadan, che si è verificata nel 2026
La coincidenza temporale tra Quaresima e Ramadan – momenti forti di fede, rispettivamente per il Cristianesimo e per l’Islam, che quest’anno sono iniziate negli stessi giorni e hanno camminato insieme per molte settimane – credo sia molto significativa. Lo è in particolare per un luogo come la Casa della Carità, dove sperimentiamo una convivenza quotidiana tra persone di provenienze, culture e fedi diverse, fondata sul dialogo e sul riconoscimento reciproco.
È stato bello, per me, condividere alcuni momenti con ospiti, operatrici e operatori, volontarie e volontari che si riconoscono nelle due confessioni religiose.
Nei venerdì di Quaresima, per esempio, chi lo desiderava ha potuto incontrarsi prima del pranzo nella nostra cappellina – uno spazio dove in ogni momento si può sostare nel silenzio della propria “stanza interiore” – per vivere insieme questo tempo sacro, con la preghiera e la riflessione, a partire dalle storie delle persone che incontriamo ogni giorno o da alcuni testi proposti dalle persone partecipanti.
E mi ha fatto piacere, lo scorso 16 marzo, partecipare all’Iftar, la rottura quotidiana del digiuno nel mese di Ramadan, organizzato alla Casa della Carità e aperto a tutte e tutti. È stata un’occasione di spiritualità condivisa e un prezioso momento di convivialità con ospiti, operatori e volontari di fede musulmana. Sono anche tornate a trovarci alcune famiglie afghane, che erano state accolte alla Casa gli anni scorsi.
Tra loro, mi ha dato grande gioia incontrare nuovamente Jalil e Kamila e la loro figlia Delara. La piccola, che oggi ha un anno e mezzo, poco dopo la nascita era stata colpita da una grave malattia, ma è rimasta attaccata alla vita con tutta l’esile forza che i suoi pochi mesi sapevano sprigionare. La Casa della Carità ha accompagnato questa famiglia “attraverso il deserto” e oggi siamo felici di poter dire che la loro è stata una storia di rinascita. Perché questo, per chi crede, è il senso profondo della Pasqua: la vita che vince sulla morte e sul buio.
Vivere questo tempo sacro insieme, cristiani e musulmani, è ancora più rilevante oggi. In un momento storico in cui siamo immersi in un clima di guerra e in cui chi muove i fili del mondo spinge sempre di più sullo scontro, noi ci possiamo infatti riconoscere come parte di una stessa umanità e possiamo, dal basso, costruire un mondo che sia in pace.
Come ha scritto l’arcivescovo di Milano Mario Delpini nel suo messaggio per la fine del Ramadan, riprendendo quanto detto dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso, «poter vivere questo periodo intensamente impegnati insieme nella preghiera è un dono che non dobbiamo sprecare: ci permette infatti di recuperare le energie spirituali necessarie […] per educare alla pace: per proporre una visione del mondo, della storia, delle persone che ispiri a impegnarsi per la riconciliazione tra i popoli; che offra motivazioni convincenti a edificare coscienze e opere improntate alla fraternità».