La Casa segue con attenzione la vicenda dei medici indagati a Ravenna, per aver negato ingressi nei Cpr e ribadisce la centralità della tutela della salute di tutte e tutti
Sei medici e mediche del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna sono sotto indagine da parte della Procura cittadina, con l’accusa di falso ideologico in atto pubblico.
Secondo gli inquirenti, i medici avrebbero consapevolmente firmato documenti incompleti o attestato condizioni sanitarie non rispondenti al vero, come la presenza di patologie o rischi per la salute, al fine di impedire l’ingresso di persone straniere nei CPR – Centri di Permanenza per il Rimpatrio, facendoli risultare non idonei al trattenimento.
Medici e mediche in questione hanno subito la perquisizione all’alba di abitazioni, automobili e dispositivi elettronici dei medici indagati.
Centralità della cura e della tutela della salute – la posizione della Casa
La Casa della Carità, impegnata quotidianamente nella tutela della salute delle persone più fragili, comprese le persone straniere, segue con attenzione la vicenda e richiama l’importanza di garantire il rispetto della deontologia professionale e dell’autonomia del personale sanitario.
Nel ribadire la centralità della cura e della tutela della salute “come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività”, come scritto all’articolo 32 della nostra Costituzione, la Casa si unisce alle preoccupazioni espresse dalla SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, che ha sottolineato come questa indagine segni “un grave attacco alla professione medica, alla sua deontologia e alla cura delle persone”.
“La valutazione clinica di inidoneità al trasferimento in un CPR – si legge ancora nel documento – prevista dall’art. 3 della Direttiva del Ministero dell’Interno del 19/05/2022, si fonda su competenze professionali, dati clinici e criteri scientifici. L’apertura di un procedimento di verifica su tale valutazione solleva rilevanti questioni in merito alla tutela dell’autonomia e dell’indipendenza del giudizio clinico, che deve rimanere fondato esclusivamente su criteri medici e deontologici e non può essere condizionato da esigenze estranee alla tutela della salute della persona”.
La cura non è un reato – la petizione
È stata inoltre lanciata una petizione online su Change.org dal titolo «Appello urgente: la cura non è un reato», indirizzata ai Presidenti degli Ordini dei Medici, alla Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, al Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, alle società scientifiche e all’opinione pubblica.