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Autismo, autonomia, futuro. Dialogo con Marina Viola

Dialogo con Marina Viola intorno al suo libro “Il volo del tacchino. Mio figlio autistico va a vivere da solo”.

Lo scorso 13 aprile, la Biblioteca del Confine della Casa della Carità ha ospitato la presentazione del libro “Il volo del tacchino. Mio figlio autistico va a vivere da solo” (ed. Ponte alle Grazie), di Marina Viola.

A noi di Casa della Carità, questa presentazione ha ispirato molte riflessioni, tra cui quella poter guardare a un futuro possibile, in una situazione in cui sembrava quasi impensabile farlo. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Nel libro racconti di un passaggio importantissimo per la vita di Luca, tuo figlio autistico: quello in cui va a vivere da solo, realizzando qualcosa che sembrava impossibile. Che cosa ti ha insegnato l’esperienza di Luca, sul modo in cui possiamo guardare al futuro, anche in situazioni che sembrano non poterci dare questo orizzonte?

Ho imparato tantissime cose da questa esperienza. La prima è di lasciare andare, anche le persone con gravi difficoltà, come mio figlio, e capire che noi genitori non siamo indispensabili sempre. Questa cosa è stata liberatoria: per lui, soprattutto, ma anche per me.

La seconda cosa che ho imparato, è che anche le persone che appaiono o che sono estremamente fragili e si pensa che non sarebbero mai in grado di fare questo passaggio verso l’autonomia, possono farlo, ma hanno bisogno che gli venga riconosciuta la stessa dignità e le stesse risorse degli altri. Anzi, forse anche più risorse.

E infine ho imparato una terza cosa e cioè il fatto che io esisto come persona, come donna, e non solo come mamma; che anche io ho una dignità mia.

Viola_Il volo del tacchino_cover

Collegandomi a quest’ultima cosa che dici, tu hai raccontato che il fatto che lasciare andare tuo figlio ti ha anche dato la possibilità di riprendere il tuo tempo e il tuo spazio. Quale nuovo inizio si è aperto per te donna, che fino a quel momento eri stata solamente madre?

Essere madre di un figlio come Luca certamente limita moltissimo i movimenti, e ti fa spesso dimenticare quali sono le tue esigenze, chi sei tu come persona, come donna, come coppia.

E quindi, il fatto che Luca sia andato a vivere da solo è stato un volo anche per me, in un certo senso. Soprattutto quando ho capito che stava bene e che era felice, sono riuscita a svolazzare, anche io un po’ come un tacchino, un po’ trattenuta dai sensi di colpa, dalle paure, dalle insicurezze… però anch’io il mio voletto me lo sono fatto. Siamo tutta una famiglia svolazzante (ride, ndr).

Marina Viola e Luca

Tornado al titolo del libro, a questo volo che tu descrivi come sgraziato e tutt’altro che perfetto, vorrei chiederti: quanto è importante restituire valore anche a questi voli, a questi percorsi imperfetti, che possono riguardare in questo caso specifico una persona autistica, ma, se pensiamo alla Casa della Carità, a persone con fragilità in generale?

Secondo me, nella vita in generale, la cosa più importante è tentare, darsi un obiettivo, anche quando ci si sente impauriti, anche quando si prova la sensazione che è una cosa impossibile da fare. Perché se l’obiettivo è stare sempre così dove si è, a casa coi genitori o alla Casa della Carità è finita lì.

Se invece inizi un percorso, come con le persone di cui vi occupate voi, o come il percorso che ho iniziato io con Luca, l’obiettivo è, comunque, tentare un volo e poi vedere come va. Magari a volte si cade o si torna indietro, ma il volo può diventare realtà.

Bisogna avere un po’ di fantasia, persone accanto a te che ti supportano e, soprattutto, servono servizi, altrimenti le proprie ali da sole non funzionano.

A proposito di questo, in base alla tua esperienza, che cosa serve per poter rendere questi voli possibili per tante più persone?

Io parlo per la mia esperienza, perché ognuno ha la sua storia diversa, ma secondo me bisogna innanzitutto tenere sempre a mente la pari dignità di ogni persona – che è sancita dalla Costituzione italiana – e il diritto di ognuno a una vita appagante.

E per arrivare a questo, c’è bisogno delle istituzioni e che ci siano servizi adeguati. Perché la cosa che più avvilisce è il fatto che tante persone rimangano indietro perché non ci sono opportunità.


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