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Oltre 20 anni di relazioni. La Casa e il Quartiere Adriano

Dal 2004 la Casa della Carità ha la sua sede principale nel Quartiere Adriano a Milano. Dalla periferia nord-est, la Casa è un faro sulla città

Racchiuso tra la fine di via Padova e Sesto San Giovanni. Un passato industriale, di cui oggi rimane solo il “matitone”, ossia il rifugio antiaereo della Magneti Marelli che qui occupava gran parte del territorio. Un tessuto urbano in forte cambiamento, dove ai capannoni si sono sostituiti grandi complessi residenziali, parchi e, negli ultimi anni, servizi. Una popolazione che, tra il 1999 e il 2025, è aumentata di oltre l’83%, con l’arrivo di giovani coppie italiane e famiglie straniere che, affiancandosi agli storici abitanti, hanno reso questo quartiere uno di quelli con l’età media più bassa di Milano.

Sono alcune delle caratteristiche del Quartiere Adriano dove, dal 2004, ha sede la Casa della Carità, precisamente in via Francesco Brambilla, in un edificio che fino agli anni ’80 ospitava una scuola elementare. La Casa è nata proprio ai margini di Milano su spinta del cardinale Carlo Maria Martini, che diede mandato alla Fondazione di stare in periferia e da qui essere un faro sulla città.

Con Cristina Sampietro, responsabile per la Casa delle relazioni con il territorio, abbiamo ricostruito il rapporto, non sempre facile, tra la Fondazione e il suo quartiere.

«Il rapporto col quartiere – esordisce – è cominciato in salita, perché la notizia che la Casa sarebbe arrivata sul territorio aveva suscitato molto malumore. Nel quartiere, infatti, mancava la scuola media e il territorio auspicava che qui si sarebbe potuta riaprire la scuola e invece arrivava una struttura di accoglienza».

Un primo cambiamento di opinione ci fu nel 2005, quando don Virginio Colmegna ebbe l’intuizione di coinvolgere il territorio attraverso azioni di volontariato per l’accoglienza di famiglie Rom sgomberate da alcuni campi cittadini: «Tra le prime volontarie ricordiamo Liliana (Succi, ndr), che abitava in zona ed era già impegnata con la sezione di Crescenzago di Legambiente. È stata poi lei (insieme ad Angiolina Fornari e Marta Medici Munari, ndr), ad aprire il guardaroba della Casa e le docce».

Grazie a questa intuizione, i residenti del quartiere hanno iniziato a entrare nella Casa e a conoscere in prima persona quello che si faceva. Non solo come volontari, ma anche come ospiti. Sempre nell’estate 2005, infatti, ha anche preso il via Casa Anziani, un piccolo progetto, allora sperimentale, dedicato agli anziani soli del quartiere, che non erano già raggiunti dai servizi del comune. «Questo ha significato molto, non solo per le persone, ma anche per le famiglie, e insieme ad altre azioni ha innescato un cambio di sguardo», spiega Cristina.

Il rapporto con il quartiere si è poi consolidato attraverso la costituzione di un tavolo di confronto informale, che periodicamente si riuniva nella Biblioteca del Confine di Casa della Carità, e durante il quale tutte le associazioni mettevano sul tavolo i problemi del quartiere: «Si parlava per esempio dell’illuminazione, all’epoca infatti la via Brambilla non era ancora illuminata, della viabilità, dei problemi di sicurezza… Questo tavolo ha dato l’opportunità di mettersi insieme per affrontare problemi comuni e quindi pian piano la Casa è diventata un punto di riferimento, da una parte perché offriva opportunità concrete, come Casa Anziani, e dall’altra perché riusciva a far arrivare in centro la voce del quartiere», dice Cristina.

Nel corso degli anni questo tavolo ha poi ha esaurito la sua funzione, ma l’attenzione della Casa verso il territorio è sempre rimasta viva, per esempio con i progetti per le scuole della Biblioteca del Confine, le proposte culturali aperte a tutti, i custodi sociali, cioè operatori che stanno vicino a cittadine e cittadini che vivono in condizioni di fragilità o marginalità, supportandoli nell’accesso ai servizi di prossimità e promuovendo occasioni di socialità. «Si è creata un’osmosi tra dentro e fuori».

L’idea oggi è di provare a sistematizzare nuovamente le relazioni con le altre organizzazioni del territorio, che sono tante e varie: ci sono associazioni culturali e sportive, c’è chi promuove l’attenzione all’ambiente e chi alla socialità, c’è la parrocchia con l’oratorio; ci sono spazi per il giovani e per gli anziani. L’obiettivo è provare ad affrontare questioni emergenti: «Vorremmo provare ad aprire strade nuove di riflessione verso i problemi che ci sollecitano, che possono essere legati alla convivenza tra generazioni e nazionalità diverse o legati a un welfare che fa fatica a raggiungere tutti», spiega ancora Cristina.

Che aggiunge: «In questo senso, dalla scorsa estate nel Municipio 2 sono nati due tavoli: il tavolo lavoro e il tavolo welfare. Casa della Carità ha aderito al secondo e quindi è uno tra i tanti enti che partecipa a questo momento istituzionale che ha il compito di mettere insieme tutte le realtà che sul territorio si occupano di questo tema, per valorizzare sinergie comuni e progettualità tra l’istituzione e gli enti del terzo settore», conclude Cristina.


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