Scopri cos’è la povertà educativa, quali sono le cause in Italia e cosa fa la Casa della Carità per contrastarla
Per molti minori, vivere in contesti di povertà materiale ed esclusione sociale significa spesso dover affrontare anche una condizione di povertà educativa, un fenomeno multidimensionale, che limita le loro opportunità culturali, sociali e relazionali oltre che di crescita personale.
In questo articolo approfondiremo le cause della povertà educativa e racconteremo come può essere contrastata.
Povertà educativa: una definizione che va oltre la scuola
La povertà educativa è un fenomeno multidimensionale, non ha cioè un’unica causa ma nasce dall’intreccio di fattori diversi, ed è definita come “la condizione di privazione che impedisce a bambini e adolescenti di apprendere, sperimentare e sviluppare liberamente capacità, talenti e aspirazioni, limitando le loro opportunità culturali, sociali e relazionali, oltre a quelle strettamente scolastiche”.
La povertà educativa è diversa dalla povertà materiale ed economica, ma ha con queste un legame molto forte. Da una parte, le difficoltà economiche possono ostacolare l’accesso a opportunità culturali ed educative, creando uno svantaggio concreto per bambini e ragazzi che crescono in contesti familiari fragili. Dall’altra, la povertà educativa può compromettere lo sviluppo di competenze, aspirazioni e partecipazione sociale, rendendo più difficile costruire percorsi di autonomia e di inclusione, oltre che limitare le possibilità di ingresso e crescita nel mondo del lavoro.
Non solo istruzione: il diritto a giocare, sognare, partecipare
La povertà educativa non riguarda solo la scuola e lo studio, ma la possibilità di avere accesso a esperienze utili alla crescita personale, che per esempio comprendono:
- vivere in case dove sono presenti libri o avere accesso a biblioteche pubbliche a poca distanza da casa
- la possibilità, anche economica, di partecipare ad attività culturali fuori casa (cinema, teatro, musei, mostre, siti archeologici, monumenti, concerti)
- avere nel proprio quartiere spazi verdi, parchi o giardini in cui giocare in modo libero e spontaneo. Il diritto al gioco è infatti riconosciuto dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia quale componente educativa fondamentale
- l’opportunità, anche economica, di svolgere un’attività sportiva
- avere relazioni significative con i pari e con persone adulte disponibili a dedicare ai bambini del tempo di qualità
Le cause della povertà educativa in Italia: un fenomeno sistemico
Come si diceva, la povertà educativa non ha un’unica causa, ma è il risultato dell’intreccio di diversi fattori economici, familiari, territoriali e sociali. Tra i principali:
- La povertà economica: secondo i dati Istat relativi al 2023, il 13,8% dei minori in Italia, pari a circa 1,3 milioni di bambini e ragazzi, vive in condizioni di povertà assoluta, cioè in famiglie che non possono permettersi le spese necessarie per mantenere uno standard di vita minimamente accettabile. La percentuale raggiunge il 15,5% nel Mezzogiorno
- Il contesto familiare e sociale: la composizione e le condizioni del nucleo familiare possono incidere sulle possibilità educative dei minori. Crescere in una famiglia monoparentale, numerosa o caratterizzata da disoccupazione e precarietà lavorativa può significare disporre di meno risorse economiche, tempo e opportunità da dedicare alla formazione e alla partecipazione culturale
- Il divario territoriale: anche il luogo in cui si cresce può incidere sulle opportunità educative. Esistono differenze significative tra Nord e Sud, ma anche tra grandi città e aree interne o rurali, così come tra i quartieri periferici e i centri urbani. In alcuni territori, la carenza di servizi, infrastrutture scolastiche e occasioni culturali ed educative rende più difficile per bambini e ragazzi accedere alle opportunità di cui hanno bisogno
- Il divario digitale: l’accesso alle tecnologie rappresenta oggi una componente importante delle opportunità educative. Famiglie che non dispongono di una connessione internet o di dispositivi adeguati possono incontrare maggiori difficoltà nell’accesso alla didattica, alle informazioni e alle risorse formative online, ampliando ulteriormente le disuguaglianze
Il ruolo della famiglia d’origine: istruzione dei genitori e opportunità dei figli
Il livello di istruzione e le condizioni socioeconomiche della famiglia d’origine possono incidere in modo significativo sulle opportunità educative dei figli. I dati INVALSI (anno 2024/2025) mostrano infatti una relazione tra il background socioeconomico e culturale degli studenti e i risultati scolastici: chi cresce in famiglie con maggiori risorse educative e culturali tende ad avere, in media, risultati migliori.
Si crea così una “trappola intergenerazionale”: chi nasce in un contesto caratterizzato da un basso livello di istruzione e da risorse limitate può avere meno opportunità di apprendimento e meno strumenti per modificare la propria condizione di partenza, con il rischio che le disuguaglianze si riproducano da una generazione all’altra.
Povertà educativa e dispersione scolastica: il nesso che costa caro alla società
La povertà educativa e la dispersione scolastica – cioè l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, senza aver conseguito un diploma o una qualifica di scuola secondaria superiore – sono fenomeni strettamente legati.
Chi cresce in condizioni di svantaggio può infatti incontrare maggiori difficoltà nel percorso scolastico, fino ad abbandonarlo precocemente; allo stesso tempo, lasciare gli studi con un basso livello di istruzione riduce le possibilità di trovare un lavoro stabile e qualificato, aumentando il rischio di disoccupazione, precarietà e povertà in età adulta.
Nel 2024, in Italia (dati Istat) il 9,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha abbandonato precocemente gli studi, una percentuale che sale al 12,4% nel Mezzogiorno. Il dato italiano è ancora superiore all’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030. Nello stesso anno, il 15,2% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studiava, non lavorava e non seguiva un percorso di formazione (NEET), mentre solo il 31,6% dei 25-34enni possedeva un titolo di studio terziario.
La dispersione scolastica non rappresenta soltanto una difficoltà individuale – laddove un livello di istruzione più basso si traduce in minori opportunità occupazionali e reddituali – ma produce conseguenze che si riflettono sull’intera società, per esempio in termini di maggiore dipendenza dalle misure di sostegno pubblico.
Come si contrasta la povertà educativa: approcci e strumenti
Dal momento che la povertà educativa è un fenomeno multidimensionale, contrastarla richiede interventi che agiscano su diversi fattori:
- sistema scolastico universale di qualità
- supporto economico alle famiglie fragili
- servizi extrascolastici accessibili
- diffusione capillare della rete internet
- riduzione dei divari territoriali
- costruzione di una “comunità educante”
La “comunità educante” comprende l’insieme dei soggetti che sono chiamati a interagire per la crescita complessiva del minore: la famiglia, la scuola, le organizzazioni di volontariato e del Terzo settore, le parrocchie, i centri culturali e sportivi del territorio, i servizi sociali e sanitari.
Nei contesti di marginalità, costruire questo tipo di alleanze significa offrire esperienze, stimoli, incontri con persone, luoghi e bellezze a bambini e ragazzi che, al di fuori della giornata scolastica, hanno accesso a un ridotto ventaglio di opportunità, ma anche intercettare precocemente situazioni di rischio.
Nel 2016, in Italia è nata un’inedita alleanza per contrastare il fenomeno della povertà educativa. Le risorse sono messe a disposizione da alcune Fondazioni di origine bancaria associate ad Acri, che beneficiano di un credito d’imposta, mentre la gestione operativa è affidata all’impresa sociale Con i Bambini. Il fondo è stato prorogato fino al 2027 e finora sono stati stanziati 800 milioni di euro, che hanno consentito di finanziare centinaia di interventi rivolti a bambini, adolescenti e famiglie in condizioni di svantaggio.
Progetti di contrasto alla povertà educativa a Milano: cosa fa Casa della Carità
La Casa della Carità segue molti minori che provengono da o vivono in un contesto di povertà. Sono bambine e bambini, ragazze e ragazzi ospitati dalla Fondazione nelle sue diverse sedi, ma anche minori che vivono in situazioni di marginalità socio-economica e abitativa sul territorio di Milano, in campi rom o case occupate, che sono a rischio di povertà educativa.
La Casa quindi lavora per scongiurare questa evenienza, partendo dal loro inserimento e successo scolastico. Per esempio, la Fondazione supporta le famiglie nell’acquisto di libri e materiale scolastico.
Per ciascuno, la Casa costruisce un “pacchetto” di offerte sul territorio (doposcuola, corsi extrascolastici, attività formative e sportive ecc…), lavorando anche in rete con altre associazioni, così che il minore possa avere la possibilità di uno sviluppo completo.
Inoltre, affinché queste attività siano di reale beneficio, il raggio d’azione dei progetti viene allargato anche alle famiglie dei bambini e ragazzi più fragili, che sono seguite dal punto di vista sociale e sanitario.
La Casa della Carità, poi, lavora nelle scuole frequentate da questi bambini con proposte sia per il gruppo classe, che per le docenti, che comprendono laboratori e attività extra-scolastiche, come:
- laboratori di teatro, musica, narrazione
- utilizzo di strumenti multimediali
- attività di cooperative learning e learning by doing
- rigenerazione degli spazi scolastici
Infine, complice la donazione di alcune persone che hanno espressamente scelto di sostenere la formazione universitaria di alcuni giovani in condizione di fragilità, la Casa ha potuto attivare un fondo per l’erogazione di borse di studio, che sostengono la formazione di persone desiderose di proseguire gli studi oltre l’obbligo scolastico, ma che non possono farlo a causa della precaria situazione socio-economica personale o familiare.
Il ruolo della cultura nell’educazione: la Biblioteca del Confine come risposta
Il contrasto della povertà educativa è da sempre uno degli obiettivi della Biblioteca del Confine della Casa della Carità, che fin dalla sua nascita propone attività e laboratori legati alla lettura collaborando con le scuole del Municipio 2 di Milano, quello dove ha sede la Fondazione, un territorio caratterizzato dalla presenza di molte famiglie con fragilità sociale ed economica.
Tra le risposte concrete di contrasto della povertà educativa messe in campo dalla Biblioteca del Confine ci sono:
- donazione di libri alle biblioteche scolastiche
- visite dei bambini alla Biblioteca del Confine
- presenza a scuola delle bibliotecarie della Casa
- formazione di insegnanti e genitori, promuovendo la lettura in famiglia fin dalla prima infanzia
- iniziative di lettura e narrazione in molteplici lingue
Cosa puoi fare tu: dal sostegno individuale al cambiamento sistemico
Anche tu puoi fare la tua parte per contrastare il fenomeno della povertà educativa. Per esempio, con una donazione puoi sostenere il percorso formativo dei minori accolti alla Casa della Carità.
Grazie al tuo contributo, riusciremo a rompere la trappola intergenerazionale della povertà educativa, garantendo a bambine e bambine, ragazze e ragazzi un futuro migliore.
Fonti
- Istat.it – Misurare la povertà educativa
- Openpolis.it – Quali sono le cause della povertà educativa
- Invalsiopen.it – Povertà educativa e disparità sociali