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Chi era San Francesco d’Assisi: storia, vita e valori

Chi era San Francesco d’Assisi e perché il 4 ottobre torna festa nazionale? Storia, valori e significato della ricorrenza dedicata al patrono d’Italia a 800 anni dalla sua morte

Nel 2026 si celebrano gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, avvenuta nel 1226.

In questa occasione, Papa Leone XIV ha indetto l’”Anno di san Francesco”, uno speciale “Anno Giubilare”, iniziato il 10 gennaio 2026 e che durerà fino al 10 gennaio 2027, durante il quale i fedeli cristiani sono invitati a seguire l’esempio del “Poverello” di Assisi, diventando modelli di santità di vita e testimoni di pace.

Inoltre, in coincidenza con questo importante anniversario, il Parlamento Italiano ha approvato in modo bipartisan il disegno di legge che ripristina il 4 ottobre, giorno di San Francesco d’Assisi, come festa nazionale; una festività, che era stata soppressa nel 1977.

Ma chi era San Francesco e perché la sua è una figura da riscoprire? Lo vediamo in questo articolo. 

Chi era san Francesco d’Assisi: la storia del patrono d’Italia

San Francesco è nato ad Assisi nel 1182, figlio del ricco mercante di stoffe Pietro di Bernardone e di Monna Pica, nobildonna provenzale. Cresciuto quindi in una famiglia agiata, Francesco ha vissuto una giovinezza dedita ai piaceri mondani.

Dal momento che il suo sogno era quello di diventare cavaliere, a 20 anni partecipa con entusiasmo alla guerra tra Assisi e Perugia, ma durante la battaglia viene catturato e trascorre un anno in un carcere perugino, dove si ammala gravemente.

Una volta liberato e guarito, nel 1205 tenta nuovamente la via della cavalleria, partendo per la Crociata nelle Puglie. Il suo viaggio, però, si interrompe a Spoleto, dove una forte febbre e una visione spirituale lo spingono a tornare indietro, dando inizio a una crisi interiore che lo avrebbe portato alla conversione.

In quel periodo, dunque, abbandona la vita agiata e la mondanità e inizia a vivere in povertà. Tra 1205 e il 1206, mentre vaga per le campagne, Francesco entra nell’antica chiesetta di San Damiano, un edificio quasi del tutto diroccato. Mentre prega intensamente, sente una voce dirgli: “Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.

Inizialmente Francesco prende queste parole alla lettera, tanto da rubare delle stoffe pregiate dal negozio del padre per rivenderle a Foligno insieme al suo cavallo. Porta poi il denaro ricavato dalla vendita al sacerdote di San Damiano per comprare le pietre necessarie a ricostruire i muri crollati. Solo in seguito, Francesco capisce che la “casa” da riparare non è quella piccola chiesa, ma la Chiesa intera.

Questo episodio porta alla rottura con il padre e all’abbandono di tutti i suoi beni. È famoso l’episodio in cui Francesco si spoglia pubblicamente di tutto quello che possiede e inizia a vivere tra i lebbrosi, prendendosi cura di loro.

Nel 1209, sulla Regola di “povertà, castità e obbedienza”, Francesco fonda l’Ordine dei Frati Minori, noti comunemente noti come frati  Francescani, esistente ancora oggi. 

Nel 1219, durante la V crociata, Francesco si reca in Egitto, dove incontra il Sultano al-Malik al-Kamil. Le fonti a disposizione non sono concordi su quale fosse l’obiettivo di questo incontro e su che cosa si dissero i due, ma l’incontro pacifico tra due “nemici” è visto ancora oggi come simbolo di dialogo tra religioni, fratellanza e ricerca della pace, tanto che nel 2019, in occasione degli 800 anni da questo avvenimento, Papa Francesco ha firmato con il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad al-Tayyeb il «Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune».

San Francesco muore il 3 ottobre 1226 ad Assisi e due anni dopo è canonizzato da Papa Gregorio IX.

I valori di san Francesco: pace, fraternità e cura dei fragili

San Francesco d’Assisi è ancora oggi un simbolo universale di pace, fraternità e amore verso ogni creatura. La sua spiritualità, fondata sulla semplicità, sull’umiltà, sul perdono e sulla rinuncia al possesso, nasce dall’incontro con le persone lasciate ai margini della società. Il celebre episodio dell’abbraccio con il lebbroso segna profondamente il suo cammino di conversione, perché Francesco sceglie di avvicinarsi a chi prima gli suscitava paura e repulsione, riconoscendo nell’altro un fratello. Da questa esperienza matura una concezione della povertà non come semplice privazione, ma come capacità di farsi prossimo, condividere la condizione degli ultimi e vivere una fraternità concreta. 

La pace fu un elemento centrale della sua testimonianza e assunse per Francesco molte forme. Fu innanzitutto una pace interiore, trovata nel rapporto con Dio, ma anche una pace vissuta nella fraternità, nella vicinanza agli esclusi e nella cura dei malati e dei più fragili. Francesco la ricercò inoltre attraverso il dialogo e il rifiuto della violenza, arrivando a farsi lui stesso strumento concreto di pace, con la sua mediazione e l’interposizione del suo corpo, e messaggero di riconciliazione anche nei confronti di chi era considerato un nemico. La sua Regola del 1223 invita i frati a non litigare né contendere, ma a essere miti, pacifici e umili. 

La pace, dunque, non era per Francesco soltanto un semplice augurio o qualcosa da invocare, ma uno stile di vita da praticare ogni giorno, nel rapporto con Dio, con gli altri e con il creato. Lo testimonia per esempio il suo testamento, in cui egli scrive di avere avuto questa rivelazione: «Il Signore mi rivelò che dicessi questo saluto: “Il Signore ti dia pace”».

In un mondo ancora segnato da guerre, divisioni e disuguaglianze, questo messaggio conserva una particolare attualità.

Leggi anche “San Francesco: uomo di pace e fraternità”

Il Cantico delle Creature: un inno alla casa comune

Nel 1225, Francesco compone il “Cantico delle creature”, conosciuto anche come “Cantico di frate Sole e sorella Luna”, considerato il primo testo poetico in italiano volgare. 

Quando è quasi alla fine della sua vita, mentre sperimenta la sofferenza della malattia e la cecità, San Francesco compone una lode a Dio e alla bellezza di tutto ciò che egli ha creato: il sole, la luna e le stelle; l’ acqua, il fuoco e il vento; persino la morte corporale, che sono descritti come “fratelli e sorelle”.

Il Cantico delle creature, e la stessa figura di San Francesco, ha ispirato l’enciclica “Laudato si’”, scritta da Papa Francesco nel 2015 e dedicata alla “cura della casa comune”. Nel suo testo, il pontefice – che di San Francesco ha anche voluto assumere il nome – ha introdotto il concetto di “ecologia integrale” e cioè l’interconnessione tra la crisi ambientale e la crisi sociale che il nostro mondo sta vivendo: la cura della natura non può prescindere dalla cura dell’umanità, specie quella più povera, più fragile, scartata.

Lo spirito francescano nell’accoglienza a Milano: il lavoro di Casa della Carità

Pur non essendo un’organizzazione di ispirazione francescana, si può dire che lo spirito di San Francesco viva nel lavoro quotidiano di accoglienza e cultura della Casa della Carità.

Alla Casa lo spirito francescano si ritrova nei gesti più semplici, che difendono la dignità di chi è stato privato di tutto. Servizi come docce, guardaroba e ambulatori medici non rispondono solo a una necessità materiale, ma rappresentano il primo passo di cura di chi è ferito spesso nel corpo, ma soprattutto nello spirito.

Da sempre, inoltre, alla Casa viviamo quella che don Tonino Bello chiamava “convivialità delle differenze”, perché qui persone di provenienze, culture e fedi diverse vivono insieme in pace. Siamo un laboratorio di fraternità e ci impegniamo costantemente per il dialogo interreligioso, vedendo nelle differenze una fonte di ricchezza.

San Francesco oggi: perché la sua scelta ci riguarda ancora

La Casa della Carità è aperta a tutte e tutti e in particolare alle persone più povere, fragili e sofferenti; il nostro fondatore, il cardinale Carlo Maria Martini, le chiamava “gli ultimi degli ultimi”, che non sono dei “casi” destinatari delle nostre “buone azioni”, ma uomini, donne, bambini e ragazzi con un nome e una storia, con cui costruire una relazione di reciprocità. 

Il sorriso, la stretta di mano, l’abbraccio non sono gesti inconsueti e fanno parte della costruzione di questa relazione. Dalle persone ospiti riceviamo molto, imparano cosa vuol dire stare insieme e coltivare fraternità, come ha insegnato San Francesco.

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