Anche la Casa è tra i luoghi che partecipano a “Progetto ATM – Azione Teatro Mamma” di Ditta Gioco Fiaba
“ATM – Azione Teatro Mamma!” è un progetto di teatro, cultura e formazione, ideato dalla compagna di teatro per piccoli e piccolissimi Ditta Gioco Fiaba, che ha sede nel quartiere Adriano.
Il progetto è dedicato alle mamme e alle famiglie con bambine e bambini dai 18 mesi ai 4 anni e prevede spettacoli e letture mirate per i piccolissimi, incontri di formazione e momenti di riflessione, ma anche semplici occasioni per stare insieme, che guardano al divenire genitori e ai primi anni di vita di bambine e bambini come a un periodo meraviglioso, ma anche faticoso.
Anche la Casa della Carità, in particolare con la sua Biblioteca del Confine, è coinvolta nel progetto che si svolge da aprile a ottobre, in diversi spazi della città.
Azione Teatro Mamma – Intervista a Luca Ciancia
In un tempo sempre più connotato da scenari di guerra e individualismo, l’infanzia e la maternità sono uno spiraglio di luce e speranza per continuare a credere nel futuro. Inserendosi in questo scenario, il progetto ATM – Azione Teatro Mamma prova a guardare al domani, offrendo occasioni di incontro e di costruzione di relazioni vere e vitali per le cittadine e i cittadini del futuro.
Ne abbiamo parlato con Luca Ciancia, fondatore a anima della compagnia Ditta Gioco Fiaba, che promuove il progetto.
Luca, in un presente caratterizzato da un clima di guerra e così carico di sofferenze, e chiusure, il vostro progetto sembra voler creare uno spazio “altro”, fatto di relazione, cultura e condivisione. Che idea di futuro c’è dietro il progetto ATM?
Premesso che lavorare con i bambini vuole sempre dire immaginare un futuro e, anche più spesso, immaginare un futuro diverso e migliore, possiamo dire che con ATM proviamo a proporre un differente modello di cultura e socialità andando proprio per questo a incontrare gli spettatori più piccoli possibili, quelli per i quali il futuro è ancora tutto da immaginare: i bambini a partire dai 18 mesi di età!
Nel nostro progetto il teatro, che pur è il “cuore” di ogni iniziativa, è in un certo senso una scusa per creare un’occasione di vicinanza e condivisione: tra attori e spettatori in primis (intesi sia i piccolissimi che gli adulti che li accompagnano e fanno da tramite, quasi un filtro, tra i loro bimbi e il mondo), ma anche tra spettatori e spettatori; giovani famiglie che possono così riconoscersi in scelte e difficoltà comuni e condivise. Ed è, credo, proprio nell’idea di vicinanza tra persone diverse – e pur capaci di vedere nell’altro uno specchio di ciò che stanno vivendo o vivranno, nel riconoscere similitudini e divergenze – che si pongono i semi per costruire una relazione e una condivisione, ed è qui che sta la nostra idea di futuro.
È ammirevole e anche commovente come l’uomo in ogni epoca, in ogni nazione e in ogni cultura, abbia sempre saputo prendersi cura dei propri cuccioli, con un amore e una dedizione che ci accomunano al di là del colore della nostra pelle, della nostra provenienza o delle nostre idee. Ed è nel riscoprirsi in questo aspetto certamente semplice, basilare e quasi scontato, eppur profondamente umano, che crediamo si possano porre le basi per un futuro diverso, dove il nostro essere – sotto sotto, profondamente e inevitabilmente – tutti uguali divenga uno strumento per vivere con partecipazione e gioia il fatto che, a ben vedere, siamo tutti diversi!
Il percorso che proponete è dedicato in particolare a mamme e bambini, ma apre anche a partner, famiglie e altri adulti di riferimento. Che tipo di comunità futura immaginate di contribuire a costruire?
Diventare genitori oggi significa affrontare una profonda trasformazione, personale e sociale. Ma se da un lato la maternità e la paternità sono esperienze straordinarie e fondanti, dall’altro spesso si accompagnano a una forte sensazione di isolamento e solitudine, in particolare per le donne.
In una società sempre più frenetica e individualista, i neo-genitori – soprattutto le mamme – si trovano spesso a vivere questa fase delicata senza una rete di sostegno comunitaria, tra nuclei familiari sempre più ristretti, servizi insufficienti e un pensiero diffuso che tende ancora a relegare la cura dei figli alla sfera domestica e femminile. Nelle società tradizionali la maternità era considerata un evento naturale e fisiologico, e durante tutte le fasi la neo-mamma era accompagnata, accudita e sostenuta dalle altre donne della famiglia; le donne nella maggior parte dei casi formavano delle “comunità al femminile” di legami parentali o amicali in cui l’accudimento dei bambini, pur se relegato alla sfera femminile, era almeno condiviso con quella comunità.
Oggi la situazione è molto diversa: la realizzazione femminile finalmente non si limita alla sfera della maternità, le neo-mamme sono spesso anche donne lavoratrici, la loro età media è più alta e tendenzialmente i nuclei familiari sono ristretti; le coppie di neo-genitori spesso vivono in città diverse dalle proprie famiglie d’origine e sono circondate da amici analogamente impegnati nelle proprie dinamiche professionali e sociali. È come se la società moderna, però, pur con la sua ricchezza di opportunità e strumenti, vivesse con un’inedita difficoltà la capacità di essere comunità, di ritrovarsi e rispecchiarsi nei fatti chiave della vita quale la nascita dei figli e la creazione di una famiglia.
Nel futuro che immaginiamo e vorremmo proporre, l’universo che si muove intorno ai bambini torna ad allargarsi per superare l’alienazione del contemporaneo e proporre una dimensione fatta sì di genitori ma anche di nonni, zie e zii, sorelle e cugini, amici e amiche nella quale le relazioni siano vere e vitali e capaci di essere nutrimento per tutti. Negli spettacoli che immaginiamo, e anche mettiamo in scena, tutti partecipano e tutti si divertono come in una grande festa in cui ognuno possa trovare qualcosa davvero su sua misura!
Guardando al calendario delle attività: quali sono gli appuntamenti o i momenti che più incarnano questa idea di sguardo sul futuro, di “nutrire la vita” — sia per i più piccoli che per gli adulti — e che consigliate di non perdere?
Ogni spettacolo dello scoiattolo Gillo è un’avventura a sé stante capace di emozionare ed elaborare in un’azione immediata e semplice tutta la progettazione e il pensiero che lo precedono; ma credo sia importante sottolineare la presenza nel nostro progetto di iniziative diverse che nella pluralità di approcci e stili di lavoro con la maternità e la primissima infanzia rappresentano proprio la ricchezza del palinsesto delle proposte.
Queste sono in particolare le letture condotte dalle bibliotecarie della Casa alla Biblioteca del Confine con una carica umana rara, o gli incontri di artcouseling della counselor Alessia Villa che sapranno creare un contesto accogliente in cui le partecipanti possano ritrovarsi come madri, ma anche come donne e persone, dando spazio a ciò che sentono, a ciò che stanno diventando e a ciò che di sé desiderano custodire o ritrovare.
Attraverso attività creative, lavoro simbolico, momenti di parola e condivisione in gruppo; questo percorso accompagnerà le partecipanti in un processo graduale di riappropriazione di sé. Il percorso avrà anche un proprio momento di pubblica restituzione domenica 18 ottobre, data che sarà la chiusura del progetto ATM ma anche l’inizio della nuova edizione 2026/2027 della rassegna piccolissimi della compagnia.