Leggi la lettera di don Paolo Selmi, presidente della Fondazione, che apre il Bilancio di sostenibilità 2025 della Casa della Carità.

Care e cari,

mi fa piacere presentarvi il Bilancio di sostenibilità 2025 della Casa della Carità, che è per noi l’occasione di raccontare ciò che abbiamo realizzato nell’ultimo anno e quello che, dal nostro piccolo osservatorio, abbiamo colto delle fragilità che attraversano Milano.

Nel 2025 il numero delle persone ospitate è rimasto stabile, ma sono cambiate le loro fragilità, sempre più complesse, che spesso si accompagnano a problemi di salute fisica e mentale. Per questo, i percorsi di accompagnamento tendono a durare più a lungo e il turnover diminuisce.

Questo non significa, però, che la Casa si sia chiusa su sé stessa, al contrario. Abbiamo rafforzato quei servizi che rappresentano il punto di incontro con la città.

A crescere è infatti il numero di persone che si sono rivolte ai servizi diurni, che intercettano bisogni diversi, ma che hanno una caratteristica comune: essere una porta d’accesso a diritti e nuove possibilità. Queste persone entrano in contatto con noi da un luogo per noi molto speciale chiamato “Malabrocca”, in omaggio a Luigi Malabrocca, il ciclista che negli anni ‘40 arrivava volontariamente ultimo al Giro d’Italia. La sua era una strategia per vincere in un altro modo. Ecco, la nostra speranza è che gli ultimi possano vincere, perché finalmente vedono riconosciuti i propri diritti.

Ogni giorno centinaia di persone attraversano questa porta, rendendola un luogo privilegiato per comprendere i bisogni emergenti. Sono uomini e donne, italiani e stranieri, giovani e anziani. Arrivano grazie al passaparola; cercano ascolto, informazioni, orientamento. Alcune richieste riguardano necessità immediate, come fare una doccia o ricevere abiti puliti. Altre, invece, raccontano situazioni più complesse: problemi abitativi, difficoltà economiche, percorsi migratori dolorosi, fragilità di salute.

Tra i bisogni che emergono maggiormente c’è la residenza. Può sembrare un tema burocratico, ma senza residenza molti diritti sono inesigibili. Per questo dal 2019 la Casa collabora con il Comune di Milano nel progetto Residenza-Mi. Nel 2025 il numero di persone aiutate dal servizio è diminuito sensibilmente, per la decisione del Comune di limitare l’accesso alle sole persone che vivono in strada. Rimane però aperto il confronto con l’amministrazione, per individuare strumenti per riconoscere e regolarizzare anche altre situazioni di grave esclusione abitativa, che rischiano altrimenti di restare invisibili.

Un altro importante segno dell’apertura della Casa è rappresentato dalla Biblioteca del Confine, che coinvolge bambini e ragazzi delle scuole in progetti che utilizzano la cultura come strumento di incontro, favorendo apprendimento, consapevolezza e coesione sociale.

Proprio su questi spazi di apertura abbiamo concentrato un primo percorso strutturato di valutazione del nostro impatto sociale. L’analisi ha riguardato, da un lato, le persone arrivate attraverso servizi come docce e guardaroba, che hanno intrapreso percorsi più articolati di accompagnamento; dall’altro, le scuole coinvolte nei progetti della Biblioteca.

I risultati, che leggerete nel bilancio, mostrano come questi interventi contribuiscano a generare rafforzamento delle autonomie personali, benessere, coesione territoriale e cittadinanza.

Un altro dato che colpisce è la crescita significativa delle persone che frequentano la Scuola di italiano per stranieri, che è molto più di un luogo in cui si insegna una lingua: è uno spazio di inclusione e relazione. La scuola svolge una funzione preziosa perché, accogliendo chi non riesce ad accedere ai percorsi formativi statali, contribuisce a rompere il circolo vizioso dell’esclusione, offrendo opportunità concrete di apprendimento e partecipazione. Non poter imparare l’italiano, infatti, significa non riuscire a orientarsi, fare fatica a trovare un lavoro regolare, non vedersi riconosciuti i propri diritti.

Per l’ottimo funzionamento della scuola, che nel 2025 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro con la rete Scuole Senza Permesso, desidero ringraziare le volontarie e i volontari che la animano, perché grazie a loro continua a crescere e ad adattarsi ai bisogni dei nuovi cittadini di Milano, che esprimono un forte desiderio di partecipare pienamente alla vita della comunità.

In conclusione, il mio grazie va a operatrici, operatori, volontarie e volontari che ogni giorno mettono a disposizione competenze ed energie.

Un ringraziamento va anche a donatrici e donatori che, con il loro sostegno, rendono possibili le nostre attività. Senza la loro fiducia e generosità, molte esperienze e risultati raccontati in queste pagine non esisterebbero.

Buona lettura.

Don Paolo Selmi,

presidente Fondazione Casa della Carità