Intervista a Michele Ferraris della Fio.PSD, coordinatore nazionale della rilevazione “Tutti contano”
Il 26, 28 e 29 gennaio 2026, in 14 grandi città italiane, si è svolta la prima rilevazione nazionale delle persone senza dimora “Tutti contano”, promossa dall’ISTAT e condotta dalla fio.PSD, la Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, che riunisce enti e organizzazioni, sia pubblici che del privato sociale, che si occupano di grave emarginazione adulta.
A oggi, non esiste un sistema di dati ufficiali completo e aggiornato sulla popolazione delle persone senza dimora in Italia. Raccogliere dati a livello nazionale, serve perciò a conoscere meglio il fenomeno della grave emarginazione adulta e, soprattutto, a migliorare le politiche e i servizi dedicati alle persone che vivono in strada.
I dati di questo “censimento” saranno disponibili nei prossimi mesi. Abbiamo comunque interpellato Michele Ferraris della Fio.PSD, coordinatore nazionale della rilevazione, per sapere come si è svolta e com’è andata questa sperimentazione.
Che cos’è “Tutti contano”?
“Tutti contano” è un progetto inserito dall’Istat all’interno del censimento nazionale permanente, con l’intenzione poi di renderlo strutturale, ripetendolo ogni 4-5 anni.
Fino a ora erano state fatte delle conte in periodi diversi in alcune città, come Milano, Brescia, Catania o Padova, ma questa è la prima rilevazione che si svolge in contemporanea in 14 città metropolitane: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Messina, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia.
Come si è svolta la rilevazione?
La rilevazione si è svolta in tre serate distinte: il 26, 28 e 29 gennaio 2026: il primo giorno si è svolta la conta visiva vera e propria, sia in strada che nelle strutture di accoglienza. Il 28 e 29 sono invece state fatte delle interviste di approfondimento, piuttosto lunghe, a un campione di persone individuate nella prima serata; il primo giorno nelle strutture e il secondo per strada.
Con quale obiettivo?
L’obiettivo è comprendere meglio il fenomeno dell’homelessness per poter modulare in modo più efficace gli interventi e far sì che il Governo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e in generale chi stanzia fondi, li possa orientare in maniera migliore, sia in termini di quantità, ma anche come destinazione d’uso. Perché se si conoscono non solo le cause, ma anche le condizioni di queste persone, si possono forse prevenire ulteriori accessi in strada.
I dati ufficiali della rilevazione “Tutti contano” saranno disponibili nei prossimi mesi. Nel frattempo, che bilancio puoi fare di questa prima esperienza nazionale?
È stata un’esperienza complessa e anche faticosa da gestire, perché si trattava di organizzare le squadre, la formazione e coordinare oltre 200 collaboratori, divisi tra coordinatori metropolitani, che erano uno per città, più i responsabili della rilevazione, ognuno dei quali aveva un cluster di aree di cui occuparsi. Sotto di loro c’erano i circa 6.500 volontari che si sono iscritti a partecipare.
Però ci siamo riusciti, e soprattutto si è riscontrata grande partecipazione e anche entusiasmo nelle serate della rilevazione. Abbiamo trovato un bel clima nei centri d’accoglienza, per cui l’esito è stato molto positivo.
Hai detto che si sono iscritti a partecipare circa 6.500 volontari in tutta Italia. Chi erano queste persone?
Il dato delle persone che hanno partecipato come volontarie secondo me è molto interessante, perché 6.500 sono davvero tante. La maggioranza era composta da donne. Siamo andati dai 18 agli 80 anni, però la fascia di età tra i 25 e i 50 anni era quella più rappresentata, quindi persone che lavorano, che studiano, che hanno interessi e che hanno deciso di dedicare un po’ del loro tempo alla conta.
I volontari e i servizi che già si occupano di persone senza dimora erano coinvolti, ma per arrivare a cifre così alte si è attinto a tutta la cittadinanza, per cui abbiamo fatto questa campagna di comunicazione che ha coinvolto reti nazionali e locali e anche personaggi famosi, che hanno dato il loro volto per invitare le persone a iscriversi come volontari, e ha risposto tutto un mondo che non si era mai avvicinato al volontariato o alle persone senza dimora.