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Casa della Carità
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Il volontariato alla Casa della carità, il saluto di Luigi

Alla Casa della carità conosciamo ogni giorno storie straordinarie. Non solo quelle dei nostri ospiti e delle persone che si rivolgono a noi per chiedere aiuto. Storie importanti sono anche quelle dei nostri volontari: uomini e donne di ogni età, che mettono a disposizione il loro tempo, partecipando alla vita della Casa con il loro prezioso supporto. Tra queste storie c'è quella di Luigi, che per tre anni è stato volontario del servizio Docce e Guardaroba. Per motivi personali, Luigi ha dovuto lasciare l'attività di volontariato, dedicando alla Casa questa bellissima lettera, che vogliamo condividere.


"Termina oggi il mio rapporto di volontario presso la Casa della Carità e soprattutto nel gruppo D&G, docce e guardaroba. Oggi cala il sipario su un’esperienza umana caratterizzata dalla straordinaria coincidenza di amicizia, cooperazione e formazione: tutte insieme queste cose al servizio della nostra comunità. In un unico percorso di rimandi e ricordi che fendono e bruciano lo sguardo sul passato e proiettano la luce della speranza in avanti, verso un futuro nuovo. Oggi si concludono tre anni di lavoro e crescita che, rimarrà legato alla mia vita per sempre.

Perché, è evidente, il volontariato rappresenta molte cose, più di quello che mi sarei aspettato. Una sorpresa straordinaria che richiama emozioni e sensazioni, pratiche e concetti di livello assoluto. Non un impegno, non una scuola, non un lavoro. Ma tutte queste cose fuse in un corpo unico. Un corpo mai distinto dal resto eppure diverso, variegato, omogeneo, come in un cammino che, giorno dopo giorno, si compie verso una nuova maturazione. Non è poco.

Ho iniziato questa esperienza nell'aprile 2016. Quella era un’altra fase della vita mia vita. Un'altra storia, con altri racconti. Per quanto difficile, il mio primo approccio fu appassionato, sapido, piacevole. Bagnato da una curiosità discreta, ma sincera fino al midollo. Uno scambio alla pari tra culture di diverse terre. Punti di vista a confronto in un progetto totalizzante. Da lì in poi la mia storia, i miei desideri, le mie ambizioni e le mie capacità professionali e umane si sono intrecciate in un groviglio di sensazioni e nuovi percorsi che, oggi, mi consentono di guardare indietro e riprendere, con limpidezza, tutti i pezzi del mosaico composto nella tavola luminosa dell’impegno. Uno per uno, per disporli secondo le esigenze della mia vocazione messa al centro, condivisa ed esaltata dal gruppo che fortifica e smussa, leviga e impreziosisce. Voglio partire da qui, dunque. Dalla consapevolezza cristallina del successo umano ottenuto sul terreno dallo stare insieme. Uniti.

Ma c’è dell’altro. Ho ricevuto molto in questi anni, è vero. Ma ho anche dato. Oltre ogni mia immaginazione iniziale, sono stato travolto dalla voglia di essere parte integrante di qualcosa. Di un progetto più grande. Di un cammino condiviso con una comunità. Gente a cui si presta servizio, guidati dalle regole giuste del vivere civile, e sorretti dall’anima democratica della nostra Costituzione.

Il volontariato mi ha mostrato il volto nuovo dell’attività lavorativa. Mi ha mostrato un altro livello di percezione e di decodificazione di me stesso.  La bellezza dello sforzo per la propria identità. Avrei, forse, potuto fare di più. Di sicuro lo avrei voluto. Ma tre anni trascorrono troppo velocemente per poter concretizzare tutti i pensieri, le idee e i programmi portati come bagaglio. In questi mesi le attività svolte sono state numerose ed elencarle tutte, adesso, non avrebbe senso. Ciò che ha senso ricordare, invece, è l’insegnamento che queste attività hanno garantito, ai senza fissa dimora e alle altre persone incontrate qui.

Oggi posso affermare di essere più grande. Alla radice di questo mutamento in positivo c’è la Casa della Carità con i suoi volti e le storie che li animano: e poi le regole, le prassi, il lavoro, lo scambio umano. La Casa pulsa, e io mi sono sentito parte di questo organismo in costante fermento. Ma questa parentesi oggi si chiude. Bella, intensa, ricca di cose che faticherò a rimuovere dalla vita quotidianità. Don Virginio e tutti i collaboratori e i dipendenti, tutti insieme, mi avete fatto sentire importante. Ognuno a suo modo.

Nel rispetto e nella condivisione di un percorso, io ce l'ho messa tutta. Con i miei limiti e con i miei difetti. Peccato debba finire. Ma le cose belle hanno una durata limitata. L’importante è che aprano ad altri percorsi e ad altre esperienze. Con questa certezza lascio la Casa della Carità. E in questa certezza è racchiuso il successo del vostro progetto".

Un grazie sincero
Luigi

 
 
 

Il presidente della fondazione

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