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Casa della Carità
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Vivere il presente, immaginando il futuro

Un'intervista con Fiorenzo De Molli, responsabile del Settore Accoglienza della Casa

25 giugno 2020

Durante la pandemia di Coronavirus, la vita della Casa della carità è cambiata molto. Insieme agli ospiti stiamo vivendo un nuovo presente e stiamo immaginando un futuro diverso. In questi giorni, tutta la Fondazione è impegnata per riavviare i servizi sospesi per il lockdown, nella prospettiva di una "nuova normalità". 

Nell'attesa, abbiamo dato voce ad alcuni operatori che sono stati in prima linea durante l'emergenza, per raccontarvi il nostro impegno quotidiano in questi ultimi mesi e per condividere alcune riflessioni sul domani.

Dopo aver intervistato Maurizio Azzollini, Direttore generale della Fondazione, e Gaia Jacchetti, medico della Casa della carità, abbiamo incontrato con Fiorenzo De Molli.

Fiorenzo è il responsabile del Settore Ospitalità e Accoglienza. Alla Casa della carità fin dagli inizi, di emergenze ne ha vissute tante. Ma questa è stata, per la Casa, un’emergenza diversa dalle altre. Ne abbiamo parlato con lui…

Fiorenzo con il card. Martini, durante la sua visita alla Casa nel 2005

Come sono stati per te questi mesi?
Sono stati mesi lunghi, ma corti allo stesso tempo, attraversati da stati d’animo differenti. All’inizio c’era tanto disorientamento, perché non si capiva cosa stesse succedendo, che cosa bisognava fare. Poi ho vissuto il timore per la mia salute… avendo più di 60 anni sono considerato una categoria a rischio e ho visto morire anche alcune persone conosciute, come don Franco Carnevali, e questo ha generato un po’ di paura.Con il passare del tempo mi sono abituato alla situazione e aver fatto il tampone, scoprendo di essere negativo, ha dato un po’ di morale. Mi son detto: posso conviverci, posso farcela, sono meno esposto dei medici e con tutte le precauzioni del caso posso gestire la situazione e stare vicino alle persone in difficoltà.

E rispetto all’operare della Casa?
Ho vissuto questi mesi con molta angoscia per chi abbiamo dovuto lasciare fuori, penso ai senza dimora ospiti delle docce, che non hanno nessuno. La pandemia ci ha costretto a un “si salvi chi può” e questo per me è stato terribile, straziante. Mi sono domandato tante volte e ho posto questa provocazione: è corretto? Ma questa è stata per noi un'emergenza diversa dalle altre, perché tutta la Casa si è fermata: per usare una metafora calcistica, abbiamo fatto catenaccio per difendere i nostri ospiti e ha funzionato, ci siamo difesi bene, ma giocando in difesa, non si fa gol. E questo un po’ l’ho patito: non essere riusciti a dare, come Casa, un contributo diverso e propositivo alla città.E poi ho iniziato a pensare al dopo…

 
 
Fiorenzo intervistato dal TG3, all'inizio dell'emergenza Covid

Come potrebbe essere, secondo te, il dopo per la Casa della carità
Certe cose potremo ancora farle come prima, altre dovranno necessariamente essere pensate diversamente. E poi il Covid ci ha obbligato a mettere in attivo cambiamenti che avevamo già intuito, che avevamo già in mente, ma che non avevamo la forza o il coraggio di portare avanti.Il percorso di “Regaliamoci futuro” (il percorso di ripensamento dell’accoglienza della Casa, ndr), è un’istanza nata prima dell’emergenza, ma ora la vita reale ci interroga. In questi anni abbiamo vissuto tante situazioni che ci hanno aiutato a crescere. E anche questa situazione ci servirà a crescere, se riusciremo a lasciarci modellare dai nuovi bisogni, se non ci arroccheremo su noi stessi, ma se sapremo trovare nuove risposte da mettere in campo nei prossimi anni, che si prospettano difficili.

Che cambiamenti ci sono stati nel tuo lavoro e nel rapporto con gli ospiti? 
Ci siamo trovati a lavorare allo stesso modo tra persone con ruoli differenti e ci siamo aiutati molto. E questo è importante, perché fa capire che anche una situazione così difficile, insieme può essere gestita. E poi sono tornato a essere un operatore a diretto contatto con gli ospiti, adesso li conosco tutti. Mi ha fatto tornare giovane ed è stato un bel bagno di realtà per chi, come me, ha ruoli di responsabilità.

 
 
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Il presidente della fondazione

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