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La visita di Francesco un segnale per Milano

20 marzo 2017

In attesa dell'arrivo del Pontefice il 25 marzo nella nostra città, una riflessione di don Virginio Colmegna a partire dai luoghi scelti da Bergoglio

Fra una settimana esatta il Papa sarà a Milano. La sua visita è un dono importante, un appuntamento preparato con cura dall’Arcivescovo, dai sacerdoti e dai fedeli di tutta la Diocesi, ma anche un momento atteso da tutte le persone entusiaste per il messaggio di pace e fraternità di Francesco. La giornata del 25 marzo sarà un incontro gioioso, aperto a tutti, capace di parlare a cattolici, cristiani, fedeli di altre religioni e non credenti. Quello tra il Papa e la città metropolitana sarà un vero e proprio dialogo, al quale Milano arriva condividendo virtù e sofferenze, proponendo la sua tradizione e le sue nuove culture, mostrando i suoi luoghi storici e quelli più marginali. Non a caso, è proprio da qui che il Pontefice inizierà la sua giornata.

La prima tappa della visita del Papa alle case bianche in zona Forlanini è una dichiarazione di intenti: una città la si guarda meglio dalle sue periferie e la si capisce davvero incontrando le persone che lì vi abitano. Del resto, ancora prima di essere eletto, Bergoglio invitava già la Chiesa ad andare verso “le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali”. Lo disse ai cardinali alla vigilia del conclave, lo ha continuato a ripetere con forza dopo la sua elezione. E tutte le volte che ho sentito le sue parole ho ripensato a quelle di un altro gesuita, il Cardinal Martini, che ha sempre invitato la città intera a lasciarsi interrogare dalle sofferenze dei “più sprovveduti” e a partire dagli ultimi per trovare soluzioni positive ai problemi di tutti.

Arrivando dopo la visita in via Salomone, allora, l’incontro in Duomo con sacerdoti e suore  acquista un significato ancora più forte: unisce centro e periferia, ricorda il concetto di “Chiesa povera e per i poveri” e ribadisce l’importanza di una vera “conversione ecologica”, per la giustizia e l’inclusione, contro le disuguaglianze e lo scarto. Ed è proprio all’interno di questo orizzonte, tracciato dal Pontefice nella Laudato si’, che va collocato anche il momento successivo della visita: il pranzo a San Vittore. Perché, in una giornata tanto densa, trascorrere tanto tempo in un carcere? Perché è partendo da luoghi come questo che la Buona novella del Vangelo ci dà il coraggio di opporre riconciliazione, giustizia e pace a vendetta, rancore e scontro.

Così come le case bianche danno ancor più senso al Duomo, allo stesso modo le ore nella casa circondariale con i detenuti rafforzano gli appuntamenti al parco di Monza  con i fedeli e allo stadio di San Siro con i giovani. Le prime arricchiscono i secondi, li rendono ancora più autorevoli perché l’attenzione verso gli esclusi è un primo passo imprescindibile per l’ecologia integrale promossa dal Papa.

Nella visione di città - e di società - di Francesco nessuno dei luoghi che toccherà il 25 marzo può mancare. Sono tutti necessari e in ciascuno di essi bisogna “essere vicini a nuove forme di povertà e di fragilità in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente, anche se questo apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati”. Lo ha scritto nell’Evangelii Gaudium dove, poche righe dopo aggiunge: “Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo!”.

Non so se il Pontefice avesse in mente Milano mentre scriveva questo passaggio, ma sono certo che il far dell’accoglienza un motore di crescita per tutti sia una delle caratteristiche della nostra città che l’hanno resa grande. Mi auguro allora che la visita del Papa possa diventare un’occasione per riscoprire questo nostro patrimonio, per renderlo ancor più vivo e, una volta che Francesco sarà ripartito, per trasformarlo in azioni concrete sempre più attuali ed efficaci.


Articolo pubblicato su La Repubblica Milano del 18 marzo 2017

[Foto: www.chiesadimilano.it/]

 
 

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