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VII Domenica dopo Pasqua

At 1,15-26 1 Tim 3,14-16 Gv 17,11-19

18 maggio 2015

È il mandato, la preghiera che Gesù fa al Padre invocando il dono dello spirito, perché la comunità dei discepoli sia annunciatrice della salvezza, sia consacrata nella verità. E’ la verità che si fa storia umana, scorre nella vicenda umana, per rendere credibile e vero che siamo figli del medesimo padre. E’ la Chiesa del Dio vivente ”colonna e sostegno della verità”. Si invoca lo Spirito anche dopo la tragedia del tradimento e la morte di Giuda, che è anche lui nostro fratello, è inscritta nella storia umana. “La sorte cadde su Mattia”. Questa sorte è l’affidarsi a uno spirito che conduce, anche nell’accompagnare il cammino della Chiesa, comunità di uomini e donne, che porta con sé tutta la fragilità e debolezza, errori e segni di speranza. Gesù prega perché i discepoli vengano custoditi dal maligno. In noi vi è il sigillo dell’eternità, il segno, siamo chiamati in Lui a diventare  eredi di vita eterna, custoditi per sempre nella felicità che è vita piena, che cancella il male e sbaraglia la morte. Per questo dobbiamo accogliere la misericordia che è Dio, il suo abbraccio riconciliante e colmo di tenerezza. E dobbiamo vivere il cammino di riconciliazione, chiedere e vivere il perdono, accogliere, ospitare e farci ospitare dall’amore di Dio.

La verità inscritta nella creazione è l’Alleanza con Dio, è iniziativa di Dio. Ecco perché in noi, raggiunti dalla misericordia di Dio, incorporati in Gesù morto e risorto, nell’Eucarestia sacramento vivente, non possiamo fare altro che farci perdonare per quella comunità corrotta e invocare con segni di gratuità e pace il cammino nostro, di donne e uomini che accolgono la Parola di verità e vivono nell’Eucarestia lo spezzare del pane e la comunione con la Pasqua di Gesù.Si, l’Eucarestia non è un rito qualsiasi, è il sacramento che ci fa corpo di Gesù, porta in noi, nella nostra carne il mistero di dedizione e consacrazione che Gesù ha vissuto stando tra noi. Lui è asceso al cielo a prepararci il posto della nuova creazione, cieli nuovi e terre nuove. Tocca a noi continuare ad attendere l’incontro definitivo, celebrando e vivendo come Gesù ha vissuto e insegnato.Ecco perché la verità sta nel Vangelo, che non è codice morale, è una storia di vita. Lì incontriamo i poveri, il volto di Gesù, la sua presenza ancora tra noi. E per questo come comunità non possiamo fare altro che vivere questa paradossale verità, che il Dio che è misericordia è nascosto negli umili, poveri, e porta su di sé il peccato del mondo, la fragilità umana. “I poveri li avrete sempre con voi”. “Non sono venuto  per i sani ma per i malati”. E’ un cammino duro e aspro, a volte impossibile, parrebbe, carico di cadute, ma è il cammino della croce che vede Maria ai piedi del Crocefisso, Giovanni si sente affidato a Maria, Pietro piange il tradimento e Giuda si consegna alla morte.

Tra pochi giorni è Pentecoste: siamo come i discepoli chiusi nel cenacolo a chiederci cosa fare. Siamo pieni di fragilità, di debolezza, di sentimenti di inquietudine, ma il Signore non ci lascia soli, ci dice di ricostruire sempre il nostro cammino. Matteo porta in sé la tragedia del tradimento di Giuda, che entra nel nuovo cammino che è riconciliato e perdonato. Quanti interrogativi, incertezze ma anche quanta consolazione sapere che Gesù non ci lascia soli, ma ci consacra nella verità. E allora tocca a noi riprendere il cammino vivendo l’Eucarestia nella vita di ogni giorno. Il cuore nostro deve essere allargato a dimensioni universali, deve portare in noi il dolore del mondo, ma anche la speranza e la vita che è carità piena.Contempliamo amando, portando in noi il dolore e la speranza: è il cammino di Chiesa che ci è dato da vivere. Due donne cristiane di Palestina stanno per essere beatificate come segno che ci apre a speranza.

La pace deve inondare i cuori. Quando si sta vicino, ad esempio, a persone che delirano e stanno male, a volte non possiamo fare altro che stare accanto, prossimi e increduli ma carichi di amicizia. Forse è quanto ci è chiesto di vivere per attendere insieme il dono dello Spirito.Dobbiamo però avvertire che la verità a cui siamo consacrati è tutta nel Dio che è misericordia. E questo giubileo è già in noi, può essere vissuto chiedendo perdono e liberando il cuore da qualsiasi chiusura, invidia inutile, cedimento al rancore. Sentiamoci amati perché perdonati e a noi tocca dare corpo a questo dono, che ci è dato e che attendiamo. Il numero 12 è simbolicamente il segno dell’universalità, dello sguardo che abbraccia tutta la storia umana dove l’evento della Pasqua è mistero di riconciliazione e di vita. Consacriamoci a questo mistero di pace.

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