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III domenica dopo il martirio

Is 43,24c-44,3; Sal 32; Eb 11,39-12,4; Gv 5,25-36

 15 settembre 2013

Gesù è il testimone del Padre, è il Figlio che ha la missione di annunciare il giudizio di Dio misericordioso che è Risurrezione di una vita che è conclusione e inizio di un cammino che non conosce più la caducità del male. Il Vangelo ci pone di fronte al dramma, al contrasto tra bene e male, tra giustizia e ingiustizia. E’ così la storia della salvezza, di una libertà sconfinata, consegnata all’uomo e alla sua storia. Sconfinata e apparentemente potente, che può portare molestia al Dio misericordioso, che cancella i misfatti “per amore di me stesso”. In altre parole Dio riconsegna e fa rifiorire il patto di amore perché il male, il peccato aggrediscono il piano di Dio. Quel Dio che ha mandato il figlio suo, il primogenito della creazione. Ecco perché, come dice la Lettera agli Ebrei, dobbiamo tenere fisso lo sguardo su Gesù, il Figlio dell’Uomo che porta su di sé il peccato del mondo e ci consegna la speranza che non delude, la vittoria sul male, perché in Lui riposa la divinità, è il Figlio di Dio, come il Vangelo di Giovanni annuncia. La creazione è immersa in questo dialogo con il Dio che ricrea, che entra nella storia e semina la misericordia che è pace e vita.

Sì, ciascuno di noi è immesso in questa storia di redenzione, porta su di sé il limite, la fragilità, osserva e si sente anche dilaniato dal dolore, dalla violenza, dalla morte che entra inesorabile nel destino di ognuno, ma anche contemplando Gesù, fissando lo sguardo su di Lui vediamo scorrere la linfa di vita, la felicità che spezza il dolore. E questa dinamica di vita entra nelle relazioni umane, si fa storia di vita. Entra nel volto di ognuno, anche in chi sembrerebbe senza potere, senza nome, anonimo. Dio in Gesù soffre della violenza, del mondo, della guerra fratricida, delle vittime innocenti. Si fa vittime tra le vittime. La fede è questo assumersi il destino degli esclusi, portare dentro di noi la condivisione della prossimità alla sofferenza, incamminarsi poveri tra i poveri, raccontare e rivivere la gioia di un Dio che cancella i misfatti, ci restituisce l’innocenza.
Il Battesimo è un sacramento che segna e consegna alla pienezza della vita; la gioia di viverlo qui, oggi, è forte, è un dono per Casa della carità. Qui si ospitano donne, uomini e spesso quel volto pieno d’amore misericordioso del Gesù che dona la vita, ci richiama a una fede che accoglie, attraversa anche quel male che dall’inizio è entrata nel mondo. Dall’origine, ma non è così e non sarà così, perché il male è vinto e l’innocenza del bimbo porta con sé la vittoria della vita. Dobbiamo accogliere e condividere. Ha così senso il Battesimo vissuto e celebrato. E’ un dono della vita.

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