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Uno studio della nostra fondazione pubblicato su “Ricerca&Pratica” dell'Istituto Mario Negri

4 novembre 2013

La domanda di cura delle persone vulnerabili fatica a incontrarsi con l'offerta. “Occorre una sanità attiva nei confronti di questi soggetti, sensibile e attenta ai bisogni, ma anche pronta ad intercettarli”

Nelle metropoli del mondo i poveri crescono e faticano nel trovare risposte ai loro bisogni primari, tra cui la salute. Milano non fa eccezione e ad evidenziarlo è uno studio della Casa della carità, pubblicato sull'ultimo numero della rivista dell'Istituto Mario Negri Ricerca&Pratica. La ricerca “Domande e risposte di cura” ha analizzato, da un punto di vista quantitativo e qualitativo, il rapporto con il servizio sanitario di 105 persone vulnerabili presentatesi all’ambulatorio della fondazione milanese tra il febbraio e il marzo di quest'anno.

“Il fatto che praticamente la metà dei pazienti (il 48 per cento) sia arrivato all’ambulatorio con l’aiuto degli operatori sociali mostra – sottolineano le autrici dello studio Gaia Jacchetti e Marzia Ravazzini  – la necessità di accompagnamento, sostegno e comprensione di queste persone”.

Il 54 per cento di loro è regolarmente iscritto al Servizio Sanitario Nazionale, ma non “utilizza” il Medico di medicina generale, perché non vuole o perché non è in grado. Inoltre, una quota degli intervistati, il 13 per cento, è composta da migranti regolarmente residenti nel nostro Paese che avrebbero tutti i requisiti necessari per la tessera sanitaria, ma che non assolvono le pratiche burocratiche per ottenerla. Infine, il servizio più utilizzato è il Pronto soccorso: il 61 per cento degli intervistati ci è stato almeno una volta nel corso dell'ultimo anno.

Pazienti psichiatrici, rifugiati e richiedenti asilo, poveri, migranti in difficoltà e homeless faticano a raggiungere autonomamente il servizio pubblico e così la domanda di cura delle persone vulnerabili fatica a incontrarsi con l'offerta. “Occorre quindi una sanità attiva nei confronti di questi soggetti, sensibile e attenta ai bisogni, ma anche pronta ad intercettarli” afferma Maurizio Bonati, responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica dell’IRCCS-Mario Negri di Milano, che ha contribuito allo studio.  

La ricerca sottolinea, inoltre, come le richieste sanitarie provenienti dalle persone più vulnerabili evidenzino il loro desiderio di ascolto (38%), la volontà di cambiare la propria condizione (30%), la scelta di subordinare il bisogno di cura ad altri considerati più importanti come la ricerca di una casa e di un lavoro (25%) e una sofferenza spesso non compresa dall’apparato sanitario (24%). Quella che portano queste persone è una domanda di cura ben più ampia di quella legata ai sintomi o alle patologie per le quali finiscono per farsi aiutare. E questo dalla ricerca emerge in maniera chiara.

“Naturalmente non mancano gli aspetti strutturali del problema dell’ineguaglianza e della privazione" afferma don Virginio Colmegna presidente della Casa della carità. "Le marcate disparità sociali e sanitarie hanno esiti immediati e cronicizzano nel tempo incidendo sulle possibilità di condurre una vita soddisfacente”.

“Però - prosegue con forza -  serve consapevolezza: l’iniquità, anche in salute, non è in nessun caso un fenomeno «naturale», bensì il risultato di una combinazione letale di progetti sociali deboli, misure economiche ingiuste e cattiva politica”.

[foto: Jesslee Cuizon via Flickr]

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