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Dora, dal campo irregolare alla casa di proprietà

Continua la campagna della Casa "Cittadini grazie al lavoro", per promuovere l'inclusione lavorativa di rom e sinti

1 maggio 2018

Dora è una donna rom. Ha 40 anni e cura come badante un’anziana signora milanese. Proprio grazie a questo suo lavoro regolare, tre anni fa è riuscita a sottoscrivere un mutuo e a comprare una casa, dove vive con il marito e i loro quattro figli.

Oggi Dora ha una vita abbastanza tranquilla, molto diversa da quella che portava avanti meno di 10 anni fa, quando viveva in uno dei tanti campi irregolari della cintura milanese, e nel suo futuro non intravedeva alcuna possibilità diversa di vita.

La svolta di Dora avviene nel 2009, quando gli operatori della Casa della carità la incontrano, insieme agli altri residenti del campo di Cascina Bareggiate a Pioltello, che il Comune aveva deciso di sgomberare. “L’abbiamo conosciuta quando siamo intervenuti nello sgombero di quel campo, allora aveva 30 anni e non sapeva né leggere né scrivere”, ricorda Elisabetta Rossi, operatrice del Villaggio Solidale.

Tra il 2009 e il 2010 la Casa della carità in accordo con il Comune di Pioltello replica l’esperienza del Villaggio Solidale a cui la Casa ha dato vita nel 2005 a Milano, insieme al Centro Ambrosiano di Solidarietà. A poca distanza dall’insediamento irregolare sgomberato, viene allestita un’area regolare e attrezzata, dove gli operatori avviano percorsi verso l’autonomia economica e abitativa per le circa 60 persone coinvolte.

 

Tra di loro c’è anche Dora, che per prima cosa segue un corso di alfabetizzazione e, partendo da zero, impara pian piano a leggere e scrivere. Ma non si ferma qui. La voglia di Dora di conquistare un’autonomia anche economica è tanta e la spinge a impegnarsi a cercare un lavoro regolare, grazie al quale oggi ha potuto cambiare la sua vita e a quella della sua famiglia.

Non a caso, una delle prime raccomandazioni di Dora ai figli è quella di studiare, e insieme al marito ha sempre molto investito sulla loro istruzione e formazione. Racconta ancora Elisabetta: “La gioia più grande è stata quando il figlio maggiore, dopo aver frequentato un corso professionale e ottenuto una prima borsa lavoro come elettricista, è stato assunto a tempo indeterminato in un’azienda che si occupa di fibre ottiche”.

 

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