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Casa della Carità
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I preparativi per la mostra che presenta il risultato del laboratorio artistico seguito dai nostri giovani ospiti

 
 

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Shay e Terra scura, le pitture dei nostri ragazzi

9 novembre 2012

Dal 18 novembre, presso la Casa, la mostra che presenta il risultato del laboratorio artistico seguito dai nostri giovani ospiti

Sarà inaugurata domenica 18 novembre, all'interno delle iniziative pensate per l'anniversario della Casa, la mostra “Terra scura” che raccoglie i lavori che i nostri giovani  hanno realizzato all’interno del progetto "Shay", in collaborazione con Casa Elena.

Quest’ultima è un’associazione, legata al sistema Casa della carità, che si occupa di adulti con problemi di salute mentale nel quartiere di Cascina de' Gatti, a Sesto San Giovanni, poco lontano dalla nostra sede. Qui l’equipe di consulenza psichiatrica e psicologica propone agli ospiti numerose attività, delle quali la più importante è il laboratorio di arte terapia in cui gli ospiti, seguiti da un’operatrice specializzata, trovano nei vari linguaggi artistici la possibilità di mediare il loro disagio.

Da gennaio 2012, si è deciso di aprire la partecipazione a questo laboratorio anche ai minori stranieri non accompagnati (molti dei quali nel frattempo sono diventati maggiorenni) ospitati dalla Casa e seguiti dall'equipe educatori del progetto TeA, Territorio e Accoglienza in convenzione con il Comune di Milano

Gli incontri tra i ragazzi, quasi tutti egiziani tranne due giovani provenienti dal Bangladesh, e la arte-terapeuta Erica L'Altrella sono cresciuti intorno al momento della condivisione del tè. Da qui il nome del progetto: "Shay", che in arabo significa, appunto, tè. Per i giovani, il laboratorio è stato l’opportunità per superare la difficoltà linguistica ed esprimere le loro emozioni attraverso linguaggi nuovi, quelli delle forme e dei colori.Il risultato di quello che è diventato un percorso espressivo lungo dieci mesi è stato raccolto dalla mostra “Terra scura”, come la fertile terra delle sponde egiziane del Nilo.

“In effetti, il progetto Shay è stata un’esperienza forte per noi operatori” racconta la coordinatrice dell'équipe di Casa Elena, Serena Pagani. “L'energia confusa dei ragazzi ci ha spiazzati e costretti a cambiare le nostre abitudini e il profilo del laboratorio.  Un’attività meno quieta di quanto ci aspettassimo, più frenetica, energica e rumorosa rispetto al nostro solito lavoro ma costruttiva e meravigliosa. Nelle opere, individuali e collettive, sono convogliate tante emozioni. Questo ha appagato enormemente noi operatori perché il nostro lavoro è diventata l’opportunità di una grande condivisione”.

[sopra, il video che racconta l'esperienza del progetto "Shay"]

 

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