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Casa della Carità
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Il Servizio Civile alla Casa della carità

18 maggio 2016

Pubblicato il bando per il 2016. Le domande di partecipazione vanno presentate entro il 30 giugno


C'è tempo fino alle ore 14 di giovedì 30 giugno per presentare la domanda di partecipazione al bando per il Servizio Civile 2016.  Anche la Casa della carità, che partecipa al progetto "Città Aperta" di Caritas Ambrosiana, è tra gli enti dove i giovani tra i 18 e i 28 anni possono svolgere un anno di volontariato.  A questo link potrete trovare tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione.

Chi fosse interessato a svolgere il Servizio Civile in Casa della carità, può contattare Fiorenzo De Molli ([email protected]) per chiedere tutte le informazioni necessarie oppure per venire direttamente a visitare la nostra sede in via Francesco Brambilla 10 a Milano.  Per saperne di più, vi proponiamo il racconto di Micol, che sta svolgendo il suo anno di volontariato presso la nostra Fondazione.

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“Ero partita con l’idea che quanto studiato sui banchi dell’università non fosse sufficiente ad avere una formazione completa per il lavoro che pensavo di fare:  l’assistente sociale. Dopo alcuni mesi qui ho capito che è sì importante sapere dove si fa la tessera sanitaria, o qual è l’iter per avere il permesso di soggiorno, ma prima di tutto questo viene la relazione con la persona che hai davanti. Una relazione che si costruisce giorno per giorno”.

A raccontarlo è Micol, 22enne laureanda in Servizio Sociale all’Università Bicocca di Milano, che da settembre 2015 sta svolgendo il suo anno di Servizio Civile in Casa della carità, dove è arrivata attraverso il progetto “Città aperta” della Caritas Ambrosiana, e che già conosceva perché era venuta in visita in via Brambilla proprio con l’università. Con Tea, referente dell’area progetti, aveva visitato la struttura, mentre Paolo, responsabile dell’ufficio stampa, aveva descritto agli studenti l’esperienza del viaggio a Lampedusa, insieme agli operatori Fiorenzo e Peppe. 

Così, qualche tempo dopo quella visita, Micol ha varcato le porte rosse della nostra Fondazione sotto un’altra veste. “Da subito – spiega ancora la 22enne - mi è stato dato moltissimo spazio. Mi è stato chiesto in quali aree mi interessasse lavorare e insieme agli operatori abbiamo costruito il progetto del Servizio Civile”. Le aree in cui Micol svolge le sue attività sono principalmente tre. Coadiuvata da Iole e Chiara, insieme agli ospiti di So-Stare, la piccola comunità di accoglienza per persone con problemi di salute mentale, segue la gestione della quotidianità: dalla cucina alla spesa fino alle pulizie. Ma non mancano momenti di svago e di condivisione del tempo libero.

 
Micol insieme a Roberto durante una gita
Micol insieme a Roberto durante una gita
 

All’interno dell’area rom, invece, si occupa soprattutto del doposcuola dedicato ai bambini. “Nei confronti dei rom anche le persone più aperte tendono a essere escludenti. Per smussare pregiudizi che erano anche miei, ho chiesto di lavorare in quest’area. Inizialmente non è stato facile, perché a volte hanno dei modi di fare o di scherzare che non si capiscono, ma grazie all’aiuto delle operatrici Donatella ed Elisabetta, ho imparato a conoscerli meglio e a rapportarmi con loro”. Infine Micol trascorre alcune ore del suo servizio all’accoglienza donne. “È l’area che sento più mia, dove maggiore è stato il coinvolgimento sia dal punto di vista professionale, perché ho avuto modo di partecipare alle équipe con le educatrici Tiziana, Elisa e Vanessa, che dal punto di vista umano. Per esempio, mi ha fatto molto piacere essere stata la prima a cui un’ospite ha raccontato di aver trovato un appartamento dove presto andrà ad abitare”. 

Alle ragazze e ai ragazzi che volessero svolgere il Servizio Civile alla Casa della carità, Micol dice: “Bisogna sapere che è un’esperienza impegnativa, che assorbe tempo ed energie. A volte c’è un po’ di fatica, ma allo stesso tempo è un’esperienza fantastica, perché ti rendi conto che questa è davvero una casa. C’è relazione, perché si impara a entrare nella vita dell’altro, ma in punti di piedi. E c’è condivisione: se per un paio di giorni gli ospiti non ti vedono se ne accorgono, ti chiedono perché non c’eri, dov’eri”. Di ricordi, racconta ancora Micol, ne porterà con sé tantissimi: c’è per esempio la gita a Marostica con gli ospiti di So-Stare, durante la quale Roberto ha provato a pattinare sul ghiaccio, regalando a tutti un sacco di risate. O la festa che ha appena organizzato Susy, che è felicissima di aver trovato un appartamento dove sta per trasferirsi, ma anche un po’ malinconica perché sta per lasciare quella che chiama la sua “casa madre”. “Sono contenta di aver svolto il mio Servizio Civile in Casa della carità – conclude Micol – e di averlo fatto nell’ambito dei progetti di Caritas Ambrosiana, perché ci hanno proposto momenti di formazione continua e di incontro anche con gli altri ragazzi, con i quali è nato un rapporto di amicizia e di condivisione di esperienze, fatiche e gioie”. 

 
 

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