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La Sapienza della Croce

Cammino di spritualità 2012/2013 - Domenica 13 gennaio

È un testo che ci interroga in profondità. La comunità di Corinto è una comunità piena di carismi, ma anche con forti divisioni interne. Per questo Paolo prende posizione: non è una semplice ammonizione fraterna, ma un richiamo da discepolo di Gesù, quindi autorevole.
Paolo chiede una grande convergenza di prospettive spirituali. Parrebbe una comunità divisa in tanti gruppi che hanno i loro slogan di appartenenza. “Io sono”. Insomma, l’adesione al pensiero del maestro con il suo pensiero caratterizza un’identità che frammenta la comunione. Paolo denuncia l’esistenza di “chiesuole”, respinge anche la “conventicola” che vorrebbe far riferimento a Paolo stesso. E’ la centralità di Cristo che richiama, unico fattore aggregante dei credenti.
E per questo non basta  una dichiarazione, ma occorre una vita spirituale, un lasciarsi attrarre da Lui e dal suo mistero di dedizione. E’ la crocefissione di Cristo l’evento salvifico decisivo per i credenti, battezzati e consacrati dallo Spirito a Lui.
Per contrastare lo spirito fazioso Paolo fa riferimento alla morte di Gesù come all’evento fondante e unificante la Chiesa. Non è un’immagine di trionfo, ma è una sapienza apparentemente sconfitta che Paolo annuncia rifiutando una lettura di gloria e di potenza sfolgorante.
E’ netta l’antitesi tra sapienza umana di carattere “religioso” e predicazione della croce di Cristo. Il Vangelo è la lieta notizia che in Cristo crocefisso viene offerta  all’umanità la salvezza. Mettiamoci ad ascoltare in silenzio adorante questo testo biblico.
Mi faccio introdurre da una preghiera della piccola sorella Magdeleine:

aspetto….
E non c’è di meglio
Che paragonarmi
Alla bandieruola
Sopra un tetto,
a una bandieruola
che vuol essere
più sensibile possibile
al minimo soffio
del Signore


Sì certe pagine le possiamo accogliere solo se lo Spirito che è in noi geme e intercede.

1 Corinzi: 17-31


Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad evangelizzare, non però con sapienza di parola, affinché la croce di Cristo non sia resa vana. Infatti il messaggio della croce è follia per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. Sta scritto infatti: «Io farò perire la sapienza dei savi e annullerò l'intelligenza degli intelligenti». Dov'è il savio? Dov'è lo scriba? Dov'è il disputatore di questa età? Non ha forse Dio resa stolta la sapienza di questo mondo? Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione, poiché i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci; ma a quelli che sono chiamati, sia Giudei che Greci, noi predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; poiché la follia di Dio è più savia degli uomini e la debolezza di Dio più forte degli uomini. Riguardate infatti la vostra vocazione, fratelli, poiché non ci sono tra di voi molti savi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili, ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose spregevoli e le cose che non sono per ridurre al niente quelle che sono, affinché nessuna carne si glori alla sua presenza. Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, affinché, come sta scritto: «Chi si gloria, si glori nel Signore».

Il testo è la teologia paolina della croce. Vi è una tesi (v. 18): il messaggio della croce è una contraddizione per gli uomini, folle e assurda per alcuni e sapientemente efficace per altri.
E’ questa tesi che ci introduce subito in un cristianesimo “non religioso e appagante”, ma carico di nuove alternative.
Bonhoffer comunicava : ”Cristo non è più oggetto della religione, ma qualcosa  di totalmente diverso: è veramente il Signore del mondo, cosicché i cristiani  pervengono alla completa libertà che è anche libertà dalla religione”.
La croce ci spoglia di sicurezza e ci mette “nudi” di fronte ai fallimenti e alla solitudine della croce. E’ la follia lì si esprime con  il nuovo linguaggio della fede, la sapienza che stupisce.

Il Dio che rende giustizia a coloro che subiscono torti, il Dio che esalta il Cristo umiliato e giustiziato è il Dio della speranza nel mondo nuovo  della giustizia e della pace. Egli viene in questo mondo ai poveri, agli umiliati, agli ammalati, per rimetterli in piedi e guarirli e per comunicare con essi il suo mondo nuovo. E’ questa sapienza sconvolgente, radicalmente rifiutata dalla sapienza umana che va contemplata, accolta. Paolo dà anche la prova scritturistica (v. 19-20).
Paolo indica poi anche la motivazione teologica di questa iniziativa di Dio, Cristo crocefisso è l’estrema possibilità salvifica (vv. 21-24).E’ la stoltezza della predicazione che è salvifica, annuncio di salvezza;e’ questa la parola che deve ancora scandalizzare per avvertire che è annuncio di vita. Mi viene in mente quando, dopo la seconda guerra, mondiale  Camus  dichiarò: ”L’enigma dell’Europa consiste nel fatto che essa non ama più la vita”. E’ una generazione che si sta abituando così tanto ad uccidere e ad essere uccisa, alla morte in massa e alle città distrutte dai bombardamenti, alle guerre e violenze atroci, alla povertà scandalosa e ingiusta che la morte sembra non turbare più a livello di impressione. Essa ritorna come dramma quando si rientra in noi stessi e scopriamo che senza scandalizzarci della morte rendiamo indifferente la vita.
 Un teologo lo chiama il panzer psichico dell’indifferenza”.
Si sta di fronte alla croce per avvertire il valore e la sapienza della vita vera. Il progetto divino trascende la sapienza  e la forza dei progetti umani (v. 25). Paolo qui si preoccupa della croce di Cristo, nella sua persona storica. La sua predicazione è tutta incentrata sulla crocefissione di Gesù.

La meditazione con al centro la riflessione sulla croce deve condurre a un chiarimento della nostra identità di cristiano e di solidarietà “critica” di fronte anche al pensiero contemporaneo, a quello che Paolo chiamava la sapienza umana.
Anche nelle migliori società possibili la vera assistenza cristiana può stare soltanto sotto la croce. I Cristiani nota Moltman: ”si troveranno sempre senza terra e senza patria anche nella società senza classi”.
E l’identità cristiana sta nell’identificazione con il Cristo crocefisso. Dio è annunciato e testimoniato così. Questa speranza nel crocefisso è la sapienza che sorprende e che è da chiedere. Gesù è stato folle per i sapienti, scandaloso per i più e sobillatore per i detentori del potere.
Per questo viene messo in croce. Il crocefisso si fa fratello delle persone disprezzate, abbandonate, oppresse. La teologia cristiana va dunque condivisa in questo popolo e con quel popolo. 
La Chiesa povera che condivide il cammino dei poveri non è un appello morale di rilevanza sociale, è la profezia che ci raggiunge nel più profondo di noi stessi. Dio si rivela sulla croce del Cristo abbandonato da Dio. La divinità di Dio si svela nel paradosso della croce.

Cito ancora Bonhoffer: ”Dio si lascia espellere dal mondo e appendere in Croce. Dio è impotente e debole nel mondo e proprio così , soltanto così, egli è vicino a noi e ci è di aiuto. Cristo non ci aiuta in forza della sua onnipotenza ,ma mediante la sua debolezza con la sua passione… soltanto il Dio sofferente è in grado di prestare aiuto. Questa è l’inversione di tutto ciò che l’uomo religioso da Dio si attende. L’uomo è chiamato a partecipare della passione di Dio di fronte al mondo”.
In Gesù crocefisso Paolo vede l’espressione definitiva dell’azione di grazia di Dio e rilegge la realtà umana storica in questa luce.  Si noti anche la varietà dei termini usati da Paolo: sapienza e stoltezza, potenza e stoltezza, potenza e scandalo, forte e debole, via della perdizione e via della salvezza, mondo e Dio. E’ nel mezzo  di questa contraddizione che sta la Chiesa dei discepoli di Gesù, ai piedi della Croce, contemplando come Maria. Il v. 18 indica la parola evangelica come luogo di giudizio ultimo di Dio anticipato nella storia. La Chiesa cioè, stando ai piedi della Croce, condividendo la sorte dei derelitti si fa annuncio salvifico, profezia di futuro. E’ lì che si manifesta la potenza salvifica che sconfiggerà la morte ( 2 cor 13,14; 1 Cor 6,14). Cristo con la croce ha condannato e sconfitto la sapienza di coloro che credono di fare affidamento sul proprio pensiero e sulla propria forza  per realizzare un destino di vita chiuso su se stessi. Si illudono, dice Paolo, ma comunicano su un sentiero di stoltezza e di stupidità che conduce alla rovina.

Ecco perché il riferimento alla gratuità, all’essere per  non è un semplice indicatore di stile di vita, di scelta, ma è descrizione dell’essere cristiani. Si è cristiani “per”.
Nel modo sorprendente di agire di Dio, egli evidenzia una saggezza e una forza che Paolo accoglie e annuncia. E Paolo esemplifica guardando e descrivendo la situazione della comunità di Corinto. L’agire salvifico di Dio rivoluziona i parametri di riferimento più consolidati dei rapporti umani e le posizioni di privilegio acquisite per un motivo o altro nelle relazioni  della vita associata, Il Signore capovolge le priorità. Gesù sceglie coloro che non contano. Siamo troppo abituati a dare per scontato questa realtà, che al contrario è scandalosa perché mette in moto la profondità della fede, che è accettazione della gratuità salvifica. E’ il dono che ci fa essere (Ger. 9,22-23). L’adesione degli ascoltatori secondo Paolo non si compirà per l’effetto del seducente splendore della parola e del pensiero del predicatore, ma sarà unicamente espressione di fede in Dio e nella sua potenza salvifica. La croce sospinge l’uomo ad una condizione di fiducioso abbandono nel Dio di grazia, apparso misteriosamente come tale nell’evento della morte e resurrezione di Gesù.
 La croce ci sbatte in faccia che Dio resta il nostro creatore anche per il nostro destino ultimo della vita e di piena realizzazione, riconducendoci sempre alla nostra creaturalità.
Sulla croce di Cristo Dio e l’uomo esibiscono la rispettiva carta d’identità non adulterata.

Ancora una volta vorrei che accogliessimo il dramma che si rivela in una professione di fede che sta ai piedi di un crocefisso e che dall’alto della croce grida “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato”. Vi è un sentire il paradosso drammatico del non senso della sofferenza, della violenza che distrugge la vita innocente, del dolore che strappa la vita, che entra a volte a dilaniare il corpo con la sua malattia.
Mi viene in mente Ivan Karamazov nel romanzo di Dostojewski quando narra la sorte di un povero giovane che durante il gioco aveva colpito con una pietra il cane da caccia del padrone che lo fa sbranare dalla muta dei suoi cani. E Ivan rifiutando quell’armonia falsa dice:” che razza di armonia è mai questa dove esiste un simile inferno?. Io voglio perdonare, voglio dare un abbraccio ma non voglio però che si patisca ancora di più…la mia borsa non mi consente di pagare un prezzo d’inganno così salato. Mi affretto a restituire il biglietto . Non che io non approvi Dio, Alioscia, ma con rispetto gli restituisco il biglietto d’ingresso per un tale mondo . Accetto Dio, capiscimi, ma il mondo da lui creato , il mondo di Dio, questo non lo riconosco, non mi posso decidere ad accettarlo”.

Ma questa rivolta, questa ribellione in Paolo è inchiodata ai piedi  della croce, chiede di accogliere la sapienza di un Dio non incapace di sofferenza. L’essere di Dio è nella sofferenza e la sofferenza è nell’essere stesso di Dio, perché Dio è amore e portando su di sé questo dolore ci lascia l’ultima speranza che la morte è sconfitta per sempre. E per raccontare questo dobbiamo, come discepoli, come Chiesa incamminarci “in questa solidarietà senza sconti. “Fraternità di Cristo” significa partecipazione sofferente e attiva alla storia di questo Dio. Il suo criterio è la storia del Cristo crocefisso  e risorto. La sua forza è lo Spirito divino che geme e conduce  alla libertà.
Il suo compimento avverrà nel regno del Dio trinitario, in quel regno che libera ogni…??.e conferisce  a tutto il suo senso”.  Contemplare significa inondare di futuro anche il dolore e l’apparente brutalità della morte. Noi nello Spirito dobbiamo percepire la vicinanza del Cristo risorto, come una gioia che abbraccia tutto il mondo. Il cristiano vede questo mondo travagliato e sofferente già nello splendore del mattino della sua eterna bellezza.
Alcuni sapienti hanno scritto che nemmeno una parola veniva preannunciata, più si faceva sentire perché assicurano “ciò che non può danzare a fior di labbra va a gridare in fondo all’anima”.
Ecco perché silenzio , quel silenzio in cui dorme la parola amore come resto di paradiso.

Questa parola non va scritta, va accettata. E ci dona la dolcezza interiore della speranza , quella speranza che per una definizione poetica di E. Dickinson
“è la speranza una creatura alata
Che si annida dell’anima
E canta melodie senza parole
Senza smettere mai”.

Lasciamoci guidare dallo Spirito, stiamo ai piedi della croce, con questa pagina biblica. Unendosi al sacrificio del Figlio, Maria, per così dire, gemeva per Gesù sul calvario, portando a compimento la sua missione materna-educativa verso di lui. Un teologo dice che “nel colmo dell’angoscia trasfigurata dalla fede, ella contribuisce a generare il Figlio alla vita della gloria, della resurrezione immortale”.
Stare dunque ai piedi della croce per dilatare la vita che strappa e sconfigge la morte.
La fede è questo salto impazzito di gioia insperata, è quella sapienza che per alcuni è stoltezza ma Paolo ci dice che da lì si può  accogliere la gioia della vita.

don Virginio Colmegna

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