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I Domenica dopo Pentecoste - Santissima Trinita - Solennità del Signore

Es 33,18-23 Rom 8,1-9 Gv 15,24-27

1 giugno 2015

La Lettera ai Romani ci dice “che non c’è nessuna condanna in Cristo Gesù”. Gesù ha condannato il peccato nella carne. Sì, noi possiamo, contemplando e invocando Gesù morto e risorto, nel dono dello Spirito, sentirci avvolti da un amore che salva, figli di un Padre che ci ama e ci aspetta. E’ questa la Trinità, un Dio che è relazione, è comunione e noi ora possiamo guardare il volto di Dio in Gesù.

Mosè  desiderava”mostrami la tua gloria” e questa gloria è Gesù, il crocefisso che ci consegna l’amore creatore di Dio che Padre, Figlio e Spirito Santo. Noi oggi viviamo un po’ il suo dispiegarsi e rivelarsi: Gesù nasce, dona la vita, risorge, ci lascia lo Spirito che ci fa dire “Abbà Padre”. Ecco perché, a conclusione dell’anno liturgico, contempliamo la Trinità. E tocca a noi, ci dice il Vangelo, testimoniare, raccontare l’amore di Dio che è dono gratuito. E come possiamo se non pregando, accogliendo e cercando di condividere e avvertire questa presenza, vivendo di carità, carità ospitale che ci chiede di convertirci.

Anche noi, come Mosè, possiamo dire: ”Signore, Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni. La liturgia oggi ci chiede di farci avvolgere da questo silenzio contemplativo. La fede è davvero un aprirsi fiducioso, un farci trascinare dallo Spirito. E’ Lui che ci fa credere e ci fa dire: “Abba Padre”, da soli potremmo pensare alla fede come conquista nostra, ma ci troveremmo affaticati e incerti. Lasciamoci attrarre, chiediamo di sentirci raggiunti dalla sua misericordia. Ecco perché poveri ed educati dai poveri, perché non possiamo conquistare Dio, ma farci raggiungere da Lui.

“Sono venuto non per i sani ma per i malati, per coloro che hanno bisogno” dice Gesù. Dio attende di riempirci del suo amore e ci dice che a tal punto ci ama che ha mandato il Figlio suo, primogenito della creazione. In Gesù noi contempliamo l’amore del Padre e noi lo incontriamo nella storia dei tanti crocifissi e vittime che affollano la vicenda umana, per cogliere con loro la domanda di una comunione con tutti, una nuova creazione, una riconciliazione piena. “Laudato sii” diceva e cantava Francesco.

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