1. Vai al contenuto della pagina
  2. Vai al Menu Principale
Casa della Carità
dona ora
 
 
 

Contenuto della pagina

 

Salute mentale: la riforma approda in Consiglio Regionale

15 giugno 2016

Martedì 21 giugno arriva in aula la parte di riforma della sanità lombarda dedicata alla salute mentale. Una riflessione di U.R.A.Sa.M Lombardia, Ledha e Campagna Salute Mentale, di cui fa parte la Fondazione

Approvato in Commissione il Titolo III, articoli 49 - 53, della Legge regionale 23/2015, che approderà in giugno in Aula per l'approvazione finale da parte del Consiglio regionale. In arrivo rilevanti novità sul piano dell'integrazione ospedale - territorio e sociosanitaria e della personalizzazione degli interventi ma vi sono ancora spazi di rafforzamento dei diritti e nella garanzie delle risorse.

In una serie di sedute a cavallo tra aprile e maggio, la Terza Commissione del Consiglio Regionale ha approvato le proposte di modifica alla Legge sul sistema sociosanitario in merito ai temi della Salute mentale.  L'approvazione in Commissione conclude un iter complesso e per certi versi travagliato di discussione, studio e confronto che ha visto il coinvolgimento dell'insieme delle professioni coinvolte e delle rappresentanze della società civile, comprese le associazioni.

L'analisi del testo degli emendamenti approvati regala numerose sorprese positive, che rendono merito all'impegno delle tante persone che ci hanno lavorato.Sin dalla definizione complessiva della stessa Area di Salute Mentale (che racchiuderà gli ambiti delle dipendenze, della neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, della psichiatria, della psicologia e della disabilità psichica), è evidente un'attenzione a considerare il fenomeno e gli interventi in senso ampio e inclusivo che supera di gran lunga i confini classici della “psichiatria" che si occupa essenzialmente degli aspetti sanitari. L'obiettivo dichiarato è infatti quello di promuovere la tutela della salute individuale, perseguibile rimuovendo le cause di esclusione e   attraverso percorsi di inserimento sociale. Per questo i servizi sono chiamati “all’adozione di modelli sociosanitari integrati, comunitari, multidisciplinari e proattivi … assicurando l’esercizio dei diritti, la continuità dei percorsi di cura, la presa in carico e la valorizzazione del sapere esperienziale e delle competenze delle persone”.                                                                 
Forte è la spinta all' interazione a più livelli: quella fra ospedale e territorio, fra gli stessi ambiti di cui è composta l'Area quali enti, istituzioni, rappresentanze e portatori d’interesse, i Consultori e i servizi sociali comunali.  Forte infine anche richiamo al ruolo delle famiglie e al valore ed alle competenze delle stesse persone, che si auspica siano prese in carico dall'insieme dei servizi dell'area. Principi che si ritrovano declinati con un buon grado di coerenza negli obiettivi fissati: diagnosi e cura dei disturbi, inclusione sociale, scolastica e lavorativa, integrazione sanitaria, sociosanitaria e sociale, integrazione territoriale, nonché l’accesso a specifici percorsi a tutela della salute fisica. Di particolare rilevanza appare il riferimento esplicito alla progettazione personalizzata attraverso il budget di salute, benché non formulata in forma cogente, ma come possibilità,  già positivamente sperimentato in alcuni territori lombardi (Iseo ed altri), al potenziamento dei servizi territoriali e alla prospettiva della riduzione dei ricoveri ospedalieri e del ricorso alla contenzione meccanica. Su questo ultimo punto, di grande rilevanza in Regione Lombardia, ci si aspetta dal Consiglio Regionale, una scelta maggiormente coraggiosa indicando come vero obiettivo la riduzione "fino all'eliminazione" del ricorso ad ogni forma di contenzione.

Maggiore determinazione viene richiesta anche nella definizione del fondamentale punto dedicato alla presa in carico delle persone con disabilità. Il processo viene infatti descritto, seppure in forma sintetica, in modo coerente con le indicazioni che da più tempo giungono dal mondo della disabilità. Si parla di un processo globale e continuativo nell'intero ciclo di vita, che veda il coinvolgimento degli enti locali, delle persone, attraverso la valutazione multidimensionale e la piena interazione tra tutti i servizi e programmi coinvolti. Per rendere pienamente convincente questa affermazione sarebbe però necessario indicare con chiarezza che, almeno la presa in carico, possa essere considerato un diritto esigibile da parte di tutte le persone con disabilità che lo richiedano, andando così finalmente a definire a chi debba essere richiesto e chi lo debba garantire. Così come sarebbe opportuno esplicitare che il processo di presa in carico non sia fine a se stesso ma sia finalizzato alla progettazione e realizzazioni di interventi e servizi che abbiano come scopo quello di "consentire loro di vivere nella società e di inserirsi e impedire che siano isolate o vittima di segregazione" (art. 19, punto b, Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità).

Sempre nel Titolo III anche le forme organizzative e gestionali previste, pur non mancando di alcune criticità sembrano essere coerenti e quindi rendere convincente la realizzazione dei principi e obiettivi dichiarati.Viene indicato infatti che l'insieme dei servizi dell'Area della Salute Mentale, che saranno affidati alle ASST e ai soggetti privati accreditati, operino in un'ottica di coordinamento e interazione in accordo tra loro e con le realtà della società civile territoriale, prevedendo una "organica interazione tra il polo ospedaliero e la rete territoriale". È questo un primo banco di prova per verificare quanto la riunificazione gestionale tra ospedale e servizi territoriale operata con il superamento delle vecchie Aziende Ospedaliere e delle vecchie Asl e la nascita delle nuove ASST possa facilitare questi processi. Ogni ASST avrà al suo interno un unico Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze che, data la sua natura trasversale tra ospedale e territorio, è prevedibile e auspicabile che risponderà direttamente alla direzione generale. Gli aspetti di dettaglio del lavoro e della sua organizzazione sono demandati, comprensibilmente, ad altri strumenti normativi, a partire dal Piano Socio Sanitario Regionale ma alcuni aspetti generali sono definiti con chiarezza.

Appare rilevante, anche  lo spazio di partecipazione e consultazione con la costituzione del Tavolo per la Salute Mentale composto sia dai soggetti istituzionali, da rappresentanti delle associazioni di familiari e utenti, del Terzo e Quarto settore, che da quelli di rappresentanza e di ricerca.Sempre a livello regionale è prevista la possibilità di avvalersi di un Comitato Tecnico di esperti a supporto dello sviluppo di linee guida, modelli di lavoro e pratiche professionali adeguate. Anche a livello di ATS è prevista la formazione di uno o più organismi di coordinamento per la Salute Mentale (al massimo uno per distretto, che ricordiamo ha ora la stessa estensione delle ASST) dove anche qui troviamo accanto alla presenza dei soggetti istituzionali la presenza dell'insieme del terzo settore e quarto settore. Questo può rappresentare un punto critico qualora venga riservato un solo OCSM per ATS, come sta avvenendo dai primi incontri degli OCSM dove il numero elevato di partecipanti in rappresentanza delle istanze di più distretti della ATS e la complessità dei differenti territori rende complicato un vero confronto e la condivisione delle scelte. Di ogni unità operativa, viene offerta una breve descrizione: per quanto riguarda le UONPIA, area di particolare interesse per i bambini e ragazzi con disabilità viene riconosciuta il suo ampio bacino di utenza potenziale e reale e, quindi, viene specificato che debba essere dotata di adeguate risorse (cosa che oggi non è).

Viene riconosciuto lo stretto legame che le UONPIA devono avere con l'area materno infantile. Vengono come dimenticate o sottovalutate le funzioni che esse devono, per legge, svolgere a supporto dei processi di inclusione scolastica e sociale di tutti i minori con disabilità e quindi delle indispensabili connessione con i servizi sociali comunale e con le istituzioni scolastiche. Un presidio al lavoro di rete che in questi ultimi anni è stato messo in discussione proprio per via della mancanza di risorse umane e materiali.In conclusione quindi il testo approvato dalla Terza Commissione sembra andare verso la direzione di una maggiore attenzione ai bisogni e diritti delle persone e, proprio per questo motivo, ci si aspetta che il Consiglio regionale inserisca quegli elementi proposti dal Terzo e Quarto Settore, oggi carenti o mancanti, che possano garantire la realizzazione di queste buone intenzioni. Questi aspetti e proponimenti andranno in itinere fortemente monitorati, in particolare: gli effetti della riorganizzazione territoriale, l’interazione tra le varie Unità Operative che popolano l’Area della Salute Mentale, l’uso e il riequilibrio delle risorse.

Milano, 15 giugno 2016

Giovanni Merlo - Direttore Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità)
Valerio Canzian – Presidente U.R.A.Sa.M Lombardia
Vita Casavola - Campagna Salute Mentale

 
 

Il presidente della fondazione

Iniziative di spiritualità

La nostra newsletter

 
Torna ad inizio pagina