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Casa della Carità
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Una rosa blu per Brigitta

È stata ospite alla Casa per pochi mesi, ma la relazione con lei è continuata a lungo, fino all'ultimo saluto

11 febbraio 2020

I percorsi di accoglienza alla Casa della carità sono tanti e tutti diversi fra loro. C’è chi rimane per molti mesi, persino anni, prima di riuscire a ritrovare l’autonomia. C’è chi in via Brambilla ha trovato letteralmente casa. Altri, invece, passano da qui solo per un breve periodo, ma non per questo con loro si sviluppa una relazione meno intensa.
Come con Brigitta

È il 2018 ed è quasi primavera, quando Fiorenzo De Molli, responsabile del settore Ospitalità e Accoglienza, riceve la telefonata di un’educatrice della sezione femminile del carcere di Bollate: "La signora si chiama Brigitta ed è ricoverata al Sacco. Viene scarcerata domani e verrà dimessa dall'ospedale dopo l'intervento chirurgico, che sarà fra tre giorni, e non ha un posto dove andare”, riferisce. 

“Con Peppe - continua Fiorenzo - ci fiondiamo all'ospedale e incontriamo per la prima volta Brigitta, mia coetanea; è sofferente per l’intervento ma, nonostante il dolore, ha uno sguardo fiero. La sua parlata ha una smaccata inflessione austro/tedesca, che tradisce la sua origine anche se, ci racconta, è in Italia dal 1980”. 

Una vita in Italia, Brigitta, segnata da un lungo periodo di carcerazione. 

Alla dimissione dall’ospedale, da donna libera, Brigitta diventa un’abitante della Casa della carità. Non si ferma a lungo, giusto il tempo di rimettersi fisicamente e di trovare una soluzione abitativa. “In poco più di tre mesi, Brigitta trova un appartamento in coabitazione e se ne va, anche se ogni tanto si fa viva con una telefonata: un saluto, due parole, a volte la richiesta di un piccolo favore e sempre la domanda «come va l’Associazione?», come lei ha ribattezzato Casa della carità”, dice Fiorenzo.

Lo scorso settembre la rituale telefonata porta una notizia preoccupante: Brigitta ha un tumore e deve essere sottoposta a un intervento. “Quando riusciamo andiamo a trovarla e il nostro dialogo si intensifica tramite whatsapp”, racconta l’operatore.

 
Brigitta con Fiorenzo
 

Nei messaggi Brigitta aggiorna Fiorenzo sulle sue condizioni di salute e condivide con lui i suoi sentimenti in questo momento di grande difficoltà. “Uno di quelli che mi ha più colpito è stato quando mi ha scritto che, nonostante le gravi condizioni, non era disperata, «si nasce e si muore, questa è la vita... e io l'ho sempre vissuta tutta mettendoci innanzitutto la dignità e vorrei farlo fino alla fine». Per me è un messaggio forte e coraggioso”, spiega l’operatore.

Le notizie non sono buone, ma Brigitta non si dà per vinta. Grande, per esempio, è la sua gioia quando, dopo tante ricerche, Fiorenzo riesce a procurarle dello sciroppo di amarena, che le avrebbe dato sollievo ed energia.

“Un giorno - ricorda Fiorenzo - mentre ero andato a trovare Brigitta, ormai ricoverata all’hospice, arriva una donna che chiede di lei. La signora era stata contattata su Subito.it
da Brigitta stessa, che le aveva scritto: «Sono ricoverata all'ospedale e voglio farmi l'ultimo regalo», accordandosi per l’acquisto di un braccialetto d’argento”. 

La signora, sentito il Sacco e verificata la presenza di Brigitta, è arrivata dal Corvetto per portare il braccialetto, che non vende ma regala all’ex ospite di Casa della carità. “È un momento delicato ed emozionante: le due donne non si conoscevano eppure tra loro è emersa una grande vicinanza”, dice Fiorenzo.

A metà dicembre, ad avvisare Fiorenzo della morte di Brigitta è un’amica della donna, ristretta agli arresti domiciliari, che però va spesso a trovarla nelle poche ore di permesso a disposizione.

Continua il racconto dell’operatore: “Dopo un mese ecco i funerali. Al Sacco c’è stato il nostro primo incontro con Brigitta e nello stesso luogo ci congediamo da lei. È una fredda mattina di fine gennaio e davanti all’altare, in una chiesa spoglia e fredda, c’è il feretro, anch’esso spoglio. Inizia la celebrazione dell'Eucaristia e siamo in nove compreso il celebrante, eppure il rito è intenso e partecipato. Durante la messa entra un uomo: è il decimo, avanza piano e, mentre vengono pronunciate le parole della Consacrazione, depone sulla bara una rosa blu”.

“Mentre Gesù Risorto si rendeva presente nel Pane e nel Vino, una rosa blu si è posata sulla bara di Brigitta consegnata dalla «decima persona» presente alla celebrazione. Quando i primi discepoli di Gesù lo incontrano per la prima volta, penso in quel momento, era la «decima ora». Dieci è il numero della pienezza: i discepoli hanno incontrato Gesù; Brigitta ora è con Lui per sempre”, conclude Fiorenzo.

 
 

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