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A Roma una violenza figlia dell'antigitanismo

I discorsi d'odio hanno un impatto diretto in termini di discriminazione nei confronti dei cittadini rom e sinti

3 aprile 2019

Quanto accaduto ieri sera a Roma nel quartiere di Torre Maura, dove si è scatenata una vera e propria rivolta contro il trasferimento di alcune famiglie rom in un locale centro di accoglienza, è estremamente preoccupante.

La protesta dei cittadini contro le difficili condizioni di vita dei quartieri periferici è comprensibile. Ma l'esasperazione non può e non deve trasformarsi in odio e violenza contro il capro espiatorio di turno.

Una violenza che, in questo caso, è anche figlia dell'antigitanistmo radicato nella società italiana e dei discorsi d'odio nei confronti di rom e sinti, alimentati da stereotipi e luoghi comuni largamente diffusi all'interno della popolazione italiana.

Discorsi d'odio che, come si è visto a Roma, possono avere gravi conseguenze. Come rileva il "Rapporto di monitoraggio della società civile 
sull’implementazione della Strategia nazionale di inclusione di Rom, Sinti e Camminanti" da poco presentato al Parlamento Europeo dalla Casa della carità (coordinato dalla nostra Fondazione e realizzato insieme a Consorzio Nova, Fondazione Romani, Associazione 21 Luglio, Arci Solidarietà and Associazione Sinti Prato) i discorsi d'odio, oltre ad avere un impatto diretto in termini di discriminazione nei confronti dei cittadini rom e sinti, agiscono come deterrente per la realizzazione di politiche di inclusione, da parte soprattutto delle amministrazioni locali, e permettono che la retorica razzista nei confronti di rom e sinti venga gradualmente accettata dall'opinione pubblica, spianando la strada a episodi di violenza.

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