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Fermiamo i discorsi d'odio verso la popolazione rom

Oltre ad avere un impatto diretto in termini di discriminazione nei confronti dei cittadini rom e sinti, agiscono come deterrente per la realizzazione di politiche di inclusione

18 giugno 2018

Una schedatura su base etnica. Questo, di fatto, propone il ministro Salvini quando annuncia di voler fare un censimento dei rom in Italia. Una proposta gravemente discrimitatoria, oltre che una pratica illegale per la quale l'Italia è già stata sanzionata in passato.
Ma ancor più terribili di questa proposta sono le parole del ministro quando afferma "Quelli italiani purtroppo ce li dobbiamo tenere". Una frase inquientante, a maggior ragione se si pensa che è stata pronunciata da un rappresentante delle istituzioni, che non fa altro che alimentare l'odio verso una minoranza etnica.

La relazione finale della Commissione "Jo Cox" sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita presso la Camera dei Deputati nella scorsa legislatura, ha sottolineato che "l’antigitanismo è un tratto radicato nella società italiana, che ha visto nell’ultimo decennio aumentarne l’intensità", alimentato da luoghi comuni su rom e sinti consolidati nell'immaginario collettivo. I discorsi d'odio nei confronti di rom e sinti, inoltre, sono largamente diffusi all'interno della popolazione italiana, ma anche sui media e tra i rappresentanti politici, agendo come ostacolo per la possibile inclusione sociale dei cittadini rom. 

Come sottolineato nel "Civil Society Monitoring Report on implementation of the national Roma integration strategy" (coordinato dalla Casa della carità e realizzato per la DG Justice della Commissione Europea insieme a Consorzio Nova, Fondazione Romani, Associazione 21 Luglio, Arci Solidarietà and Associazione Sinti Prato) i discorsi d'odio, oltre ad avere un impatto diretto in termini di discriminazione nei confronti dei cittadini rom e sinti, agiscono come deterrente per la realizzazione di politiche di inclusione, da parte soprattutto delle amministrazioni locali, e permettono che la retorica razzista nei confronti di rom e sinti venga gradualmente accettata dall'opinione pubblica, spianando la strada a episodi di violenza.

Alla politica chiediamo di fermare questa deriva, agendo su due fronti: da una parte, investendo nella promozione della cultura rom e sinti, attraverso campagne di informazione e comunicazione strutturali che contrastino gli stereotipi, oltre che promuovere la formazione di giornalisti, insegnanti, forze di polizia e magistrati. Dall'altra, implementando e portando a compimento quella Strategia Nazionale d'Inclusione di Rom, Sinti e Camminanti, avviata dal Governo nazionale nel 2012 ma ancora in gran parte inapplicata e non sviluppata.

 

 

Riproponiamo l'intervento della senatrice a vita Liliana Segre in occasione della fiducia al Governo Conte: "Mi rifiuto di pensare che la nostra civiltà democratica sia sporcata da leggi speciali nei confronti di rom e sinti: se accadrà mi opporrò con tutte le forze".

 

 
 

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