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Casa della Carità
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Riflessioni quaresimali

Il pensiero di don Virginio Colmegna in occasione dell’inizio della Quaresima

5 marzo 2014

Quaresima è tempo di deserto, di silenzio e invocazione anche per quanti vivono, in diverso modo, Casa della carità che ha dieci anni di cammino. Sappiamo tutti che la crisi non è solo economica e politica, ma culturale, di povertà di senso, di indebolimento e frammentazione dei legami sociali. Oggi più che mai abbiamo bisogno di custodire uno sguardo che sa immergersi nel futuro, intravvedere l’arcobaleno, caricandosi di speranza per una vita che “distrugge” la morte. Regaliamoci speranza anche in questo tempo di Quaresima, in cui tanto dolore, inquietudine entrano in noi; ci è chiesto di non essere indifferenti, di dare un volto e corpo a questa sofferenza. Rileggevo in questi giorni una poesia di Ungaretti: “fa piaga nel tuo cuore la somma del dolore che va spargendo sulla terra l’uomo; il tuo cuore è la sede appassionata dell’amore non vano…”.

Questa sofferenza, questo dolore non può essere svuotato di senso. Dobbiamo sentirlo in noi questo cammino di deserto, non passare oltre ma, come dice il poeta, portarlo nel cuore, “sede appassionata dell’amore non vano”. Questa “preghiera” può essere per tutti, ciascuno  come può con la sua interiorità. Si può credere o non credere, ma a tutti è dato di “custodire il silenzio” e dare voce a chi non ha voce. Siamo un po’ tutti pellegrini, in cammino. E’ tempo di penitenza e conversione. In Casa della carità è possibile questa lettura “interiore” che, con molta mitezza, ci permette di accogliere, almeno avvertire la sofferenza, il dolore che si stampa sui volti, sulle biografie di vita dei tanti ospiti che fanno un po’ la storia quotidiana della nostra casa, dei dieci anni di cammino e che vorremmo ricordare.

Ascoltare il grido delle vittime, lo sguardo interrogante di quel bambino che ha attraversato il deserto con la sua famiglia e ha varcato da solo il confine con la Giordania e che ci porta nel cuore il dramma assurdo della Siria, come dei tanti luoghi dove c’è guerra, violenza devastante, fame, povertà, miseria. E’ un’immagine che diventa un richiamo forte anche per noi; in questa Quaresima  vorrei consegnare al Signore…tutte le nostre cartelle sociali, per scoprire che vi è un bilancio sociale, non scritto, che sta nell’ascolto di ogni storia ospitata. Questo bilancio può farsi preghiera, invocazione, anche poesia. E’ una Quaresima che ci deve portare a vivere la Pasqua, radice della speranza che deve dilatare il cuore.
Silenzio, silenzio…

Mi interrogano le parole di un poeta e scrittore francese, Christian Bobin: "ho trovato Dio nelle pozzanghere d’acqua, nel profumo del caprifoglio, nella purezza di certi libri e persino in certi atei. Non l’ho quasi mai trovato presso coloro il cui mestiere consiste nel parlarne”.

Per questo, buon cammino quaresimale!

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