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Casa della Carità
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Dobbiamo stare distanti, ma vogliamo sentirci vicini

Uno spazio virtuale per stare insieme, per condividere pensieri, poesie, fotografie, idee, proposte, domande, risposte. Restando a Casa.

A causa del coronavirus, anche alla Casa della carità ci siamo trovati, da un giorno all'altro, a dover cambiare le nostre abitudini di vita e lavoro. Abbiamo dovuto sospendere le nostre attività diurne, abbiamo riorganizzato i turni degli operatori e gli impiegati lavorano dalla propria abitazione. Anche gli oltre 100 volontari che quotidianamente ci aiutavano a portare avanti tante attività sono costretti a stare a casa loro.

Ma nessuno di noi vuole perdere il contatto con la Casa e con quanto succede nella Casa. Vogliamo continuare a esserci, e questo spazio è stato pensato per questo: per stare insieme, per condividere pensieri, poesie, fotografie, idee, proposte, domande, risposte. Restando a Casa.

Dobbiamo stare distanti, ma vogliamo sentirci vicini. 

Per partecipare con un pensiero o un'immagine: relazione@casadellacarita.org

Clicca qui per leggere il diario di don Virginio.

Clicca qui per i consigli di lettura della nostra Biblioteca del Confine


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Un ospite di fede musulmana prega in Casa della carità

Piccoli gesti di normalità

In questo periodo la vita della Casa procede lenta e tante cose sono cambiate, per rispettare l'isolamento dovuto al coronavirus.

La voglia di normalità, però, è tanta e la si trova in tanti piccoli gesti quotidiani, come la preghiera dei nostri ospiti di fede musulmana, che questo mese stanno anche vivendo un inedito Ramadan.

 

Antonio e Vanessa impegnati nella seranata

Se i nonni non possono venire alla Casa... è la Casa che va dai nonni!

Da quando è iniziata l'emergenza legata al coronavirus, gli anziani del quartiere che frequentavano la Casa della carità due volte alla settimana non possono più venire in via Brambilla... e allora è la Casa che va da loro!

"Il nostro collega Antonio, che con i nonni fa settimanalmente musicoterapia, ha pensato che, avendo un po' più di libertà di movimento in questa Fase2, sarebbe stato bello andare a trovare i nonni. Però non saremmo potuti entrare nelle loro case, per sicurezza. E allora Vanessa ha ha avuto l'idea di organizzare delle serenate... sotto i loro balconi. E così, chitarra, tamburello e voce... abbiamo iniziato! A loro abbiamo solo detto che saremmo andati a trovarli e quindi la serenata è stata una bella sorpresa per i nonni!", racconta Doudou, responsabile del progetto Anziani.

Aggiunge Vanessa: "È un modo per rivederci, per fargli sentire che non li abbandoniamo e ci siamo... anche portando un po' di allegria! E i nonni sono stati contenti, alcuni anche commossi".

Un momento coinvolgente non solo per i nostri anziani, ma anche per i loro vicini di casa, che incuriositi si sono affacciati al balcone e hanno partecipato alla cantata.

 

Le ospiti fanno ginnastica nella sala comune

Tra le ospiti c'è voglia di normalità

In questo periodo la vita degli ospiti della Casa è stata sconvolta, anche nelle piccole cose. Nelle scorse settimane, per esempio, sono stati operati molti spostamenti - per ridurre le persone per stanza e mantenere spazi e distanze - che hanno portato inizialmente un po' di tensione.

"Tra le donne, c’era chi era affezionata alla sua stanza, chi non va d’accordo e non voleva stare con una determinata persona, ma poi hanno capito che era per la loro salute", racconta Vanessa, operatrice dell'Accoglienza Donne.

Inoltre, tante delle nostre ospiti, che per esempio lavoravano in bar o ristoranti o in imprese di pulizie, sono rimaste senza lavoro e sono in ansia per il loro futuro.

Ma, nonostante le fatiche, ci sono anche momenti belli: "Con le dovute distanze, ci siamo ritrovati in biblioteca per il cineforum o altri momenti di svago... e questa è stata proprio una boccata d'ossigeno per le nostre ragazze", spiega Elisa, responsabile dell'Area Donne.

La voglia di normalità è molta, tanto che le ospiti si sono organizzate tra di loro per fare attività fisica: "Sono momenti che nascono spontaneamente, con le ragazze che si organizzano per fare insieme un po' di esercizio... così si tengono in forma e passano il tempo", dicono ancora le operatrici.

 

Un piccolo ospite del Centro di Autonomia Abitativa

I bambini della Casa della carità

Come tutti i bambini, anche i piccoli della Casa non frequentano la scuola da oltre 2 mesi, non possono praticare sport o giocare con i loro amici. E, come tutti i bambini, anche loro fanno molta fatica a stare chiusi tutto il giorno tra quattro mura. 

Per questo motivo, le operatrici di Casa Nido, de La tillanzia e del Centro di Autonomia Abitativa stanno facendo davvero di tutto per intrattenerli e sostenerli in questo momento difficile: li aiutano a fare i compiti e a seguire le lezioni a distanza, giocano con loro, leggono libri, organizzano laboratori, disegnano.

 

Uno degli incontri su Zoom

Arteterapia... a distanza

Incontrarsi, confrontarsi, disegnare, fare gruppo... anche da lontano.

Dalla scorsa settimana lo stanno sperimentando le nostre operatrici Serena e Monica, che hanno portato su Zoom i laboratori di arteterapia che, fino a prima dell'emergenza, si svolgevano alla Casa della carità.

"Abbiamo iniziato molto gradualmente, dandoci con ogni ragazzo e ragazza un incontro telefonico, che in un primo momento serviva più che altro a rassicurarli, a fargli sentire che c'eravamo, nonostante la lontananza", spiega Serena.

E prosegue: "Poi piano piano abbiamo inserito lo stimolo a disegnare e, dalla scorsa settimana, dopo un accompagnamento anche tecnologico, ci siamo dati un appuntamento preciso per vedersi a piccoli gruppi su Zoom. Si chiacchiera, si disegna e ogni settimana viene dato un tema sul quale invitiamo i ragazzi a lavorare per la settimana successiva".

"Per alcuni è difficile tornare a concentrarsi e cercare di mantenere questo impegno settimanale, che però è molto importante e gli sta facendo bene, perché alcuni di loro non hanno altro", conclude l'operatrice.


 

I giovani volontari della Casa: noi ci siamo!

Solitudine, ansia, paura, preoccupazione, dispiacere, senso di impotenza... Tutte emozioni esistenti, comprensibili e lecite! ... ma noi del gruppo giovani volontari non ci siamo arresi al rischio di trasformare la distanza fisica in distanza sociale, relazionale ed emotiva!

In questo assurdo e surreale periodo di pandemia, e quindi di emergenza sanitaria, e quindi di isolamento forzato... il pensiero di noi volontari tutti è stato fin da subito rivolto agli ospiti della Casa.

Al di là della mancanza, della preoccupazione, del dispiacere di non poter fare nulla, dopo una iniziale fase in cui ci siamo forse "bloccati", in cui era forse necessario per tutti noi realizzare la situazione e adattarci in queste condizioni poco umane, ci siamo interrogati: davvero non possiamo fare niente per gli ospiti della Casa? Non possiamo offrire loro una mano, ovviamente nel rispetto dei decreti e del buon senso, e quindi a distanza, da remoto? Non possiamo sfruttare la tecnologia, così utile per il lavoro e per mantenere vivi i legami affettivi, anche per realizzare nuove forme di volontariato virtuale?

Quindi, dopo esserci confrontati tra di noi e con l'equipe educativa della Casa, e dopo aver contattato alcuni ospiti, dichiarato la nostra disponibilità e chiesto loro se e di cosa avessero avuto bisogno... ecco cosa siamo riusciti finora ad attivare:

- due volontari offrono a due giovani ospiti della Casa supporto didattico a distanza: in videochiamata, danno loro una mano nello studio delle materie più ostiche!
- una volontaria svolge la stessa attività, ma con un ragazzino di 12 anni: lo aiuta a ripassare e a esercitarsi sui contenuti scolastici.
- una volontaria si dedica invece al potenziamento della lingua italiana con un'ospite che ha chiesto proprio questo, dalla grammatica al lessico alla conversazione...
- alcuni volontari hanno videochiamato e salutato un gruppo di ospiti che sta trascorrendo queste settimane in un appartamento, e c'è in cantiere l'idea di organizzare un altro scambio video-telefonico coinvolgendo più persone!

Chi da casa sua, chi dalla Casa della Carità, chi dall'Hotel Michelangelo, chi da un alloggio temporaneo... in modi diversi a seconda soprattutto delle necessità espresse dagli ospiti, ci siamo rimessi in contatto!

Certo sappiamo che in termini di quantità sono ben poche le persone che ad oggi abbiamo potuto in qualche modo sostenere, ma siamo aperti e disponibili ad altri eventuali ingaggi e pronti ad affrontare nuove sfide!

Insomma, ci teniamo a dire che: noi ci siamo!

 

Un ospite rompe il digiuno con un piatto di riso

Ramadan Kareem a tutti i fedeli musulmani

È iniziato il mese di Ramadan, un periodo che alla Casa abbiamo sempre attraversato con grande intensità, non solo per la presenza di diversi ospiti e operatori di fede musulmana, ma anche perché il nostro fondatore, il cardinale Carlo Maria Martini, ci ha insegnato il valore del dialogo interreligioso.

Purtroppo, quest’anno non potremo trascorrerlo insieme come abbiamo sempre fatto, ma la Casa della carità è comunque riuscita a organizzarsi in modo tale che gli ospiti musulmani che desiderano partecipare al digiuno possano farlo, rispettando tutte le limitazioni che le regole per contrastare il coronavirus ci impongono.

 

È nata Nora!

In questa primavera, luminosa come non mai ma attraversata da un virus che ha sconvolto il mondo intero, una nota di gioia per noi della Casa della carità: due giorni fa è nata Nora, figlia di Andrea, un volontario delle "Cene": un'attività serale portata avanti da una dozzina di volontari, che si alternano dal lunedì al venerdì nell'accogliere e accudire quegli ospiti che per motivi di lavoro o di studio rientrano quando la mensa è chiusa.

"Abbiamo accolto con allegria questa notizia come foriera di una speranza nuova. Benvenuta piccola Nora! le più vive congratulazioni ai tuoi genitori che ti hanno preso tra le braccia con la mascherina ma sicuramente con tanta tenerezza. A te gli auguri più affettuosi perché tu cresca felice in un mondo rinnovato, più armonioso e umano!", ci scrivono i volontari della Casa.




"Torniamo a sperare
come primavera torna
ogni anno a fiorire.
E i bimbi nascano ancora,
profezia e segno
che Dio non si è pentito”.
(David Maria Turoldo)

 

I volontari del gruppo "Cene"

L'abbraccio dei volontari del gruppo "Cene"

Dall'inizio dell'emergenza la vita della Casa della carità è stata sconvolta. Tra le tante cose a cui abbiamo rinunciare per poter salvaguardare la salute di tutti, ci sono le attività portate avanti dai nostri super volontari.

Come le "cene": un momento serale di convivialità, per accogliere e accudire quegli ospiti che per motivi di lavoro o di studio rientrano quando la mensa è chiusa.

E proprio i volontari del gruppo "cene" ci hanno mandato questo collage con le loro foto, per esprimere vicinanza a tutti gli ospiti e operatori della Casa. GRAZIE!

 

Il cane Grace, disegnato da Linda

Linda, che disegna anche in quarantena

Quando Serena riceve un messaggio di Linda, spesso è la foto di un disegno. Da quando è iniziata la quarantena, comunicano così.

Serena è la responsabile di Casa Elena, il progetto della Fondazione che propone laboratori di arteterapia ad adulti in difficoltà, spesso con problemi di salute mentale. Linda, nome di fantasia, è una di loro. Le attività di Casa Elena, con l’emergenza Covid-19, sono state sospese, ma lei, nella comunità dove vive, non ha smesso di disegnare. E Serena non ha smesso di starle accanto, adesso via telefono.

“I soggetti sono spesso animali. Hanno degli occhi vivissimi, nei quali vedo le emozioni di Linda. È come se parlassero”, dice l’operatrice. Le telefonate sono la modalità con cui l’equipe di Casa Elena, composta da Serena, l'artista-terapista e le psichiatre della Fondazione, usa per stare in contatto con i le persone seguite.

“Alternative non ce ne sono: in pochi hanno dei cellulari adatti alle videochiamate. Non se li possono permettere”, spiega. “Qualcuno non ha nemmeno gli strumenti per disegnare, ma li sproniamo sempre: bastano anche solo un foglio e una matita”.

L’arte, solitamente, è un gran sollievo per le persone che frequentano Casa Elena e che rischiano di soffrire questo periodo di quarantena in modo ancora più forte. Non sempre però, riflette Serena. “C’è chi ha così poco contatto con la realtà, che non capisce cosa sta succedendo. C’è chi è talmente abituato a convivere con l’ansia, che l’accusa meno. E c’è anche chi mi ha sorpreso”.

Un giovane adulto frequenta Casa Elena da tempo. È molto chiuso e interagisce poco. Eppure, durante l’ultima telefonata, ha chiesto a Serena come stessero gli altri partecipanti del laboratorio. “In sei anni, non era mai successo”.  

 

Marisa: in questi giorni di quarantena ho ricevuto una telefonata speciale

Condividiamo un racconto della nostra volontaria Marisa, responsabile del corso di italiano della Casa della carità.

La scorsa settimana ho ricevuto una telefonata speciale che ha aperto i cassettini della mia memoria per portare fuori dei ricordi bellissimi. La telefonata era di Nabaoui, un “ex minorenne” arrivato una sera da Assiut, con altri 21 amici, segnalati dalla questura ed affidati alla Casa della carità.

Nabaoui?! Che sorpresa quando ho visto il suo nome sul display del mio cellulare! Era ancora nei miei contatti! Lo richiamo immediatamente e dopo espressioni di meraviglia reciproche, abbiamo incominciato araccontarci.

Mi chiede subito se insegno ancora alla scuola di italiano alla Casa; si ricordava che non ero una giovincella e pensava che mi fossi ritirata. Confermo che sì, sono ancora impegnata con la scuola e chiedo a lui di raccontarsi. E così mi ha raccontato...

Vive a Genova da qualche anno, si è sposato con una ragazza italo marocchina e lavora in proprio. Non gli ho chiesto di che lavoro si tratta, al momento non mi importava, ero solo felice di sentirlo parlare in un ottimo italiano e di ricordare con lui quell’anno di scuola quando, durante l’intervallo, i ragazzi si scatenavano così come fecero alla festa finale, nel giardino della Parrocchia di Gesù a Nazaret che ci ha ospitato per tutto l’anno scolastico.

Una telefonata che ha dato un momento allegro tra le lunghe ore di clausura forzata.

 

Le mascherine realizzate dai volontari

Dai nostri volontari oltre 200 mascherine per gli ospiti della Casa

Da quando è iniziata l'emergenza sanitaria legata al coronavirus, gli oltre 100 volontari che quotidianamente frequentavano la Casa, dando un fondamentale contributo a tante attività - dal Centro d'Ascolto al corso d'italiano, dal Servizio docce e guardaroba alle cene - sono fermi.

La loro vicinanza e il loro sostegno concreto alla Casa, però, non si fermano.

Per questo, quando gli abbiamo fatto sapere che avevamo bisogno di protezioni per i nostri ospiti, non sono tirati indietro: hanno preso tessuti e macchine da cucire e hanno prodotto oltre 200 mascherine di stoffa, che sono utilizzate, e poi lavate, quotidianamente dalle persone che vivono nella Casa.

 

Le riprese di "Io e L'I.A.", il film scritto e interpretato nel 2018 dai protagonisti di Proviamociassieme

Massimiliano: il sostegno di Proviamociassieme non si ferma

La Casa della carità non è fatta solo delle sue strutture di accoglienza residenziale. Sono infatti diverse le attività che, su tutto il territorio di Milano, si prendono cura dei più fragili.

Una di queste è Proviamociassieme, un intervento di sostegno all’abitare autonomo di cittadini con disagio psichico, realizzato nel quartiere Molise Calvairate. In questo momento il centro diurno cuore del progetto è chiuso, ma il sostegno agli ospiti non si ferma.

"Non vogliamo far sentire abbandonati i nostri utenti e così, tutti i giorni li chiamiamo tutti quanti, non solo i più assidui frequentatori del centro, ma proprio tutti", racconta Massimiliano, responsabile del progetto.

"C'è un grande lavoro e una grande attivazione di tutta l'equipe ed è un impegno non da poco - spiega Massimiliano - perché le telefonate sono tante, una cinquantina ogni giorno, e perché un colloquio telefonico è molto più complesso che un colloquio dal vivo".

E le fatiche sono, naturalmente, anche quelle delle persone che hanno una sofferenza psichica: "Chi ha maggiori capacità di elaborazione ha fatto questo ragionamento: e cioè che per pazienti psichiatrici spesso isolamento e solitudine sono emozioni con cui sono abituati a convivere, e quindi hanno maggiore capacità di resilienza. Ma il protrarsi dell'emergenza sta facendo emergere le fragilità più grandi e c'è anche chi fa fatica a reggere".

 

I 18 festeggiati a Casa Francesco

Gli ospiti Casa Francesco: la nostra fatica sarà importante per aiutare l'Italia che ci ha accolto

“Questo momento ci sta insegnando che noi siamo giovani e magari non rischiamo troppo, ma la nostra fatica sarà importante per aiutare l'Italia che ci ha accolto e ci ha dato speranza. Ci sta insegnando che siamo già stati coraggiosi tante volte nella nostra vita... Ora dobbiamo esserlo ancora”. 

A parlare sono gli ospiti di Casa Francesco, la nostra comunità per minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni, dove vivono sette ragazzi di diverse nazionalità 

“Fortunatamente vanno tutti d’accordo e si stanno comportando davvero bene - racconta Roberto, il coordinatore della comunità - Escono solo quando hanno bisogno di fare la spesa… e non vedono l’ora! Sono davvero contento di loro e di come stanno reagendo!”.

Proprio in questo periodo, uno degli ospiti ha festeggiato i suoi 18 anni. Gli educatori sono giusto riusciti a prendergli un regalo simbolico: un astuccio con delle penne. Un piccolo pensiero, che sia anche di buon augurio affinché si ritorni presto a scuola, accompagnato da due tortine, una bibita e un bigliettino personalizzato. 

Ma non è stato un compleanno triste. “Il coronavirus sta insegnando ai nostri ragazzi che anche una fetta di torta ha il suo sapore, che si possono vivere momenti spensierati anche in quarantena, tra un torneo di carte, una partita alla PlayStation, una videolezione online o una sessione di pulizie intensive”, spiega Gaia, una delle educatrici.

 

I volontari del corso di italiano

Il saluto dei volontari del corso di italiano

Da sempre, la Casa della carità porta avanti un corso di italiano, grazie a cui gli ospiti stranieri possono conseguire una conoscenza di base della lingua. Il corso è tenuto da un gruppo di volontari specializzati che, accanto all’insegnamento, organizzano anche dei momenti conviviali per gli alunni del corso e per tutti gli ospiti.

A causa del coronavirus le lezioni sono sospese, ma i volontari non hanno mancato di far sentire la loro vicinanza ai loro allievi, mandandogli un messaggio speciale...

 

La spesa consegnata da Luisa

Luisa: le famiglie che seguiamo iniziano a essere in difficoltà

"Oggi ho portato la spesa a una famiglia; la mamma ha messo tutto sul tavolo e mi ha inviato questa foto, ringraziando tantissimo".

A parlare è Luisa, operatrice della Casa che segue anche le famiglie accolte in residenzialità sociale temporanea, in diversi appartamenti che la Fondazione gestisce sul territorio di Milano.

"Grazie anche all'attivazione del programma QUBI, abbiamo iniziato a consegnare alcune spese a domicilio, soprattutto pasta, sughi, scatolame e alimenti per bambini, soprattutto per la colazione e la merenda - racconta Luisa - Finora le famiglie ce l'hanno fatta, ma adesso le risorse stanno finendo e abbiamo deciso di intervenire prima che questa situazione diventi emergenza".

Questa difficoltà è riscontrata un po' da tutti i nuclei seguiti, mentre per ora i ragazzi single che condividono gli appartamenti in seconda accoglienza se la stanno cavando un po' meglio, perché hanno smesso di poco da lavorare.

"Il pensiero, però, del come faremo a mangiare se le cose continuano così c'è", dice ancora Luisa.

Un altro problema è quello della convivenza forzata: "Le case generalmente sono piuttosto piccole e alcuni nuclei sono formati anche da 5 persone, c'è quindi un po' di fatica nella convivenza, ma li sento comunque abbastanza sereni", conclude Luisa. 

 

Anche da Casa Francesco il messaggio "Andrà tutto bene!"

Gaia: a Casa Francesco ci sentiamo in una bolla di sapone... in attesa di poter ricominciare

Gaia è un'operatrice di Casa Francesco, la nostra comunità per minori stranieri non accompagnati, e ci racconta come se la stanno cavando i ragazzi ospitati nei due appartamenti in zona Ponte Lambro.

"Le giornate a Casa Francesco trascorrono, tutto sommato, con un umore abbastanza alto. I ragazzi stanno diventando espertissimi in sessioni di just dance e workout o, come li chiamano loro, "gli esercizi da uomini", ovvero addominali e flessioni.

E non manca poi il tempo per affinare le doti di perfetti uomini di casa con pulizie di fino e sistemazione delle stanze. Per non parlare poi della possibilità di cimentarsi in nuove e succulente ricette! (Stasera lasagne al ragù!)

Ovviamente al primo posto c'è lo studio e grazie anche ai volontari della scuola Penny Wirton e ai professori del CPIA 5 di via Colletta, ormai i nostri ospiti conoscono qualsiasi strumento per effettuare efficaci videochiamate e lezioni online. 

Certo, la preoccupazione non manca. I. ad esempio non smette mai di dirci che lui prega ogni giorno per tutti noi ed è sicuro che andrà tutto bene. Qualcun altro vorrebbe sapere quando poter ricominciare la borsa lavoro o quando sarà il fatidico appuntamento in questura per il rinnovo del permesso di soggiorno. Ci si sente come in una bolla di sapone, in una situazione delicata e fragile e non si vede l'ora di poter riprendere la vita normale. 

Ad ogni modo, se avete qualche suggerimento da darci su come sfruttare il tempo ancor meglio, siamo pronti! Nel frattempo L. il nostro "giullare" si nasconde negli armadi dotato di mascherina, guanti e occhiali da sole per non farsi trovare da Ermanno... "

 

Doudou e Vanessa durante una delle telefonate quotidiane ai nostri nonni

Doudou e Vanessa: sempre accanto ai nostri nonni

Doudou e Vanessa si occupano degli anziani del quartiere Adriano, i "nostri" nonni, che però in questo periodo non possono frequentare la Casa.

I nostri operatori allora, li chiamano tutti, tutti i giorni per sapere come stanno, per fargli compagnia e farli ridere un po'.

Dice Doudou: "Ogni giorno mi chiedono quando potranno tornare alla Casa e li tranquillizzo, dicendo loro di portare pazienza, che presto ci rincontreremo"

"Si sentono molto soli, hanno bisogno di parlare, di raccontarci le loro paure e di essere confortati. Una cosa mi ha davvero commossa: spesso sono loro a chiamare noi per chiederci come stiamo; si preoccupano per la nostra salute e di quella dei nostri familiari, perché per loro siamo come dei nipoti", racconta ancora Vanessa.

 

I nonni che partecipavano al gruppo teatrale

Lorena: i nonni della Casa e i flash mob musicali

Lorena è una volontaria della Casa e da alcuni mesi aveva avviato con i nostri nonni un laboratorio teatrale molto apprezzato.

Ora che le attività sono ferme, Lorena ha mantenuto un contatto telefonico con i suoi "allievi". Ci racconta: "Gli anziani vivono con disagio e sofferenza questa segregazione forzata, che però capiscono essere necessaria". 

"Sono dispiaciuti per l'interruzione delle attività in Casa della carità, compreso il laboratorio teatrale e sono stanchi e un po' malinconici per il prolungarsi dell'isolamento. Ma non tutti si scoraggiano...".

"Alcuni di loro mi hanno infatti detto di aver utilizzato le fotocopie con i testi delle canzoni proposte nei nostri incontri del venerdì per cantare sul balcone di casa nei flash mob".

 

I disegni che i bimbi di Simona hanno appeso alla porta di casa.

Simona: andrà tutto bene, se...

Simona è un'operatrice della Casa della carità e ci manda uno scritto... per pensare al futuro.

"Ai bambini bisogna dirlo: andrà tutto bene! Se me lo hanno detto, se me lo hanno fatto scrivere, se lo leggo sugli altri palazzi, allora sarà così... ma noi adulti non raccontiamocela".

"Il coronavirus ha messo gli esseri umani dinanzi alla loro stupidità. Pur così feroce, diciamolo: è la voce dell’innocenza. È esattamente come quel bambino che, nella famosa fiaba di Hans Christian Andersen, svela che il re è nudo. Mentre imperterriti, sfilavamo nella sfarzosità insostenibile e predatoria del nostro vivere, il coronavirus ci ha fermati, dicendoci che siamo nudi!"

"È tempo di destarci. E allora, come nella fiaba, iniziamo a sussurrare all’altro quel che il bambino aveva detto. Sussurriamo all’altro quello che il coronavirus ci sta dicendo. È un doveroso passaparola per cogliere questa grande opportunità di cambiamento che ci viene violentemente offerta".


 

Foto del nostro operatore Silvano, rimasto a casa

Silvia: una poesia per noi

e la gente guarì.

E nell’assenza di gente che viveva
in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra cominciò a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovò
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.

 

e la gente guarì.

E nell’assenza di gente che viveva
in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra cominciò a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovò
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.


Bea con il suo striscione

Bea: "Ce la faremo!"

Bea è la figlia di Felicia, una delle ex ospiti del Centro di Autonomia Abitativa della Casa della carità, che oggi vive in una casa tutta sua.

Come stanno facendo tutti i "nostri" bambini, anche Bea ci manda un messaggio di incoraggiamento.

"Forza Italia! Ce la faremo!"

 

Una stanza dell'Accoglienza Donne

Elisa: Fogli che parlano di normalità insieme a fogli che parlano di straordinarietà...

Elisa è la responsabile dell'Accoglienza Donne della Casa della carità.

Ci racconta che questo non è un momento per niente facile per le nostre ospiti: "Fanno fatica, a volte litigano".

"Però - dice Elisa - ci sono anche momenti simpatici. L'altra sera, per esempio, per passare il tempo si sono messe a far ginnastica in corridoio".

 

Silvano: l'Italia ai tempi del coronavirus

Un montaggio di foto realizzato dal nostro operatore Silvano, accompagnato da "Solitude" di Billie Holiday

 

Il disegno realizzato da Hakim

Hakim: "Andrà tutto bene"

Hakim è uno dei piccoli ospiti del centro di autonomia abitativa della Casa. 

Come lui, tutti i "nostri" bambini ci stanno regalando in questi giorni, così difficili anche per loro, bellissimi messaggi di speranza.

 

Il piccolo orto sul balcone

Mariarosa: eppure è tempo di primavera

Ci scrive Mariarosa:

"Vorrei condividere con voi questo piccolo orto che un'amica ha preparato sul balcone con i propri bimbi...

in attesa che la vita con forza, come è in un piccolo seme... inizi.

Un abbraccio"

 

Gli ospiti di SoStare al lavoro per realizzare le mascherine

SoStare: colori e fantasia per passare il tempo

Come tutti noi, anche gli ospiti della Fondazione stanno rispettando le regole e non escono dalla Casa della carità.

Passare il tempo, però, non è sempre facile.

Ma la fantasia dei nostri operatori è grande e così a SoStare si fabbricano mascherine con la stoffa. 

 

Una delle foto di Raggio, che testimoniano i mezzi pubblici vuoti.

Raggio: dove sono andate le persone?

Raggio è uno dei custodi della Casa della carità e, quando è di turno, arriva dal suo paese, Carate Brianza, con i mezzi pubblici che in questi giorni, ci racconta con alcune immagini, sono deserti così come la cittadina dove vive.

 

"Decollage in via Padova, quasi all'angolo con via don Orione"

Giordano è un volontario della Casa e in questo momento ha scelto di condividere la poesia di Pasolini "Profezia"

                                  Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
                                  a milioni, vestiti di stracci,
                                  asiatici, e di camice americane.
                                  Subito i Calabresi diranno,
                                  come malandrini a malandrini:
                                 "Ecco i vecchi fratelli,
                                  coi figli e il pane e formaggio!"
                                  Da Crotone o Palmi saliranno
                                  a Napoli, e da lì a Barcellona,
                                  a Salonicco e a Marsiglia,
                                  nelle Città della Malavita.
                                  Anime e angeli, topi e pidocchi,
                                  col germe della Storia Antica,
                                  voleranno davanti alle willaye.                                  

                                  Essi sempre umili
                                  Essi sempre deboli
                                  essi sempre timidi
                                  essi sempre infimi
                                  essi sempre colpevoli
                                  essi sempre sudditi
                                  essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
                                 essi che si costruirono
                                 leggi fuori dalla legge,
                                 essi che si adattarono
                                 a un mondo sotto il mondo
                                 essi che credettero
                                 in un Dio servo di Dio,
                                 essi che cantavano
                                 ai massacri dei re,
                                 essi che ballavano
                                 alle guerre borghesi,
                                 essi che pregavano
                                 alle lotte operaie...
                            ... deponendo l'onestà
                                delle religioni contadine,
                                dimenticando l'onore
                                della malavita,
                                tradendo il candore
                                dei popoli barbari,
                                dietro ai loro Alì
dagli occhi azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere -
usciranno dal fondo del mare per aggredire — scenderanno
dall'alto del cielo per derubare — e prima di giungere a Parigi
                                per insegnare la gioia di vivere,
                                prima di giungere a Londra
                                per insegnare ad essere liberi,
                                prima di giungere a New York,
                                per insegnare come si è fratelli
                                — distruggeranno Roma
                                e sulle sue rovine
                                deporranno il germe
                                della Storia Antica.
                                Poi col Papa e ogni sacramento
                                andranno su come zingari
                                verso nord-ovest
                                con le bandiere rosse
                                di Trotzky al vento...

 

                                  Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
                                  a milioni, vestiti di stracci,
                                  asiatici, e di camice americane.
                                  Subito i Calabresi diranno,
                                  come malandrini a malandrini:
                                 "Ecco i vecchi fratelli,
                                  coi figli e il pane e formaggio!"
                                  Da Crotone o Palmi saliranno
                                  a Napoli, e da lì a Barcellona,
                                  a Salonicco e a Marsiglia,
                                  nelle Città della Malavita.
                                  Anime e angeli, topi e pidocchi,
                                  col germe della Storia Antica,
                                  voleranno davanti alle willaye.                                  

                                  Essi sempre umili
                                  Essi sempre deboli
                                  essi sempre timidi
                                  essi sempre infimi
                                  essi sempre colpevoli
                                  essi sempre sudditi
                                  essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
                                 essi che si costruirono
                                 leggi fuori dalla legge,
                                 essi che si adattarono
                                 a un mondo sotto il mondo
                                 essi che credettero
                                 in un Dio servo di Dio,
                                 essi che cantavano
                                 ai massacri dei re,
                                 essi che ballavano
                                 alle guerre borghesi,
                                 essi che pregavano
                                 alle lotte operaie...
                            ... deponendo l'onestà
                                delle religioni contadine,
                                dimenticando l'onore
                                della malavita,
                                tradendo il candore
                                dei popoli barbari,
                                dietro ai loro Alì
dagli occhi azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere -
usciranno dal fondo del mare per aggredire — scenderanno
dall'alto del cielo per derubare — e prima di giungere a Parigi
                                per insegnare la gioia di vivere,
                                prima di giungere a Londra
                                per insegnare ad essere liberi,
                                prima di giungere a New York,
                                per insegnare come si è fratelli
                                — distruggeranno Roma
                                e sulle sue rovine
                                deporranno il germe
                                della Storia Antica.
                                Poi col Papa e ogni sacramento
                                andranno su come zingari
                                verso nord-ovest
                                con le bandiere rosse
                                di Trotzky al vento...


Al lavoro, in giro per Milano

Alberto: #iorestosulterritorio

Ciao, sono Alberto...

Provo a farvi vivere una giornata tipo delle nostre alla Custodia sociale, con i messaggi whatsapp e le telefonate che si rincorrono.

C’è chi dice: “È impegnativa, almeno io cammino e trotto come al solito!”.
C’è chi racconta che ha due utenti in quarantena, perché sono state a contatto con un'operatrice che è risultata positiva al virus. Sono persone con fragilità psichiche, immaginate voi cosa significa far capire loro che cosa sta succedendo e come comportarsi. E in più noi dovremmo andare a casa loro il meno possibile, se non per niente, in quanto possibili veicoli di contagio… a volte è un vero delirio.

E poi c’è l’utente che, dopo avergli spiegato tutto per bene, mi chiama e mi dice: “Alberto, ci andiamo a prendere quel buon affogato al caffè che ci piace tanto…?”

Ma nonostante la fatica non molliamo. E abbiamo un nostro hashtag da combattimento! #iorestosulterritorio

 

Alcuni volontari del guardaroba

Matilde: penso ai nostri "scarti"...

Matilde è la presidente dell'Associazione Volontari della Casa della carità e coordina le oltre 100 persone che supportano la Casa in tantissime attività e che, purtroppo, in questo momento sono ferme.

"Tra noi - dice - c'è una rete virtuale molto attiva, dal gruppo Docce e Guardaroba a quello dell'Ascolto".

"Io che sono over 75 - racconta ancora Matilde - sono praticamente ai domiciliari dall'8 marzo, ma non mi lamento: mi ritengo una privilegiata con una casa dove puoi girare, un marito con cui vado d'accordo e spazio più che sufficiente per occuparci delle nostre cose senza darci fastidio, una rete di familiari e amici con cui puoi comunicare in tanti modi, tanti interessi, cibo a sufficienza...".

"Penso invece ai nostri 'scarti', sempre più scarti e deprivati anche di quel poco che avevano, e in più multati! È il colmo!".

 

Iole e Laura

Iole e Laura: noi resistiamo e sorridiamo

 

Il disegno delle bimbe di Tillanzia

Un arcobaleno contro la paura

Zianah e Giovanna sono due piccole ospiti di Tillanzia, la struttura della Casa dedicata alle donne e alle mamme in difficoltà con i loro bambini.

Quando Tiziana, la coordinatrice di Tillanzia, si è sentita dire da loro "Tizi, ci dai dei fogli, vogliamo fare un disegno", non sapeva che cosa avessero in mente... e poi, ecco la sorpresa.

"Ora questo arcobaleno è appeso sulla porta di Tillanzia e anche tutti gli altri bambini ospiti insieme alle mamme stanno realizzando tanti arcobaleni, che attaccheremo sulle pareti del salone. È un modo per colorare la nostra casa, ma anche queste giornate non semplici", spiega Tiziana.

 

Il panorama visto da Silvano, da casa

Silvano: un po' di profondità visiva...

... per amici e colleghi che vivono in città

 

Uno dei piccoli ospiti di Casa Nido

Luisa: dobbiamo rimanere positivi

"La preoccupazione c'è, ma credo che dobbiamo essere positivi e mettere in gioco tutte le nostre capacità, per superare questo momento".

A dirlo è Luisa, responsabile di Casa Nido, l'insieme di appartamenti che in via Brambilla accolgono piccoli nuclei familiari.

"Uno dei nostri papà - racconta - ha subito un trapianto e da quando è scoppiata questa emergenza non esce. Eppure nell'appartamento c'è un bel clima, passa il tempo con i bambini, giocano. Riescono a trovare la felicità anche in questo momento".

Luisa segue anche gli appartamenti per la residenzialità temporanea che la Casa gestisce sul territorio milanese, dove normalmente si reca per far visita agli ospiti: "Purtroppo in questo momento non possiamo incontrarci, ma continuiamo a mantenere il contatto sentendoci al telefono".

 

Il secondo piano della Casa

Pietro: è strano vedere la Casa così, quasi deserta

Pietro è il responsabile della logistica della Casa della carità. Da settimane è impegnato con i suoi colleghi a sanificare gli ambienti, a organizzare gli spazi e a prendere tutte le misure possibili per tutelare la salute di ospiti e operatori.

"Stiamo facendo uno sforzo grandissimo", dice.

E se questo momento di "sospensione" viene colto per fare quei piccoli lavoretti che normalmente non si ha tempo di fare, in questi giorni per chi è impegnato in via Brambilla c'è una strana atmosfera.

"È strano vedere la Casa così, quasi deserta ed è per me un po' desolante il pensiero che in questo periodo abbiamo dovuto sacrificare alcune attività e negare un aiuto a chi ne ha bisogno, che è la nostra missione", spiega.

 

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Il presidente della fondazione

Iniziative di spiritualità

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