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Casa della Carità
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V domenica dopo il martirio

Is 56,1-7; Sal 118; Rm 15,2-7; Lc 6,27-38

 29 settembre 2013

Il profeta Isaia profetizza annunciando che verrà una casa di preghiera per tutti i popoli. Al tempio potevano  accedere solo i circoncisi; il profeta annuncia invece un tempo dove non ci sarà più nessuno escluso e tutti invocheranno il Dio della misericordia, del perdono. E’ la grande rivelazione del Vangelo di Luca ”siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”. Qui sta la novità, il tempo della nuova creazione che inaugura la Pasqua di Gesù. E’ la fraternità umana che cancella la parola “nemico”. Nessuno è escluso dallo sguardo misericordioso di Gesù che porta su di se’ il peccato, l’odio del mondo, per liberare per sempre la gioia dell’amore misericordioso che non giudica e non esclude, ma ama senza confini. Si comprende e si diventa discepoli della verità chi è Gesù’ se si è capaci di lasciarci sconvolgere da questa radicalità. Ecco che la Chiesa, ciascuno di noi discepoli di Gesù, che stiamo alla mensa eucaristica, dobbiamo diventare e testimoniare nella vita  accoglienza e ospitalità. Lo dice  Paolo “accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo accolse voi”.

In Gesù si rivela una verità inaudita, incomprensibile umanamente, ma possibile perché ci è donato lo Spirito che è l’amore creatore e infinito del Padre: amare quelli che nessuno ama e anche quanti ci rifiutano. E non solo nel proprio intimo, ma con una prossimità e amicizia che è totalmente gratuita. Questa è la vera sfida e novità evangelica. Il mondo deve essere sorpreso da questa buona notizia, se noi sappiamo lasciarci conquistare da un amore così gratuito che ci porta a condividere e a “prestare senza sperarne nulla” .E’ la gratuità che deve entrare nel nostro cuore che spesso conserva zone di sentimenti non attraversati dal coraggio della misericordia. Si dice spesso ”lì non si può far niente”. Non condanno ma mi rassegno e conservo nel cuore risentimento o mi giustifico dicendo ”tutto quello che potevo fare l’ho fatto”.

Dobbiamo avvertire la provocazione che viene dal Vangelo che non è debolezza, ma la forza piena di tenerezza che sa farsi stile di vita coraggiosamente sollecitato dalla gratuità.
“A chi ti da’ una sberla mostra l’altra guancia”. Questo è Gesù che ce lo dice. Lui si è fatto vittima, si è lasciato crocifiggere dai suoi carnefici, si è fatto il Giusto deriso e oltraggiato, per annunciare e donarci una vita che è di fraternità e amicizia, che non sa più da che parte esiste il male e la violenza, anche quella che parrebbe legittimata o per lo meno giustificata. No, nessun atteggiamento o scelta perché si fa discepolo del Vangelo può essere segnato da risentimento, da violenza. La non violenza qui è un atteggiamento del cuore che diventa progetto di umanità nuova, di attesa di un mondo senza divisioni e guerre, senza la seduzione del farsi giustizia da sè. Per capire questo Vangelo bisogna stare ai piedi della croce, come Maria, la donna che si fa’ madre dei viventi, la nuova creatura che anticipa quello che noi saremo o diventeremo perché salvati e redenti da Gesù, il Figlio di Dio.

Si noti che la Parola di Dio di oggi ci chiede di rientrare in noi stessi, di superare anche quel sentimento che chiamiamo vittimismo, che ci fa sentire conquistati da un sentimento che ci pone rassegnati e indifferenti rispetto alla sorte di chi comunque ci rifiuta o ci ignora. E’ la Chiesa del gratuito, è la Chiesa che sta in quei luoghi dove il ritorno di riconoscenza non c’è’. Luoghi che sono anche le relazioni di amicizia o non amicizia che abbiamo. Il Signore ci dice non di sopportare e far finta di niente, ma di amare, di vivere questa decisione di perdonare senza calcoli. E’ questo il sentimento che nobilita la coscienza, che si radica nel cuore, dove si stampa l’eternità, dove scorre questa domanda di infinito, di una casa di preghiera o fraternità per tutti. E’ una parola quella di oggi, che chiede di essere contemplata. Non è solo un codice morale, un insegnamento buono, ma è la rivelazione della salvezza che è Gesù, l’incontro con Gesù che porta su di se’ tutta l’umanità. E’ il primogenito della creazione. E’ il Dio della perseveranza e della consolazione come dice Paolo.

Ecco perché in quella Casa, quella Parola risuona con la sua esigente dolcezza, che ci apre a una conversione vera, partendo da come nel cuore allontaniamo sicurezza e giudizio, non attraversati da quel sentimento di pace e perdono senza sconti, pieno di coraggio di avventurarsi anche a sperare contro ogni speranza. Maria, ai piedi della croce, ha vissuto il silenzio della misericordia, dell’ascolto di Gesù “Padre perdona loro”. Papa Francesco ci sta indicando questo cammino della Chiesa, comunità che si incontro all’uomo con la misericordia che è la vita di Gesù. Ecco perché dobbiamo invocare, pregare, contemplare e dire “Laudato sii o Signore”.

Darsi il segno della pace oggi non può essere solo un gesto di routine. Deve essere un segno che parte dal cuore, che si converte perché si fa amare da Gesù. Ecco perché vi chiedo di vivere, prima dello scambio di pace, uno spazio di silenzio e preghiera. Pensiamo a tutti quei volti con i quali fatichiamo a vivere amicizia, intercediamo per la pace nel mondo, anche attraverso i volti degli ospiti che abbiamo ,raccomandiamo tutti quegli itinerari di riconciliazione che ci sono anche tra di noi, preghiamo per quanti sono in carcere, per le vittime della violenza. Preghiamo per le nostre azioni di ospitalità siano nella gratuità, senza quel chiacchiericcio lamentoso a cui anche Papa Francesco mette in guardia continuamente. E lasciamoci poi con l’impegno di rileggere, prima che il giorno finisca, questo Vangelo come esame di coscienza che ci dà il coraggio della conversione e ci dà la gioia di essere amati e perdonati.
Sì il perdono che rivela il volto di Gesù è libertà vera, è sentirci pieni di sentimenti di pace, dove la speranza si fa storia di vita. Qui in Casa della carità dobbiamo sentirci davvero richiamati dalla profezia di Isaia.

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