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Per una progettazione partecipata. E virtuosa

20 ottobre 2015

In collaborazione con Excursus quinto appuntamento con "Idee per un no profit sostenibile": come ideare e realizzare progetti credibili ed efficaci?

 
 
 
 



Che ruolo ha, o dovrebbe avere, la progettazione per le organizzazioni no profit?

La progettazione è la strada attraverso la quale le organizzazioni (profit o no, in questo caso non farei alcun distinguo) danno corpo alla propria vision; in altre parole: a fronte di ciò che un’organizzazione è e desidera fare, la progettazione è quello spazio in cui le idee prendono metodicamente forma, si concretizzano fino a diventare, per esempio, un nuovo gruppo di lavoro, una nuova area organizzativa, un servizio, un prodotto. La progettazione dunque ricopre un ruolo vitale per un’organizzazione: progettare vuol dire sperimentarsi, crescere, aprirsi a nuovi orizzonti. Il contrario di progettazione è sicuramente immobilismo con tutto ciò che ne consegue.


Da che cosa deve partire una progettazione virtuosa?
Una progettazione virtuosa prende avvio sia dalla definizione dell’idea progettuale sia dallo studio di fattibilità. Definire un’idea progettuale vuol dire calarla nel contesto organizzativo per valutare quanto sia coerente con la mission dell’organizzazione; parimenti lo studio di fattibilità permette di comprendere quanto l’idea, pur bella e innovativa che sia, sia effettivamente realizzabile, a partire dalle risorse che l’organizzazione è in grado di attivare e dal riconoscimento delle criticità che l’idea smuove e lascia intravvedere. Lo studio di fattibilità non è da intendersi come accessorio ma come fondante una buona progettazione che voglia sfociare in un qualcosa che nel tempo sia sostenibile e che possa essere riconosciuto come una buona pratica.


Chi deve essere coinvolto nella progettazione per far sì che il progetto stesso abbia successo?
Prima di tutto sono da coinvolgere le persone che hanno un sapere reale, una conoscenza rispetto ai temi fondativi dell’idea progettuale. Motivo per cui è ottima cosa coinvolgere nella progettazione, sicuramente con ruoli differenti, due categorie di persone, che a volte si sovrappongono o addirittura, in alcuni casi, coincidono: coloro che hanno un sapere esperto e coloro che hanno un sapere esperienziale. Coloro che hanno un sapere esperto sono coloro che hanno delle conoscenze, delle competenze significative rispetto al progetto e alla progettazione (il metodo di lavoro). Coloro che hanno un sapere esperienziale hanno altri tipi di conoscenze e competenze, esperite sul campo. Nell’una e/o nell’altra categoria, dipende dai progetti, si collocano i beneficiari della progettazione. È importante che vengano interpellati, che siano ascoltati e, laddove possibile, che siedano fra i progettisti. Questa non solo si chiama progettazione partecipata, ma anche virtuosa.


Oggi è sempre più importante aprirsi al contesto europeo. Che consigli daresti alle organizzazioni non profit che vogliono approcciarsi all'europrogettazione?
L’Ue non è solo un’agognata meta per i consistenti finanziamenti della Commissione Europea ma è anche uno stimolo reale per allargare gli orizzonti delle nostre organizzazioni e lavorare in partnership con realtà di altri Paesi membri. Per fare ciò, però, è necessario saper progettare e conoscere il metodo di progettazione che la Commissione esige da chi presenta un progetto. Si tratta del metodo GOPP (Goal Oriented Project Planning), un metodo saggio che invita a coinvolgere nella progettazione tutti gli stakeholder di un progetto, a considerare il contesto reale nel quale il progetto va a collocarsi (evidenziandone i problemi ma anche le risorse), a definire a priori gli strumenti e i tempi della valutazione; e, infine, a considerarne il livello di sostenibilità nel tempo (sostenibilità economica ma anche sociale e culturale). Quando, come Excursus, affianchiamo le organizzazioni nella stesura di un progetto (non solo europeo) verifichiamo quanto progettare sia complesso e richieda competenze specifiche ma contemporaneamente anche quanto sia generativo di nuovi processi, di nuove relazioni, di nuove competenze.

 


Excursus crea spazi di formazione partecipata, di consulenza alle organizzazioni e di ricerca azione. Il metodo dell’ascolto e quello della valutazione, così come gli strumenti attivi utilizzati,
sono finalizzati alla valorizzazione di ciascuna persona nel contesto di riferimento.

Excursus si rivolge alle organizzazioni del mondo del lavoro (pubbliche amministrazioni, profit e no profit)
e del volontariato e alle persone che operano al loro interno.

 
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Il presidente della fondazione

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