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I Domenica di Quaresima

Is 58,4-12; Sal 102; Cor 5,18-6,2; Mt 4,1-11

9 marzo 2014

L'omelia

Il digiuno quaresimale deve avere il ritmo operativo e spirituale che il profeta richiama a ciascuno di noi, al cammino della Chiesa. Il mondo di oggi è carico di ingiustizia, di povertà scandalosa, di sofferenza che ci interrogano e inquietano, di persone senza casa, profughi nelle tante favelas, nei campi profughi. La guerra, anche quella minacciata in Ucraina, entra nei nostri cuori. La violenza che si fa notizia quotidiana, assurda, che colpisce donne e bambini, non può renderci soltanto osservatori. Si tratta di “condividere”, “dividere il pane”, partendo da chi è nudo “senza dimenticare i tuoi parenti”, cioè senza trascurare nessuno. Ecco allora il digiuno che ci è chiesto è quello di vivere in questi quaranta giorni, portando le ceneri sul capo, proprio per una riconciliazione, lasciandoci raggiungere dalla sua misericordia, così come ci invita Paolo nella sua lettura.

É dunque un digiuno che entra nel cuore, lo dilata per accogliere, per avvertire che il mondo deve entrare nella nostra coscienza. La fede ci incammina nella storia, si fa storia umana e questa ha bisogno di purificazione, di cammino verso la meta di pace e vita piena, come il popolo ebraico ha fatto, camminando nel deserto per 40 anni. La fede è vivere questo esodo, entrando nel deserto, sentendoci sfidati anche noi dalla tentazione come Gesù. Vorremmo un messia che ci doni pace e sicurezza, tutto “terreno” ma questo non basta. Bisogna che capiamo che non basta aiutare, collaborare al pane di tutti, ma anche avvertire quella spiritualità che butta il cuore oltre, che attende un futuro non solo fatto di cose, ma di incontri, di legami di amicizia, di pace dei cuori. É una tentazione che ci chiede di rifiutare il desiderio del miracolo facile, di sicurezza subita, di fede appagata e incapace di avvertire lo scandalo della croce, di un Dio che si presenta povero e sconfitto. É la tentazione di spostare il cuore su altro, sulla ipocrita idolatria che non ci lascia affidarci unicamente al Dio a cui consegniamo tutto.

Ecco perché dobbiamo vivere una Quaresima senza esitazione, ma radicalmente orientata a dare tutto, a lasciarci affascinare dalla semplicità del Vangelo che ci dice “vai, vendi quello che hai e dallo ai poveri”. Sì, questa mattina ho sentito di essere richiamato dal Vangelo di Matteo delle tentazioni accostato alla vocazione e richiesta di quel giovane obbediente alle regole, ma che se ne andò triste perché aveva molti beni. Sì, dobbiamo avvertire che il Signore chiede una conversione senza mezze misure, di accettare un cammino che deve riguardarci nella quotidianità, fatta di silenzi, di sguardi accoglienti, ma anche di preghiera, digiuno e penitenza. Sì, ci è chiesto di vivere la gioia evangelica della rinuncia. La nostra cultura non sa dare valore di felicità attesa e invocata al sacrificio. Vorremmo stare nel presente che però si impoverisce se è senza futuro. A noi è chiesto, come credenti, come Chiesa che è convocata dalla Parola e dalla Pasqua, di entrare nel cammino del deserto come ha fatto il popolo ebreo. La nostra fede ha queste radici. Dobbiamo sentire la consolazione di essere guidati dal Signore, che “ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai  come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono”. Si “la tua gente riedificherà le rovine antiche, ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni”.

Sì, dobbiamo iniziare il cammino quaresimale, ciascuno ma qui in questa Casa. Il nostro non è un semplice esercizio ascetico, non è un gesto di gruppo che si richiama all’essere uniti, ma una fame e sete di incontro con Gesù, di incamminarci come Lui vuole a vivere la Pasqua e riguardare da lì l’attesa della nuova Gerusalemme. Sento allora che conviene, nella semplicità dei figli di Dio, fare buoni propositi, ascoltare la domanda di conversione, giorno dopo giorno. Ecco perché preghiera, ascolto della Parola, astinenza possibile e gioiosa nel digiuno con le sue varie opportunità che ci debbono regalare la speranza della Pasqua.

Noi la iniziamo, preparandoci anche così al Triduo Pasquale.

Una riflessione sulla Quaresima di don Virginio Colmegna

É un cammino che richiama anche me a un digiuno penitenziale, a riscoprire il coraggio dell’abbandonarsi al Signore, senza cedimenti, con una fiducia ingenua e totale. E questo può essere solo se la preghiera d’intercessione, di lode avvolgerà il quotidiano del mio vivere.

In Casa della carità non può essere una Quaresima di routine. Quel “regaliamoci speranza” ora diventa un “lasciamoci raggiungere dalla speranza”. Ecco perché il mio abitare in Casa della carità sarà anche notturno, alla comunità “Sostare”, pregando e vegliando prima in cappella rileggendo la Parola. Oggi riceveremo le ceneri sul capo e porremo in noi, con questo gesto simbolico, la consapevolezza della nostra fragilità e urgenza di essere custoditi dalla misericordia di Dio. Noi in Quaresima ci prepariamo alla Pasqua, a quel mistero di vita piena che sconfigge la morte, la Pasqua di Gesù.

Il primo digiuno è quello di non sentirsi protagonisti di risultati, di compiacersi nel sentirsi vittima. Non nascondo che questa tentazione è in me. Sentirsi non riconosciuti e apprezzati ma messi in discussione su uno aspetto che è quello economico, mi costringe ad immaginare numeri, diventare un ricercatore di fondi.

La prima tentazione è “di solo pane vive l’uomo”. Ed allora sento di ricostruire in me il senso più profondo del dedicarmi con  totalità a questa ospitalità che è Casa della carità e le altre realtà che cerco di accompagnare. Mi ritrovo carico di problemi di gestione, ma proprio per questo mi avvolgo nel silenzio della penitenza gioiosa e quaresimale. É una povertà da accogliere, se però i volti e le loro storie palpitano nel mio cuore. Oggi siamo invitati a pregare per la pace in Ucraina per scongiurare una guerra fratricida e carica di conseguenze anche per l’Europa e il mondo.

É la debolezza pacifica della non violenza, di questo legame profondo tra ascolto di poveri e riconciliazione. La Parola di Dio di oggi ci regala questo orizzonte. Mi avvio con gioia in questo cammino.

Una poesia sulla Quaresima di don Virginio Colmegna

Deserto,
parola svuotata
impoverita e paurosa
impietrita strada
di soffocante silenzio

Deserto, strada polverosa
piccola traiettoria
di viandanti affaticati
che cercano oasi
per soddisfare
la sete bruciante
di camminatori
in cerca di meta

Deserto, di popolo
in cammino
Quaresima di pace
invocata e amata
esodo di deserto
meta pasquale da Gesù di Nazaret
che dona la vita
piena e colma
di gioia perenne

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