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Un osservatorio per le favelas urbane di Milano

5 novembre 2013

“Non si tratta di un censimento né tanto meno di una schedatura dei rom”, ma di una proposta di progetto più ampia formulata dalla Casa e della Fondazione Somaschi e presentata al Comune di Milano

Un importante quotidiano nazionale martedì 5 novembre  ha pubblicato nelle sue pagine di cronaca milanese un servizio nel quale si parla di un progetto che vede coinvolta la nostra fondazione insieme alla Fondazione Somaschi con cui stiamo da tempo collaborando. L'abbiamo chiamato “Osservatorio sulle favelas urbane” e si tratta di un ampio intervento nato dall'esperienza che entrambe le nostre realtà hanno maturato nelle zone della nostra città dove il disagio è tanto forte quanto inaccettabile. É una proposta che abbiamo sottoposto alla valutazione del Comune di Milano e sulla quale ci siamo confrontati con i comitati di quartiere della città.

“L'idea – spiegano don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità e Valerio Pedroni, coordinatore dei Somaschi – è quella di mettere in rete attori e conoscenze, per capitalizzare le informazioni e le risorse disponibili e, soprattutto, per promuovere una maggiore conoscenza della situazione. Solo quantificando e qualificando il fenomeno, sarà possibile proporre alle persone in difficoltà dei veri percorsi di inclusione. Solo capendo a fondo le diverse realtà sociali che attraversano i luoghi del degrado cittadino sarà possibile lasciarceli alle spalle. Solo stabilendo una relazione con queste persone sarà possibile intervenire anche in quelle situazioni di sfruttamento e devianza che stanno emergendo”.

Il tema degli insediamenti irregolari, a Milano, non riguarda esclusivamente i cittadini rom,
in particolar modo provenienti dai paesi dell'Europa orientale. Gli operatori impegnati sul campo incontrano oggi anche singoli migranti provenienti dal Maghreb e dall'Africa Subsahariana, intere famiglie bulgare o romene, arrivate da poco nel nostro Paese.

“Non si tratta di un censimento né tanto meno di una schedatura. Non è una logica repressiva quella con cui vogliamo andare nelle tante favelas di Milano e, soprattutto, non è quello l'obiettivo” ribadiscono Pedroni e don Colmegna.

Da un lato, infatti, gli operatori della Casa della carità e dei Somaschi continueranno ad offrire il supporto socio-sanitario che hanno sempre portato negli insediamenti, dall'altro, si vuole andare oltre. La proposta fatta al Comune di Milano vuole promuovere una rete di servizi integrati tra pubblico e privato sociale, realizzare una vera ed efficace condivisione dei dati sul tema, sviluppare delle reti tra attori istituzionali e non, costituire una cabina di regia e un gruppo di lavoro misto e coinvolgere giovani migranti o “di seconda generazione” che interagiscano con le persone della loro stessa nazionalità in situazioni di disagio.

[sopra, un insediamento irregolare a Milano, settembre 2013 - foto: Matteo Cogliati]

 

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