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Abbiamo bisogno di nuovi concittadini

8 maggio 2017

Don Colmegna, sulle pagine de La Repubblica, presenta l'inizio della raccolta firme a Milano per la campagna "Ero straniero - L'umanità che fa bene"

Urla, strumentalizzazioni e polemiche. Negli ultimi giorni, quando si è affrontato il tema immigrazione, l’hanno fatta da padrone ancor più del solito. In maniera decisamente eccessiva. Nelle prossime settimane vorrei dimenticarle perché siamo all’inizio di un mese importante per Milano. Maggio lo sarà per la marcia del 20, “Insieme senza muri”, ma anche perché nei prossimi giorni prenderà il via sul territorio della nostra città metropolitana la raccolta firme di “Ero straniero - l’umanità che fa bene”. La campagna, promossa in tutta Italia da molte realtà della società civile, tra cui la Casa della carità, insieme a numerosi sindaci, vuole creare un cambiamento culturale e legislativo, con una legge di iniziativa popolare che superi l’attuale Bossi-Fini.

È una sfida difficile, ma necessaria, cui sono certo Milano non si sottrarrà, perché sento tante affinità tra la sua anima e le idee alla base di questa iniziativa. Quando leggo l’umanità che fa bene non posso non pensare a quel mix di pragmatismo e coeur in man che ci contraddistingue. Ero straniero, è proprio così: è una proposta con il cuore in mano, i piedi saldamente ancorati a terra e la testa ben piantata sulle spalle. 

Avere il cuore in mano significa agire “gratuitamente”, per “senso di responsabilità e di umanità verso il proprio fratello”, senza interessi economici o secondi fini. Qualche politico lo ritiene impossibile, ma padre Camillo Ripamonti del Centro Astalli, tra i promotori della campagna, ce ne ha ricordato l’importanza. Senza di essa, rischiamo di perdere quella “fiducia che è alla base del vivere civile”. 

Avere i piedi saldamente ancorati a terra significa ammettere che abbiamo bisogno di nuovi cittadini. Per Confindustria, senza immigrati, la popolazione italiana si sarebbe ridotta di 128mila unità tra il 2002 e il 2015 e, sempre nel 2015, il peso economico del lavoro straniero è stato pari all’8,7 per cento del PIL. Non solo. Bisogna accettare che i flussi migratori sono strutturali. Non sarà il numero dei morti in mare a fermare quelli che vogliono partire e rimpatriare tutte le centinaia di migliaia di irregolari nel rispetto dei diritti umani è impossibile. 

Poste queste premesse, mantenere la testa ben piantata sulle spalle vuol dire affermare con coraggio che una maggiore apertura agli stranieri significa maggiore legalità, sicurezza e coesione sociale per le comunità che li accolgono. La legge Bossi-Fini, oggi, non offre nessun altro canale di accesso legale che non siano i viaggi in mare e le richieste di protezione internazionale. Inoltre, rende irregolare un numero crescente di persone già presenti nel Paese. Al contrario, la nostra campagna propone canali diversificati di ingresso per lavoro, nuove forme di regolarizzazione su base individuale degli stranieri già radicati nel territorio e misure più efficaci per l'inclusione sociale, basata sul lavoro. Insieme al voto amministrativo per i cittadini stranieri, all’abolizione del reato di clandestinità e all’approvazione della legge sulla cittadinanza in discussione in Parlamento. 

Sono proposte che servono a garantire “ordine, legalità e umanità”, come ha detto Emma Bonino, una delle più convinte promotrici di Ero straniero. Per questo, mi auguro che sul nostro territorio saranno in tanti a sostenerle: rappresentanti delle istituzioni, personalità della cultura, dell’economia, della formazione, dell’impresa e dell’arte, cittadini di quella Milano che si è sempre dimostrata attiva e accogliente. Attiva perché accogliente. 


Maggiori informazioni sulla campagna "Ero straniero - L'umanità che fa bene" sono disponibili su:
erostraniero.casadellacarita.org
www.facebook.com/lumanitachefabene


Articolo pubblicato su La Repubblica Milano del 6 maggio 2017

 
 

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