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Un Natale che può infondere vita

18 dicembre 2015

Un messaggio del presidente della Casa don Virginio Colmegna: "Quanta contemporaneità nel racconto della natività, che può essere accolto e raccontato da tutti"

Si cercano persone capaci di credere e infondere vita, perché il domani della storia non sarà il seguito dell’oggi: ma una nuova creazione”. Sono parole di Arturo Paoli che ricordo con commozione e riconoscenza alla fine del suo ultimo anno di vita.

Ci dobbiamo chiedere se siamo capaci di infondere vita, di far crescere la capacità di cogliere sempre segnali di futuro e di pace anche nel mezzo di drammi epocali. Papa Francesco ci sta regalando quotidianamente questo orizzonte di gioiosa speranza. Ecco, il Natale è questo inchinarsi di fronte ad un bambino che nasce, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. Maria e Giuseppe erano in cerca di un alloggio temporaneo. Possiamo indicarli come profughi, costretti a incamminarsi, anche se Maria era prossima al parto. Quanta contemporaneità in questo racconto che può essere accolto e raccontato da tutti, soprattutto da noi che viviamo questa esperienza di casa che ospita, che pratica ospitalità promuovendo diritti.

Siamo in un mondo segnato da dolore e  sofferenza, da una barbarie che parrebbe presentare come vincente la morte con la sua ingiustizia. Il grido dei poveri entra nel nostro cuore, lo dobbiamo portare avvolto dal silenzio di questa notte, in cui  risuona la parola “pace”. George Bernanos nel suo libro La gioia afferma: ”Chi cerca la verità dell’uomo deve farsi padrone del suo dolore”.

Scandalo è il male, ma più scandalosa è una vita incurante dei mali che portano l’umanità a soffrire senza speranze. È da quel male dell’indifferenza che Papa Francesco ci invita a prendere le distanze. Ecco perché Natale è un giorno che deve infondere speranze, riprendere in noi la gioia della vita. È un tempo, se vissuto interiormente, che ci regala mitezza. La mitezza è un dono che contrasta il fascino del male, attraversa la sofferenza, reagisce all’ingiustizia, ricerca e trova sempre spazi e luoghi di ospitalità e condivisione.

Sono i pastori, che vegliano la notte, a mettersi in cammino. Norberto Bobbio, un pensatore laico, nel suo Elogio della mitezza celebrava questa virtù come la più “impolitica”, in contrasto con una politica che ignora ogni compassione e si fonda sul potere e l’arroganza. Ecco, per noi promuovere diritti è possibile se custodiamo il coraggio di vivere gesti paradossalmente semplici e senza potere.

Quella stella luminosa che contiene il presepio che abbiamo posto in Casa (nella foto sopra), ci indica di non smettere di dare valore al quotidiano dei gesti semplici come l’accoglienza, lo sguardo, la gioia di un Natale di condivisione che auguro a tutti. La violenza del mondo non risparmia innocenti inermi e noi dobbiamo poter ascoltare quel canto di pace che è l’”eccedenza” di Betlemme.

Le tenebre, con il loro carico di morte, di guerre e violenza, sono attraversate da questa luce che il Natale porta con sé, per tutta l’umanità. Dobbiamo allora vivere con l’ingenuità dei piccoli questo tempo di misericordia. La nostra Casa sia davvero una porta aperta, un luogo dove si respira misericordia, che non è un esercizio di forza, ma di debolezza. Sono pensieri che vorrebbero accompagnare l’augurio di un Natale vissuto da tutti con la gioia semplice che può rifiorire anche in noi.

Don Virginio Colmegna

 

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