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"Gioia, tenerezza, speranza"

17 dicembre 2013

La riflessione e gli auguri di Natale del presidente della fondazione don Virginio Colmegna: "Alla Casa della carità, le persone che bussano alla porta ci tengono svegli e per questo le ringraziamo"

di don Virginio Colmegna

Irrompe la gioia, sentimento pieno di tenerezza. “Un bimbo è nato”. E’ la gioia a cui ci invita con insistenza, dolce e consapevole, Papa Francesco. “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”. Inizia così la sua esortazione apostolica: è un invito alla gioia liberante, in alternativa “alla tristezza individualistica che scaturisce dal cuore comodo e avaro”. Papa Francesco ci richiama ancora ”all’entusiasmo di fare il bene” e,  osservando con discrezione e intensità interiore i volti, ascoltando le sofferenze, il dolore, le invocazioni, le richieste di tanti nostri ospiti,  mi chiedo:  “come si fa a sentirsi colmi di questo entusiasmo di gioia?” . ”Beati i miti, beati gli affamati e assetati di giustizia, beati i pacificatori”.

Il Vangelo è il cuore della speranza, è questo inatteso capovolgimento di prospettiva. In questo mondo, in questa nostra vicenda umana sembra davvero che dilaghino la violenza, l’ingiustizia, le guerre; dovunque, vicino e lontano. La gioia sembra solo un sentimento consolatorio accanto alla tragedia umana, al diffondersi di inimicizia, di cupa tristezza. La crisi sembra invadere la speranza, ci impoverisce di sentimenti di gioia vera. Un gemito sale dalle popolazioni martoriate. Solo in Siria oltre 110.000 morti, due milioni di profughi negli stati limitrofi e circa 6 milioni di sfollati. Dov’è finita quella che noi frettolosamente abbiamo chiamato primavera araba?

Ma anche da noi i segni di disperazione che la crisi, anche economica, ci presentano una contabilità che sembra allontanare la speranza. Eppure, un bimbo ci è nato: Dio, anche oggi, si fa bambino, nasce dal grembo di una donna e allora ricomincia, da questo “gioioso” e colmo di tenerezza mistero dell’Incarnazione, il canto liberante della speranza. “Ai poveri è annunciata la salvezza, annuncio di pace che è per tutti, per ciascuno. La storia umana è avvolta e sorpresa dal pianto tenero di Gesù che nasce da Maria, cullato anche da Giuseppe n questa notte dove non c’era posto per loro. Maria e Giuseppe cercavano un casa, come i tanti sfollati e pellegrini di povertà. Lì si radica la speranza di pace, quella pace che mette in moto i pastori che vegliano e dalle tante periferie vanno ad adorare il bimbo Gesù. E’ questo il Natale che va raccontato, vissuto anche da noi.

E’ il presepio vivente, quello che riempì di stupore anche Francesco che ritrovò lì le radici dello stupore, di quella felicità interiore che lo portò a chiamare sorella la povertà. Francesco muore nudo sulla nuda terra, continuando a cantare, stupito, la bellezza del suo Dio che ha visto brillare in quella dei volti di uomini e donne, lebbrosi e fratelli, peccatori e santi.

Si, è la contemplazione che nasce dal mistero del Natale, di un Dio che nasce a Betlemme, povero tra i poveri, nella semplicità che fa innamorare. I pastori si incamminano perché hanno ancora l’ingenuità di quanti sanno attendere, non si sentono arrivati, vivono l’incertezza delle profezie umane, di chi ha bisogno della misericordia e del perdono.

Si dobbiamo vivere questo Natale con i pastori, donne e uomini, bambini che bussano anche da noi, stanno con noi. Io penso che quei pastori siano anche i tanti che sono con noi, abitano qui, vengono a fare la doccia, ci chiedono il domicilio. Non possiamo indicarli e catalogarli solo nei risultati del nostro fare operoso, chiedono di sostare ad avvertire che lì tra loro, si nasconde e si rivela la bellezza del Vangelo, la notizia che “un bimbo è nato”. E’ la travolgente e folle speranza del Natale. Ecco, tra loro ci sono anche, e forse soprattutto, quanti non accogliamo, quanti sentono da noi che non c’è posto, quanti rifiutano, quanti stigmatizziamo come elemosinieri e mendicanti, senza quello che noi chiamiamo “progetto di futuro”. Si portano in questo Natale, anche quelle donne, uomini, bimbi piccoli allattati che sono accampati sulle sponde del Lambro, tra topi e freddo gelido. Certo sono pochi, vivono in misere baracche di cartone, ma in quei bimbi riposa la tenerezza del Dio bambino. Ecco forse ci richiedono gesti senza calcolo, ai confini della normalità, e del possibile, possono sconvolgere piani organizzativi, ma la speranza germoglia nell’inquietudine, quella evangelica, e si nasconde lì. Sì, in questo Natale, vissuto in questa Casa, questi pensieri si affollano in me.

In questa Casa abbiamo fatto risuonare spesso la frase che è diventata slogan: ”Regaliamoci speranza”. Certamente la crisi ci costringe spesso a fermarci sui i numeri,  richiama tutti a fare la nostra parte, senza delegare e scaricare responsabilità. Ma il Natale, che si vuole vivere alla Casa della carità, deve vibrare dello scandalo del presepio, di una giovane donna che sta per partorire e non trova alloggio e quel bimbo che nasce e sta in una mangiatoia è il figlio di Dio. E’ quel cambiamento di sguardo che Francesco fece, lasciando i suoi vestiti, baciando i lebbrosi, chiamando sorella povertà, addolcendo il lupo di Gubbio. Ecco, il Natale, questo Natale, chiede a ciascuno di noi, credenti e dubbiosi, inquieti e in ricerca, di avventurarci in questa radicalità, avvertendo che non ci è richiesto semplicemente di raccontare il Natale, ma di viverlo nella sua disarmante e coraggiosa novità. Non facciamoci assorbire dalla retorica, dobbiamo fare entrare nella nostra vita, nelle nostre scelte, nelle responsabilità che abbiamo, nelle nostre scelte affettive, nel nostro cuore un segno concreto che questo Natale non  é come un Natale qualsiasi. Siamo chiamati a cambiare un po’ la nostra vita, a regalarci questa speranza scandalosa e piena di stupore. Dobbiamo farlo con la tenerezza ingenua di chi sa anche farsi sorprendere da un Dio che nasce e viene deposto in una mangiatoia. Scompagina un po’ la nostra sicurezza, chiede di aprirci. “Preferisco una chiesa accidentata, ferita per essere per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”.

Ancora Papa Francesco ci dice: “occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo insuperabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli”. Ecco perché, augurando un Natale di pace, invito tutti a unirci a noi, per vivere dovunque siate un Natale che ci renda tutti innamorati di questo Gesù, speranza per i poveri, e sentire il suo richiamo a cambiare il cuore.

E’ il richiamo che Gesù fa al giovane ricco, e quindi a ciascuno di noi. Era, quel giovane, religioso e osservante delle regole, ma si fece triste quando gli giunse il richiamo a scegliere la follia amabile della gratuità e del dono. E’ la gioia del Vangelo.

Buon Natale davvero. Noi, nella notte di Natale, cercheremo di condividere questo silenzio e stupore della nascita. Vi invitiamo ad unirci a noi, dovunque sarete. ”Il modo migliore per realizzare un sogno è svegliarsi”. Alla Casa della carità… le persone che bussano alla nostra porta ci tengono svegli e per questo le ringraziamo.

Gli appuntamenti

Il Santo Natale verrà festeggiato alla Casa della carità in due momenti particolari.

Martedì 24 dicembre, giorno della vigilia, alle ore 23.15, nella cappella della Casa dedicata alla beata Eugenia Picco, si terrà una veglia di preghiera.
A seguire, ma in auditorium, don Virginio Colmegna celebrerà la Messa di mezzanotte.

Mercoledì 25 dicembre, alle ore 12.00, la giornata inizierà nuovamente con la Santa Messa e proseguirà in mensa per il grande pranzo di Natale nel corso del quale gli ospiti verranno serviti dai tanti volontari che già hanno dato la loro disponibilità.

 

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