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La storia di Mina, ex ospite di Casa Francesco

"Con impegno e fatica sono riuscito ad essere davvero felice!"

Venerdì 1 marzo, la Casa ha partecipato al convegno "Io sono una persona. Storie vere di migranti in Italia", che si è tenuto alla Camera del Lavoro, promosso dal Coordinamento delle Scuole Milanesi per la Legalità e la Cittadinanza Attiva, Libera, Scuola di Formazione "Antonino Caponnetto" e Ponte Milano Calabria.

A portare la sua testimonianza, c'era anche Mina, ex ospite di Casa Francesco, la comunità della Casa dedicata ai minori stranieri non accompagnati.

Mina ha terminato il suo percorso a Casa Francesco ed è stato accolto da una famiglia di Villa Pizzone. 

Lo scorso anno, è anche stato tra i protagonisti della Società di Lettura, il progetto che la nostra Biblioteca del Confine porta avanti con il Liceo Scientifico Statale A. Volta - Milano e la Casa Circondariale di San Vittore, che mette in realzione coetanei che vivono nella stessa città, ma appartengono a mondi diversi.

Ecco la testimonianza di Mina:

Io mi chiamo Mina e ho 18 anni.
Sono in Italia da poco meno di 3 anni e vengo dall'Egitto.
Avevo 14 anni quando per la prima volta ho lasciato il mio villaggio Assiut per andare a lavorare ad Alessandria, l'anno successivo sono andato al Cairo e da lì, di nascosto, sono tornato ad Alessandria con dei miei amici con l'intenzione di imbarcarmi per l'Italia.
Arrivati ad Alessandria, siamo stati 3 giorni in una casa sulla spiaggia ad aspettare le barche in modo che la polizia non ci vedesse.
Il 6 giugno 2016 sono salito su un barcone che ho raggiunto percorrendo 50 metri a nuoto. È stata una brutta giornata in cui sentivo gli scafisti parlare continuamente con parolacce e insulti.
Neppure il governo era dalla nostra parte e diceva che l'importante era la sicurezza del paese e se anche fossimo morti non ci sarebbe stato problema.
Dopo essermi imbarcato ho aspettato 4 giorni fermo in mare che arrivassero altri due gruppi di persone che come me volevano raggiungere l'Italia.
A questo punto abbiamo viaggiato nel Mediterraneo per 16 giorni e infine siamo approdati a Trapani.
Durante il viaggio stavo male fisicamente per il freddo e per la nausea anche se mangiavamo solo un pezzetto di pane e poca acqua. Inoltre intorno a me vedevo che c'erano più persone cattive che buone e gli scafisti buttavano in mare chi alzava la voce o disturbava.
Arrivati a Trapani ci hanno preso tutti i documenti e ci hanno mandati nelle comunità. La mia era a Marsala ed era rivolta ai minori non accompagnati: io ci sono rimasto un mese.
Qui mi annoiavo anche se c'erano vicino una piscina e una palestra, l'unica attività che facevo era andare in bicicletta.
Grazie all'aiuto di un mio amico tunisino che mi ha dato i suoi documenti ho potuto comprare il biglietto del pullman che mi ha portato a Milano.
Qui sono stato accolto prima a un campo per migranti poi finalmente alla Casa della Carità. Grazie al lavoro dei suoi operatori ho iniziato ad andare a scuola, a vivere con altri giovani e a riniziare una vita da ragazzo della mia età.
Ho imparato in poco tempo l’italiano e oggi sto studiando per diventare meccanico industriale.
Inoltre adesso sono stato affidato da una famiglia che abita a Villa Pizzone.

Con impegno e fatica sono riuscito ad essere davvero felice!

 
 

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