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Maria la donna del si

Cammino di spritualità 2012 - Domenica 16 dicembre

Luca 1,26-56

Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te". A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".

Allora Maria disse all'angelo: "Come è possibile? Non conosco uomo". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei.

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore".

Allora Maria disse:
"L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre".

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

 

E' una parola meditata, ascoltata molte volte. Il rischio è quello di renderla scontata, parola che non irrompe in noi con quella dolcezza e irruzione che è propria dello spirito. È una giovane donna che, povera di Javhè, attenta ascoltatrice della parola, della profezia attendeva, sperava che il Messia, la salvezza avrebbe fatto irruzione nella storia umana. Ecco perché quel saluto evoca la profezia di Sofonia (3,14-15),di Zac (2,14). Quel “ti saluto”va tradotto”gioisci , piena di grazia”. Cioè Maria avverte che quel tempo della salvezza sta entrando in lei di cui è cambiato il nome. Maria è la piena di grazia. Dio nella storia biblica cambia il nome per consacrare a una missione.
È stato così per Abramo ad esempio, lo sarà nel nuovo testamento con Simone chiamato Pietro Maria per questo è turbata perché la sua disponibilità ad accogliere si incontra con questo dono del gratuito che raggiunge la sua vita, il suo corpo.

Ecco perché accoglie domandandosi che cosa significa. La paura come sentimento profondo nasce dallo stupore della “mirabilia” che raggiunge la sua vita. È stupore che si fa ascolto contemplativo. E’ quella parola che si fa carne ,porta in sè tutta la storia della salvezza, entra lo spirito come ombra che custodisce e salva come è stato per il popolo ebreo all'uscita dall’Egitto. La storia della salvezza lì ha il suo momento creativo, fecondo. Nasce la vita che produce futuro, vita piena di eternità perché è concepito lì il figlio di Dio nel grembo di Maria. Anche Elisabetta è coinvolta in questo dialogo della vita che nasce. Viene Maria che la visita ed è chiaro che sta avvenendo, nella contemplazione di Luca Evangelista, il miracolo dell'arca dell'alleanza che ha sempre accompagnato le vicende del popolo di Dio. Addirittura Davide all'arrivo dell'arca che rimarrà ad Obededom  per tre mesi, si mette a danzare  pieno di gioia. Luca usa lo stesso verbo per descrivere il sussulto del bimbo nel grembo di Elisabetta. Maria è la nuova arca dell'alleanza che porta nel grembo la nuova legge che è Gesù, cibo che salva. È una festa riconoscente, è dialogo tra due donne che si visitano, potremmo dire, condotte dallo spirito. Lì nasce quel sì che stupisce. Ecco perché lode e ringraziamento, esplosione di gioia con quel canto del magnificat che oggi ritorna e deve essere pronunciato con le nostre labbra e il cuore colmo di gioia. È una meditazione che ci orienta al mistero del Natale.
 
È per questo che va pregata questa parola. Vorrei presentarvi adesso alcune riflessioni a modo di introduzione al silenzio meditativo  personale. Mi piace ricordare, in questo tempo dove il concilio rischia di essere celebrato soltanto, una indicazione di un grande padre conciliare come Lercaro che diceva ricordando che la Bibbia è libro di preghiera: “questo libro di Dio, scritto alla maniera dei libri degli uomini,ma tanto da essi diverso, va letto o meglio, va meditato con l'umiltà della fede e col desiderio amoroso e l'occhio puro di chi cerca Dio.” Beati i mondi di cuore: essi vedranno. Dio. È così che San Tommaso D'aquino, l'angelico, potè richiesto dai modici di Fossanova, commentare loro sul suo letto di morte, il cantico dei cantici”.
“Dunque la bibbia meditata col cuore, per riscoprire il linguaggio della fede.” Quando viviamo l'avvento e il mistero dell'incarnazione, il linguaggio della fede è rappresentato dall'irruzione dell'angelo; egli ha un linguaggio terribilmente diverso e sconvolge Maria, Giuseppe, la storia, poi sconvolge pastori, il re, tutti i suoi scribi  e signori che stanno lì intorno pensando di sapere già tutto. Invece tutto si sconvolge. È importante il linguaggio della fede nel nostro cammino perché si avverte che sono gli altri che ti danno è ti insegnano questo linguaggio. L'angelo non sta dentro Maria o Giuseppe, sta nel sogno o nell'irruzione di persone, sta in Maria quando incontra Elisabetta: il linguaggio della fede non ci appartiene, normalmente sta negli altri.”( A. Possente).
Vi inviterei a meditare con la danza nel cuore, capace di rileggere anche cosa significa timore. Spesso interpretiamo male la parola timore perché il timore biblico, quello che raggiunge Maria, è riconoscimento. Avere timore e avere la sensibilità di riconoscere, sempre con il tema della festa, del sorriso, quello che ha raggiunto Sara. Il riso (in ebraico jitshaq)è  il nome stesso di Isacco,il figlio donato alla coppia Abramo-Sara che era sterile. Era una sterilità fisica simbolo della quasi morte del futuro, l'età avanzata  cancella la speranza. Eppure si verifica uno sconvolgimento folle in tali persone con quella irruzione divina,gravida di un'impossibile che si fa realtà. E allora Sara ride e invita a comprenderlo. E per questo bisogna farsi attrarre dallo spirituale.

Un'autrice in un bellissimo libro” nel cuore del corpo la parola” chiude un suo dialogo con questa frase” la nostra grande disgrazia oggi è che quella che indebitamente viene chiamata arte o poesia si volge al narcisismo: il mondo psichico, il caos, la follia sono mostrati in quanto tali, senza essere afferrati in un soffio sacro... Si presenta troppo spesso un disegno di rimozione dello spirituale”. Maria, la donna del sì ci invita e ci immette in questo racconto affascinante, della libertà restituita e liberata. Maria è la donna della nuova creazione. In lei si realizza e inizia la visita messianica di Dio in Gesù, il figlio concepito nel grembo di Maria. È un Dio a tal punto ospitale, che si fa ospitare, cerca casa diremmo noi. La visitazione, l'incontro tra due donne genera  nuova creazione con quel senso di riscoperta dei segni che rivelano. Pensiamo al racconto che Luca fa (7,36-50) dell’unzione da parte di una peccatrice la cui interpretazione in termini moraleggianti ha così pesantemente condizionato secoli di storia di fede delle donne. La vera questione lì alla base del racconto è quello dei gesti di ospitalità, cioè quanto è in discussione è chi abbia saputo riconoscere in Gesù la visita di Dio e accoglierlo: Simone il fariseo o la donna ? I padroni di casa o gli estranei?.  La sacramentalità della fede della donna oppone alla  logica religiosa, che si regge sul  meccanismo di avversione e di esclusione, la logica del bisogno di Dio che spinge a conversione.

Nei mondi religiosi tra essere padroni di casa e essere padroni di Dio il passo è breve. Forse anche soffermarsi su chi riconosce in quel bimbo il figlio da adorare che Luca indica nei pastori non è solo una retorica moralista. Ecco perché Maria è madre di grazia, ci avvolge con la sua maternità e ci custodisce in questo cammino di comunità, di chiesa. Ecco perché diciamo che è madre della Chiesa, proprio perché vi è un legame profondo spirituale, tra maternità di Maria e madre della graziache è Gesù.
La nostra fede in Gesù è avvolta da questa realtà dell'incarnazione e da questo si di Maria. E da quel “Maria serbava tutte queste cose nel suo cuore”, vi sta il mistero del silenzio, come spazio vitale, silenzio come umiltà, servizio, disponibilità, carità.  E’ Maria il modello da imitare. I pastori si recano senza indugio e in loro l'incontro con Gesù bambino lascia una traccia, un entusiasmo che il verbo greco usato all’aoristo lo descrive come transitorio. È un'esperienza  incontrata. In Maria invece vi è un coinvolgimento interiore. Luca lo indica due volte (2,19;, 51).

Significa che quel figlio per Maria è un mistero che la interroga sempre da capo, non tanto per dubitarne ma per interpretare il senso. E’ lei che racconta l'infanzia di Gesù che è protetta dal suo silenzio. È la madre che custodisce ogni gesto, ogni respiro. Tanto era prezioso quel piccolo Gesù, non solo per lei ma per tutti gli uomini. I due verbi del v. 19 (serbava-sjntereo e meditava-  sjmballo) evidenziano l'impegno di fede che vi profonde Maria in quel che avviene in una povera mangiatoia per animali. Maria e Giuseppe sono là con il bambino appena venuto alla luce e quel piccolo infante che non si distingue per nulla da un altro neonato è il Cristo di Dio. Il verbo sjmballo  è al participio femminile e letteralmente esprime un confronto anche aspro tra eventi anche contrastanti. Il verbo si ritrova usato in vicende di contrasto anche bellico. Dunque questo verbo  indica che anche Maria incontra, intravede un conflitto, di cui cerca di capire. Ed è l'attività meditativa di Maria che si fa indicazione per noi. Maria e lì attenta a ponderare tutto ciò che accade: ascolta, serba, considera, medita, soppesa ogni cosa; è profondamente raccolta. Maria è un cammino che ci indica come credere, e per questo che nonostante i suoi privilegi, il Signore ha voluto che restasse una donna del popolo in tutto simile alle altre creature. La sua vocazione era quella di ascoltare, di apprendere quotidianamente il mistero  del proprio figlio, di dare agli umili, i piccoli della comunità, un supremo esempio di fiducia e di abbandono in Dio.
Ecco perché si evidenzia  quello che possiamo chiamare il dinamismo della contemplazione. Ricordo quanto afferma S. Agostino nel commento al Vangelo di Giovanni “non uscire fuori, rientra in te stesso, nell'uomo interiore abita la verità; e quando rientrando in te stesso vedrai operare la natura mutabile, scendi ancora in te stesso... prima di essere estraneo a te stesso, a forza di vagabondare fuori. . Non conosci te stesso se non ricerchi colui che ti ha creato! Torna, torna al cuore”.
                                                                                        
don Virginio Colmegna

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